Documentari per un giorno

Francesca Motta
@effemotta

Il 26 maggio, in contemporanea mondiale, è stato proiettato in oltre mille sale cinematografiche il documentario Gli impressionisti e l’uomo che li ha creati, diretto da Phil Grabsky e distribuito in Italia da Nexo Digital.
Si tratta di un vero e proprio tour cinematografico della mostra “Inventing Impressionism”, una monumentale esposizione incentrata sui quadri impressionisti scelti ed acquistati da Paul Durand-Ruel, il gallerista parigino che seppe riconoscere – prima di tutti gli altri – il valore del neonato movimento pittorico e che si batté affinché artisti quali Monet, Manet, Degas e Pizarro riuscissero a ricevere i giusti onori e la fama meritata.
La mostra, inaugurata lo scorso 9 ottobre al Musée du Luxembourg di Parigi e spostata alla National Gallery di Londra in marzo, approderà questo giugno al Museum of Art di Philadeplphia. Il documentario di Phil Grabsky, oltre a mostrare le fasi dell’allestimento della mostra nel museo londinese e i progetti per lo spostamento oltreoceano, fornisce – attraverso le voci di storici dell’arte, critici e curatori – una panoramica sulla vita e sull’attività di Paul Durand-Ruel, il tutto corredato da riprese in alta qualità delle opere esposte.

Quello del documentario-mostra é un format che sta prendendo piede da un paio d’anni: si tratta di pellicole di lunga durata (dai 90 ai 120 minuti), particolarmente accurate nella resa estetica, proiettate nelle sale cinematografiche per una sera soltanto e finalizzate a offrire allo spettatore una visita guidata virtuale di determinati spazi espositivi.
Tra i meglio riusciti é doveroso annoverare un altro documentario diretto da Phil Grabsky, Leonardo Live, tour cinematografico della mostra su Leonardo Da Vinci tenutasi alla National Gallery di Londra nel 2012 e consacrata come “evento artistico dell’anno”. La mostra londinese, osannata dai critici, fu un vero successo, e la National Gallery fu ben presto presa d’assalto, tanto che gli organizzatori dovettero ridurre drasticamente il numero massimo di ingressi giornalieri per evitare il sovrappopolamento delle sale. In un contesto simile, il documentario permise a tutti di sbirciare all’interno delle sale dell’esposizione, diventata in così poco tempo un “evento per pochi fortunati”.

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Incentrato sull’intero spazio espositivo del museo di Trafalgar Square é, invece, National Gallery, film documentario del 2014 diretto da Frederick Wiseman. Acclamato al festival di Cannes, fu però accolto meno positivamente dal pubblico in sala, probabilmente a causa della durata complessiva di 180 minuti e del ritmo poco incalzante della narrazione (dovuta a una scelta personale di Wiseman, noto per il gusto della lentezza e della contemplazione).

Dedicato alla visita di un intero museo é anche Musei Vaticani in 3D, docu-film più spettacolare e interattivo prodotto da Sky. Con un incasso di 1,5 milioni di euro, la pellicola si é aggiudicata il premio per il documentario a contenuto artistico più visto nella storia del cinema, merito anche della tecnologia 3D — che ha attirato in sala un maggior numero di spettatori — e della fitta campagna pubblicitaria voluta da Sky.

Queste visite guidate virtuali incarnano uno dei tanti tentativi di avvicinare (o ri-avvicinare, che dir si voglia) l’arte al grande pubblico. Lo scopo è indubbiamente nobile, ma di rado raggiunto: le sale sono spesso mezze vuote, e il pubblico è il più delle volte spiccatamente settoriale, composto da quelle stesse persone che alle mostre ci vanno spesso e volentieri, e che sanno bene, dunque, che né i registi migliori né le tecniche di ripresa più sofisticate, riusciranno mai a rendere l’emozione che solo un’opera d’arte in carne ed ossa riesce a regalare.

Francesca Motta
Studio Lettere, scrivo (meglio se di inutilità), non ho idea di cosa sia il dono della sintesi, a volte fotografo, spesso inciampo, ascolto molto volentieri.

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