Charlie Hebdo: in fuga i due attentatori responsabili di 10 morti

Alle 11.30 di questa mattina due estremisti islamici hanno fatto irruzione nella redazione della rivista satirica parigina Charlie Hebdo trucidando a colpi di kalashnikov dieci giornalisti e due poliziotti accorsi sul posto. Il giornale, noto per la sua vena umoristica pungente verso tutte le fedi politiche e religiose conservatrici o estremiste, era già stato nel mirino dei jihadisti che nel 2011 avevano distrutto la redazione con una bomba incendiaria dopo una serie di vignette satiriche su Maometto.

Appena dopo l’attacco sembrava che gli attentatori fossero una cellula isolata — due schegge impazzite e indipendenti — ma secondo una testimone i due si sono dichiarati affiliati di Al-Qaeda. Altri testimoni riferiscono la loro calma glaciale prima e dopo la carneficina. È indubbio che l’attentato sia stato studiato: chi ha sparato sapeva che la redazione si sarebbe trovata oggi per la consueta riunione settimanale. Sembra che i terroristi abbiano chiesto informazioni all’entrata riguardo ai giornalisti che cercavano e quando il personale – ignaro – li ha condotti alla sala riunioni, hanno trovato i loro obiettivi tutti raccolti intorno a un tavolo. Ironia della sorte, sul numero di Charlie Hebdo uscito oggi si prendeva in giro l’ultimo romanzo di Houllebecq — che immagina un califfato in Francia — e compariva questa agghiacciante vignetta del direttore Charbonnier, caduto oggi sotto i colpi dei jihadisti.

Ancora niente attentati in Francia. «Aspettate! Abbiamo fino alla fine di gennaio per farvi gli auguri».
Ancora niente attentati in Francia. «Aspettate! Abbiamo fino alla fine di gennaio per farvi gli auguri».

Dopo la carneficina, gli attentatori si sono aperti la strada coi fucili, uccidendo due poliziotti e investendo un pedone. Si sono poi diretti verso Nord. Gli attentatori sono tuttora in fuga: le autorità hanno alzato al massimo il livello di allerta terroristica e hanno sgomberato le scuole, che in Francia restano aperte anche il pomeriggio. Sul posto si sono radunati subito i soccorsi e le autorità, inclusi il Sindaco di Parigi Anne Hidalgo e il Presidente Francois Hollande, che ha dichiarato: «Siamo minacciati perché siamo un Paese libero. Nessun atto barbaro potrà fermare la libertà di stampa. Siamo un Paese unito che saprà reagire facendo blocco».

La Francia è uno dei Paesi considerati più a rischio di attentati jihadisti, soprattutto per la sua politica estera muscolare e interventista, dimostrata ad esempio in Mali o in Libia. Le forze di estrema destra potrebbero prendere ancora più forza strumentalizzando questa tragedia: Marine Le Pen si è già dichiarata ”inorridita dall’odioso attentato commesso in centro a Parigi. Domani parleremo di politica, oggi c’è spazio solo per la consapevolezza di questo rischio di dimensioni spaventose che ci tocca direttamente”. La strada che sembra voler seguire il governo, quella di non andare allo ”scontro di religioni” ma di trattare i due attentatori come criminali feroci ma comuni, è sicuramente quella migliore per non alzare ancora di più la tensione in un Paese in cui la minoranza islamica è cospicua e spesso relegata nei settori meno abbienti della società. Il presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, Dalil Boubakeur, è accorso sul posto: «A nome dei musulmani di Francia, nella loro quasi totalità, sono qui per condannare questo crimine indicibile».

Mentre si aspetta la cattura dei due criminali non resta che piangere le vittime dell’ennesima violenza scatenata da un fanatismo religioso e totalitario: ecco le immagini dei quattro vignettisti, le vittime cercate dagli autori dell’attentato, che più di ogni altri a loro dire avevano offeso qualunque cosa fosse da non offendere.

Da sinistra: Charb, Cabu, Tignous e Wolinski.
Da sinistra: Charb, Cabu, Tignous e Wolinski.

Stefano Colombo
@granzebrew

Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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