Del: 22 Gennaio 2015 Di: Guido G. Beduschi Commenti: 0

Il 26 agosto 1789, l’Assemblea Nazionale — nome assunto il 17 giugno dello stesso anno dai delegati agli Stati generali rappresentanti il Terzo Stato — approvò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino in 17 punti:

“I rappresentanti del popolo francese costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo […] Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino.”

Al punto 11 si legge:
“La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.”

La satira era stata uno dei generi letterari privilegiati dagli illuministi francesi nell’Antico Regime.

Voltaire, principe degli illuministi, fu un prolifero autore di libelli polemici ed era famoso in tutta Europa per il suo umorismo sottile e tagliente con il quale conduceva la sua battaglia culturale, mettendo alla berlina e ridicolizzando l’avversario. Non sorprende quindi che, accanto a una produzione scritta, esistesse, prima della Rivoluzione, anche un produzione satirica iconografica, con vere e proprie vignette che si distinguevano per un umorismo certo meno sottile e raffinato di quello dei pamphlet degli illuministi.

Alle vigilia della Rivoluzione circolavano, sfuggendo alla censura, vignette contro i ministri del re, gli esattori delle tasse e la terribile austriaca, la regina Maria Antonietta. Questa, che a differenza del marito non aveva mai goduto di grande popolarità presso i propri sudditi, viene ritratta mentre scambia effusioni e parole d’amore con la sua favorita, la duchessa de Polignac.

1. marie antoinette

Solo con il 1789, la produzione di caricature e vignette conobbe una crescita notevole, parallelamente all’esplodere della discussione politica, che trascinerà la monarchia francese in un vortice da cui non riuscirà più ad uscire. Dopo la presa della Bastiglia (14 luglio) venne proclamata la Dichiarazione dei diritti, con la quale anche la produzione caricaturale pare ricevere una sorta di autorizzazione implicita: ogni cittadino di Francia è libero di manifestare il proprio pensiero in qualsiasi forma, quindi anche attraverso vignette satiriche. Queste verranno stampate sempre più numerose, fino ad arrivare agli anni 1790/1792, quando la produzione raggiunse l’apice.

Ma quali erano i filoni di questa satira? Quali i soggetti favoriti?

Per semplicità ho deciso di raggruppare alcune di queste immagini per soggetto raffigurato (o meglio, “preso di mira”), quindi in ordine compariranno: la nobiltà e il clero, la famiglia reale, i giacobini, le armate contro-rivoluzionarie, le altre monarchie d’Europa.

La nobiltà e il clero (che rappresentavo nel Regno di Francia meno del 3 % della popolazione totale), furono da subito uno dei bersagli privilegiati. Fin dal 1789, numerose furono le vignette che rappresentavano allegoricamente il risveglio o la rivincita del Terzo stato: il “Cacciatore patriota”, abbattendo a fucilate un nobile e un prete, afferma “Non oltre signori, avete rubato/volato (volé) abbastanza” (Fig. 2). In altre si vedono un prete e un nobile in carne, accompagnati a una pressa , oppure costretti a subire un clistere: affinché finalmente restituissero tutto quanto avevano divorato (Figg.3 e 4). Gli stemmi nobiliari sono diventati l’insegna degli stolti, vengono prodotti da diavoli usando i propri escrementi (Fig. 5). Una vecchia e cadente aristocrazia, ma ancora agghindata e carnevalesca, non può che “stramaledire la Rivoluzione” (Fig. 6).

satira 1

Il 13 febbraio 1790, l’Assemblea Nazionale sopprimeva tutti gli ordini religiosi — esclusi quelli con funzioni ospedaliere o scolastiche. Preti e monache, finalmente liberi, potevano abbandonare l’abito e indossare vestiti borghesi o della Guardia Nazionale: “Stamattina mi rado, domani mi sposo” (Fig. 7). Nel luglio 1790 veniva approvata la Costituzione civile del clero: ai preti veniva imposto un giuramento di fedeltà alla Rivoluzione. Il refrattario – ossia il prete che rifiuta di giurare – innamorato allunga la mano su una bella fanciulla ed esclama: “Questo è l’altare su cui presto giuramento!” (Fig. 8). Nella primavera del 1791, arrivò la decisa condanna di Pio VI alle riforme ecclesiastiche francesi: il Papa viene ritratto legato sopra un rogo come un eretico, mentre rigurgita scomuniche (Fig. 9).

