Nucleare Iraniano:
la lunga strada verso la firma
del 30 giugno

Stefano Colombo
@Granzebrew

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Dopo un breve periodo di rapporti internazionali sereni, l’Iran torna al centro della bufera. Il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato giovedì che non firmerà il trattato sul nucleare a meno che le sanzioni non vengano annullate al momento della firma stessa. La Guida Suprema del Paese, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha ribadito il concetto via Twitter, dichiarando che ”se la rimozione delle sanzioni dipende da un altro accordo allora perché abbiamo cominciato a parlare?”


I negoziati sul nucleare iraniano erano giunti a un punto di svolta all’inizio del mese e la ratifica ufficiale era stata programmata per il 30 Giugno. In questo lasso di tempo il dialogo può venire minato da più punti. Le parti in causa possono provare a rilanciare per strappare un accordo più favorevole, come sembra tentato di fare l’Iran; e soprattutto, alcuni Paesi come Israele e Arabia Saudita non vogliono un riavvicinamento tra Washington e Teheran.

È proprio con l’Arabia Saudita che la tensione – già alta – sta salendo alle stelle. Il regno dei Sa’ud sta infatti colpendo duramente i ribelli sciiti Houthi nello Yemen, sciiti e benvoluti da Teheran, per non trovarsi un alleato iraniano fuori . All’inizio della ribellione, il governo di Teheran non sembrava intenzionato ad appoggiare, almeno apertamente, gli Houthi. Ma giovedì la Repubblica Islamica ha inviato delle navi da guerra al largo delle coste yemenite e Khamenei ha definito i bombardamenti ”Un genocidio”, con un tweet che è riuscito a alzare la temperatura con Israele e Arabia in un colpo solo.

Gli Emirati Arabi Uniti intanto pensano a inviare anche truppe di terra per contrastare l’avanzata dei filoiraniani. Fatto forse ancora più importante, il Ministro degli Esteri americano John Kerry ha dichiarato che gli Stati Uniti non rimarranno in silenzio davanti all’appoggio iraniano agli Houthi. Gli USA sono alleati dell’Arabia Saudita ma anche in questo caso, come già in Siria, Teheran e Washington potrebbero trovarsi un a dover combattere lo stesso nemico: Al-Qaeda, che ha offerto venti chili d’oro per la testa del capo dei ribelli Houthi e che potrebbe farsi largo tra i litiganti se la situazione in Yemen precipitasse. Queste tensioni e continui rimescolamenti di carte potranno avere effetti negativi sui negoziati tra Stati Uniti e Iran? Fino a che punto sarà possibile per i due Paesi tirare la corda?

Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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