Il mondo è nelle zampe (fritte) degli insetti

Maria C. Mancuso
@MariaC_Mancuso

Secondo le stime dell’ONU entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9,6 miliardi e gli 11 entro il 2100. E se già oggi un miliardo di persone in tutto il mondo soffre la fame, di fronte a questi numeri la questione alimentare sembra imporsi con tutta la sua forza.
Attualmente, secondo le stime del WWF, il 60% della produzione agricola è destinato all’alimentazione umana, il 5% ai biocarburanti e il 35% a produrre mangimi per l’allevamento animale — un terzo dell’intera produzione alimentare globale serve a sfamare tre miliardi di capi di bestiame.

Dal 1967 la produzione mondiale di pollame è cresciuta di circa il 700%, quella delle uova del 350%, quella della carne di maiale del 290%, della carne di pecora e di capra del 200%, quella della carne di bovini e bufali del 180%, quella del latte del 180%.
La Fao ha stimato che entro il 2050 il consumo di carne aumenterà del 73% circa e quello dei prodotti caseari del 58%.

Con questi dati alla mano non sembra poi tanto irragionevole che l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura proponga di inserire nella nostra dieta anche gli insetti, attualmente alla base di quella di 2 miliardi di persone.

Le specie di insetti consumate nel mondo sono circa 1900, di cui il 31% scarabei, il 18% bruchi, il 14% api, vespe e formiche, il 13% cavallette, locuste e grilli; ma non mancano le termiti, le libellule e le mosche che contano il 3% ciascuno.

È recente la notizia della realizzazione di una barretta energetica a base di larve di un giovane ricercatore altoatesino, Stefan Klettenhammer, che si è aggiudicato un premio dall’Accademia Svizzera delle Scienze Tecniche. Il sapore a suo dire è simile a quello delle barrette tradizionali e “contiene il 23% di proteine, di cui la metà proviene da vermi della farina”.

Secondo le statistiche FaoSTAT 2011 gli americani consumano oltre 120 kg a testa di carne ogni anno, gli italiani quasi 90 kg. Nel nostro Paese il consumo è cresciuto di oltre il 190% dal 1961 al 2007, ciò significa che circa la metà delle proteine che assumiamo sono di origine animale: se l’Inran raccomanda dai 400 ai 500 grammi di carne rossa a settimana, in Italia quelli consumati in media sono circa 700.

I danni che questo consumo sproporzionato provocano alla salute dell’uomo sono noti: cancro e malattie cardio-vascolari in testa. Ma anche l’ambiente ne è danneggiato: allevare bestiame comporta lo sfruttamento di ampie distese di suolo – come già detto – e grosse quantità di acqua ed energia.
Allevare insetti è invece più sostenibile: a fronte di un aumento di peso di 1 kg gli insetti consumano 2 kg di cibo, mentre un bovino ben 8.

FESTIVAL GASTRONÓMICO EN CHINA

L’allevamento contribuisce inoltre per il 18% a tutte le emissioni di gas serra globali. Quelle dei suini, ad esempio, sono per ogni chilogrammo di peso dieci o cento volte maggiori di quelle dei vermi della farina.
Gli insetti non hanno poi bisogno di mangimi, consumano scarti e rifiuti organici e hanno bisogno di meno quantità di acqua e di suolo.

Quanto alla salute sembra che gli insetti contengano proteine di alta qualità e sostanze nutritive comparabili a quelli presenti nella carne e nel pesce. Sono ricchi di acidi grassi, fibre, rame, ferro, fosforo, selenio, zinco. Possono generare reazioni allergiche, come qualsiasi altro alimento, ma non sono documentati casi di trasmissione di malattie da parte di insetti all’uomo — non possiamo dire lo stesso invece dei bovini o del pollame. Gli insetti possono essere utilizzati anche come mangimi animali, quelli con il più alto potenziale sono la mosca soldato nera (Hermetia illucens), la mosca domestica e il baco della farina (Tenebrio molitor).

La Fao ha messo in risalto il fatto che l’allevamento e la raccolta degli insetti potrebbero apportare grossi vantaggi all’economia dei Paesi più poveri, agevolati dal basso costo della strumentazione necessaria a queste attività e al modesto capitale di investimento iniziale richiesto.
Ovviamente questo non nega il fatto che l’entomofagia possa dare nuovi impulsi anche all’imprenditoria dei paesi più ricchi — a Londra è stato da poco inaugurato Ento, un ristorante che serve piatti a base di insetti.

E se pensiamo che nel cibo che mangiamo quotidianamente, soprattutto in farine e derivati, cacao, caffè e marmellate sono presenti frammenti di ali, antenne e zampe di insetti, allora perché non provare?

Maria C. Mancuso
Scrive di agricoltura, ambiente e cibo. Mal sopporta chi usa gli anglicismi per darsi un tono.

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