4. nob cler 4

La famiglia reale, come abbiamo visto, era già stata bersaglio delle caricature, ma con l’avanzare della Rivoluzione i soggetti si moltiplicano e neppure il re viene risparmiato: Luigi XVI viene ritratto come un “maledetto” e “grasso” maiale (Fig. 10). Nell’ottobre 1789, la folla di Parigi si recò a Versailles e riportò il re nella capitale: “La famiglia dei maiali viene ricondotta nel porcile” (Fig. 11). Nel frattempo la regina, rimasta uno dei soggetti favoriti, viene spesso ritratta sorpresa in flagrante con il marchese de La Fayette: “La mia costituzione” è il titolo dell’incisione, dove, tra le pieghe delle vesti della regina si legge “Res publica”, cosa pubblica o donna pubblica? (Fig. 12).

5. famiglia reale1

La Costituzione del 1791 limitò grandemente i poteri del monarca, a cui rimase sostanzialmente il diritto di veto sul legislativo; costretto a risiedere nella gabbia dorata del palazzo della Tuileries, viene a trovarlo un allibito Leopoldo d’Asburgo (Imperatore del Sacro Romano Impero, nonché cognato de re): “Che fai lì cognato?”, risponde Luigi – “Io sanziono” (Fig. 13). La notte tra il 20 e il 21 giugno 1791, la famiglia reale abbandonò Parigi per fuggire attraverso il confine orientale — a Varennes la comitiva viene però riconosciuta: la vignetta (Copia di un originale inglese) ritrae “il goloso” che si attarda a tavola facendosi così prendere (Fig. 14). Iniziava adesso il vero “Calvario” del sovrano, che deposto nell’agosto del 1792, verrà ghigliottinato nel gennaio del ’93: a un re messo in croce su un fascio repubblicano, viene portata una spugna imbevuta di aceto da un Robespierre a cavallo della Costituzione (Fig.15).

6. faiglia reale2

Non solo le “vittime”, ma anche i “carnefici” della Rivoluzione, erano oggetto di caricature; tra questi, i “taglia-teste” per eccellenza sono i giacobini. Già prima del Terrore, il “Calcolatore patriota” conta le teste cadute: “Di 20, hanno pagato 5, ne rimangono 15” (Fig. 16). Il presidente del Club Giacobino era Maximilien Robespierre, che come un cuoco con una schiumarola epura la fazione dagli elementi sospetti… (Fig. 17). Durante l’anno 1793, Robespierre è protagonista assoluto delle vicende politiche rivoluzionarie; in luglio ha inizio il regime del Terrore, che fece in tutta Francia circa 50.000 morti. Dopo il Colpo di stato del termidoro (27 luglio 1794), l’arresto e la decapitazione dei leader giacobini, sono numerosissime le vignette stampate contro questa mattanza e i suoi artefici: “Robespierre ghigliottina il boia” e “Il boia ghigliottina se stesso” ne sono un chiaro esempio (Figg. 18 e 19). Con la caduta del regime, inizia anche la caccia ai giacobini: “Il tempo rinserra i legami tra fratelli e amici… con un nodo scorsoio”! (Fig. 20).

satira2

Mentre a Parigi infuriava la rivoluzione, alcuni generali realisti erano riusciti a riorganizzare degli eserciti, e a marciare insieme alle armate contro-rivoluzionarie delle potenze straniere. L’esercito del “ex-principe” de Condé non è però altro che una schiera di soldatini! (Fig. 21). Il generale realista visconte de Mirabeau (fratello del rivoluzionario), chiamato “la botte” sia per la corporatura massiccia che a causa dell’amore per il buon vino, viene ritratto ubriaco dentro un’armatura ricavata proprio da una botte! (Fig. 22). E la sua “amante” non poteva che essere “la vivandiera dell’esercito” (Fig. 23).

9. contro riv

I vignettisti, poi, si scagliano anche contro le potenze straniere che hanno dichiarato guerra alla Francia rivoluzionaria: l’Assemblea Nazionale “bombarda tutti i troni d’Europa” perché “la caduta dei tiranni” porta alla “felicità dell’universo” (Fig. 24).

10. potenze

Quando poi, negli anni tra 1796 e il 1797, i principi della Rivoluzione dilagarono oltre i confini della Francia, iniziarono a spuntare come funghi nuove Repubbliche: tre sovrani preoccupati osservano lo spettacolo – “Dio mio come crescono paurosamente” dice il re di Prussia, “Saranno buoni da mangiare” commenta lo zar, “Non toccateli compari”, esclama l’Imperatore d’Austria, “Sono velenosi!” (Fig. 25).

Guido Giulio Beduschi
@gg_beduschi

Guido G. Beduschi
Studente di Storia, da grande voglio incastellarmi. Ho una bicicletta.

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