Napoleone fugge dall’Elba

Jacopo Iside
@JacopoIside

Non poteva finire com’era finita, con i sassi e le arance che sbattevano sulla carrozza e ancora risuonavano nella sua testa. Gli ronzava nella mente una citazione da Le Vite Parallele della vita di Alessandro: “Non sapete che il massimo della nostra vittoria sta nel non fare quello che fanno i vinti?”.Era impossibile per lui, il generalissimo, ignorare le parole del suo insigne collega.

Il 26 febbraio del 1815 Napoleone Bonaparte scende fino a Porta a Mare, sull’isola d’Elba, per salire sull’Inconstant, il suo brigantino riallestito e ridipinto come un brick inglese, fermo in rada a Punta del Gallo.

Quale comune mortale non si sarebbe accontentato di governare una piccola e meravigliosa isola del Mar Tirreno?

Difficile trovarne, eppure lui, dominatore della sua epoca e terrore di tutti i principi europei, non avrebbe mai accettato una fine così tranquilla dopo le umiliazioni di Lipsia e del trattato di Fontainebleau, che lo aveva costretto all’umiliazione di scegliere quale principato preferisse, per trascorrere il resto della sua vita, tra l’isola d’Elba e quella di Corfù.

Napoleone_Collage

La scelta ricadde sulla più grande delle isole dell’Arcipelago Toscano, ma nonostante fosse adorato dai suoi nuovi sudditi, anche per i grandi lavori pubblici che finanziò, si dice che Napoleone desiderasse abbandonare l’Elba perché gli inglesi non pagavano la pensione annuale promessa, due milioni di franchi, e anche perché, inebriato da quel clima storico culturale che di lì a poco avrebbe preso il nome di Romanticismo, sentisse il bisogno del Gran Finale.

Le notizie che giungevano dal continente erano confortanti: Luigi XVIII Borbone, il monarca messo al suo posto dal Congresso di Vienna, era inviso alla popolazione perché stava svuotando di ogni potere le costituzioni rivoluzionarie, gli stessi monarchi riuniti nella capitale asburgica non riuscivano a trovare un’intesa definitiva sul riassetto da dare all’Europa dopo le sconvolgenti campagne di guerra e così tutto venne approntato per la partenza.

Non appena si seppe che il maggiore Campbell, legato inglese deputato al controllo dello scomodo ospite, era partito per Livorno, prese il via il piano organizzato da Bonaparte con l’aiuto prezioso di alcuni isolani, come il sig. Foresi, e alle 22.15 l’Incostant salpa le ancore seguito dalla Bombarda, dalla Carolina e dalla Stella e da altre quattro feluche di proprietà del Foresi, diretti verso Cape d’Antibes sul golfo di Cannes — e ancora più in là verso la fine, certamente spettacolare, che lo stesso imperatore desiderava.

Jacopo Iside
Appassionato di Storia e di storie. Studente mai troppo diligente, ho inseguito di più i sogni

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