QT8: libera vendita di libero mercato

Sebastian Bendinelli
@se_ba_stian
Foto: Gaia De Luca

Martedì 24 febbraio è scaduto il termine del secondo bando, pubblicato il 16 dicembre scorso, per la riassegnazione degli spazi dell’ex mercato comunale di QT8. È stata presentata una sola offerta: ora bisognerà attendere che il Comune esamini dettagliatamente i contenuti dal punto di vista tecnico ed economico, prima che possano eventualmente iniziare i lavori.

Collocato alla periferia nord-ovest milanese tra le fermate di Lotto e Lampugnano sulla linea della M1, il quartiere QT8 rappresenta uno dei pochi agglomerati urbanistici di Milano concepiti seguendo un piano coerente e non secondo logiche speculative.

Progettato nel 1947 dall’architetto Piero Bottoni in occasione dell’ottava Triennale di Milano (da cui il nome: Quartiere Triennale 8), è caratterizzato da tipiche villette a schiera, strade chiuse per limitare il traffico e una grande abbondanza di spazi verdi, primo fra tutti il Parco Montestella, o “Montagnetta” di San Siro, realizzato in gran parte con le macerie della Seconda Guerra Mondiale.

Il mercato comunale, collocato in via Isernia, tra la piazza principale e il limitare della Montagnetta, è abbandonato da più di tre anni.

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Per ricostruire la sua triste parabola bisogna risalire al 2010, quando l’allora assessore alle Attività Produttive Giovanni Terzi, della giunta Moratti, presenta un piano di “project financing”: vendere a soggetti privati sei mercati coperti, tra cui quello di QT8, e utilizzare il denaro ricavato per rimetterne in sesto altri quattordici. La faccenda si trascina fino ai primi mesi del 2011, ma alla fine, complice l’opposizione interna della Lega Nord — determinata a impedire la trasformazione dei tradizionali mercatini “in supermercati” — non se ne fa nulla.

A metà 2011 la nuova giunta, nella persona dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso, abbandona il progetto precedente, decidendo di tentare la via del rilancio e della riqualificazione dei mercati comunali — attivi a Milano da più di cinquant’anni — senza passare dalla vendita ai privati. Per la struttura di QT8, in particolare, si prevede la nascita di un mercato specializzato in prodotti agroalimentari a chilometro zero, con una pescheria, degustazioni, aree relax e spazi per iniziative culturali. L’obiettivo è quello di ridare centralità al vecchio mercato, trasformandolo in un punto di riferimento, non solo commerciale, per gli abitanti del quartiere.

Critiche e resistenze da parte di cittadini e commercianti non mancano — a QT8 così come in altre zone interessate da progetti analoghi — ma si procede comunque all’emissione di un bando di gara che, nel febbraio 2012, viene vinto dalla società Magico Srl.

I lavori fanno a malapena in tempo a cominciare: un anno più tardi la ditta si tira indietro, adducendo a motivazione i costi eccessivi dovuti alle condizioni dell’edificio, più fatiscente del previsto. L’interruzione del rapporto con il Comune viene formalizzata definitivamente a marzo 2014. Nel frattempo il mercato è rimasto vuoto, ed è così che si arriva allo stato di abbandono attuale.

Collage QT8

La veranda su uno dei lati, com’è comprensibile, si è trasformata in rifugio improvvisato per alcuni senzatetto. Passando, scambiamo qualche parola con uno di loro, che ci dice di dormire lì da sei mesi, nonostante la polizia locale cerchi periodicamente di mandarli via.

Per il resto, l’edificio si presenta vuoto e desolato e contrasta malinconicamente con la vivacità dei bambini che schiamazzano nel parcogiochi retrostante. Sembra comunque esagerato lo scenario descritto dal Corriere della Sera, che parla di due piani interamente occupati e — riferendo segnalazioni dei cittadini — addirittura lotte clandestine tra cani.

Collage QT8 2

Il consigliere di zona 8 Adriano Ripari, eletto con i Radicali, in qualità di presidente della Commissione Commercio si è occupato della faccenda sin dall’inizio e ci tiene a precisare: “Al tempo del primo bando, non molti sanno che il mercato contava solo tre banchi, ed era una landa desolata. Ora qualcuno lo vorrebbe riaprire tal quale, mi domando con quali risultati”. La ragione è da cercare ovviamente nella concorrenza della grande distribuzione, tra supermercati e ipermercati, che in tutta Milano spiega facilmente il progressivo disuso dei vecchi mercati rionali. “Come mercato non è appetibile per nessuno. Un intervento dovrebbe prevedere l’interessamento di qualcuno con un progetto più ampio e, anche se molti fanno finta di non ricordarlo, redditizio”.

Ma l’inutilità di aprire un nuovo supermercato sembra ben chiara anche agli abitanti del quartiere. Chiacchierando con i due ragazzi che gestiscono il chiosco-bar all’imboccatura della via emergono chiaramente le esigenze che nel quartiere sono sentite con più urgenza. Si tratta perlopiù di servizi pubblici (e quindi difficilmente redditizi): un asilo, una stazione di polizia, una banca o un centro di assistenza e di aiuto per gli stessi senzatetto (che “sono dei bravi ragazzi e da qualche parte dovranno pur andare”). Oppure “tanto vale tirarlo giù e prolungare il parco”.

Il bando appena scaduto (pubblicato a dicembre scorso) era meno impegnativo del precedente dal punto di vista economico e presentava meno vincoli progettuali. Abbandonata l’idea del chilometro zero, si parlava genericamente di “attività di vendita, di somministrazione, di servizio e aggregative”, per una concessione della durata di 25 anni.

Date le condizioni poco appetibili dell’edificio, che necessita di un’estesa ristrutturazione, è già positivo che almeno un’offerta sia stata presentata, anche se è ancora presto per conoscere i dettagli del progetto.

Nel frattempo, a ottobre 2014, il Comune ha deciso di affidare a Sogemi Spa, la società che gestisce già i mercati agroalimentari all’ingrosso di Milano (ortofrutticolo, ittico, avicunicolo, floricolo), anche la gestione di tutti i 25 mercati comunali della città. L’obiettivo, specifica la nota del Comune, è “attuare politiche per la valorizzazione di 25 mercati comunali coperti sia da un punto di vista gestionale che organizzativo, favorendo l’utilizzo di tali strutture anche come luoghi di coesione e presidio sociale del territorio”.

Sebastian Bendinelli
In missione per fermare la Rivoluzione industriale.

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