Prefettura e rettorato
okkupano la Statale

La sede centrale dell’Università di via Festa del Perdono oggi è rimasta chiusa e lo rimarrà per tre giorni. Le autorità hanno dichiarato di voler prevenire disordini e una possibile occupazione dell’Ateneo da parte dei colletivi No Expo, che domani si sarebbero dovuti riunire in sede per un’assemblea generale non autorizzata. Inoltre, gli attivisti avevano in programma degli eventi culturali per il pomeriggio e una festa musicale per la serata di oggi.

squareForti disagi per gli studenti aggravati dal fatto che è in corso una sessione d’esame – per domenica era anche programmata un’apertura straordinaria della biblioteca centrale che non avrà luogo. La decisione è stata comunicata volutamente a bruciapelo dalle autorità e nessuna email è stata inviata sulla posta elettronica personale di ogni iscritto, che dovrebbe essere il canale dell’amministrazione per informare la comunità universitaria di notizie come queste in modo tempestivo. Gli studenti hanno appreso la notizia dai laconici fogli appesi sulle porte sprangate che li reindirizzavano nelle altre sedi per esami e quant’altro.

Sul piano politico e giudiziario, la chiusura dell’Ateneo è un provvedimento estremamente grave. Dal rettorato non è arrivata nessuna comunicazione formale riguardo il provvedimento, preso dal Prefetto con il consenso del Rettore Vago. Una misura così drastica come la serrata dell’Università meriterebbe almeno di essere supportata da qualche chiarimento in prima persona, se non all’opinione pubblica e ai manifestanti, quantomeno agli studenti. Molti hanno fatto notare un’ipocrisia di fondo delle alte sfere universitarie, pronte a sostenere la libertà di informazione decorando l’home page del sito universitario col noto hashtag #JeSuisCharlie e impedendo poi lo svolgimento di un’assemblea in una struttura pubblica.  A schierarsi contro la decisione anche alcuni docenti come il Professor Giannuli e varie sigle studentesche – Link, UdS – e ovviamente i collettivi coinvolti direttamente nell’organizzazione degli eventi, come il The Take.

 

Chiudere luoghi di studio e di cultura per impedire lo svolgimento di manifestazioni, anche di dissenso, è un gesto controproducente e che non giova all’immagine della città di Milano, a pochi mesi dall’inizio della manifestazione internazionale (di cui per altro già conosciamo le ben note e delegittimanti vicende giudiziarie). Aggiungo che questo è tanto più negativo perchè avviene negli stessi giorni in cui Expo e Regione Lombardia confermano il patrocinio al convegno omofobo previsto per sabato 17 gennaio, in cui verrà dato spazio a posizioni bollate dal logo ufficiale dell’Expo. Come dire: la libertà d’espressione non vale sempre e per tutti. (A. Giannuli)

Preso atto che la decisione di chiudere un’Università pubblica è poco difendibile a livello politico, è almeno giustificata da un reale pericolo di disordini gravi dentro l’Ateneo?

Alla due giorni organizzata dai collettivi – secondo i social network – era prevista una partecipazione di circa un migliaio di persone. Mancava dell’autorizzazione delle autorità, è vero, ma molto probabilmente non sarebbero stati altro che due giorni di dibattito e organizzazione tra le varie anime del movimento No Expo, corroborati da musica e spettacoli teatrali. Considerate le conseguenze della festa all’interno dell’Ateneo di due anni fa a cui seguì lo sgombero di Ex Cuem è discutibile che un programma come quello di stasera potesse giovare alla causa No Expo, ma dire che si temeva un’occupazione della sede è superficiale e falso: che vantaggi potrebbe ottenere il movimento a tentare una mossa così eclatante come occupare la Statale a ben quattro mesi dall’evento che è nato per contestare?

Nell’ottica delle autorità questo è solo il primo passo di una partita a scacchi e in punta di manganello destinata a crescere di intensità fino all’inizio dell’Expo. Chiudendo la porta di via Festa del Perdono in faccia agli attivisti, si è voluto metterli in guardia in modo molto esplicito: nessuno potrà usare la Statale come base operativa durante l’esposizione universale. La repressione delle occupazioni in città in vista dell’estate è del resto la linea portata avanti non tanto dall’amministrazione comunale quanto dal Governo, come abbiamo avuto modo anche noi di raccontare. Gli organizzatori hanno fatto sapere che gli eventi e l’assemblea generale si terranno in ogni caso, in Via Mascagni, e non sembrano avere alcuna intenzione di arrendersi.

Oggi è il giorno in cui Expo inizia davvero.

Stefano Colombo
@Granzebrew
Foto Aura M. Parra Angel
@ AuraMParra
Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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