L’inaspettato atto rivoluzionario di rappresentare le squadre femminili in un videogioco di calcio

Jacopo Iside
@JacopoIside

In questi giorni pronunciare l’abbreviazione FIFA fa pensare alla vergognosa corruzione che circola all’interno del massimo organismo di controllo del calcio mondiale, ma i disordini non sono limitati alla Federazione.

Ha fatto molto parlare di sé il quasi contemporaneoannuncio dell’inserimento di alcune squadre nazionali femminili nella prossima edizione del videogioco di calcio più venduto al mondo, FIFA 16.

È una novità importante, perché quando si parla di calcio, si sta parlando di un movimento che coinvolge il 4% della popolazione mondiale, cioè 270 milioni di persone nel mondo, di cui 25 milioni donne.

Il trailer è pensato proprio su questo principio: alcune tra le più grandi giocatrici del mondo vengono colte nel momento della preparazione per scendere in campo, e si sente una decisa voce fuoricampo che afferma “We’re not here to stand and watch. This is our game too”.

Come è giusto che sia quindi sono state inserite le nazionali più importanti di calcio femminile, questo però ha portato ad un effetto perverso in ogni parte del pianeta – se prendiamo Twitter e Facebook come dei validi ‘pensatoi’ dove fare una ricerca – perché ha lasciato spazio alla più becera cultura maschilista, fatta di falsi miti di dominazione incontrastata negli sport, in particolar modo il calcio, e di ancor più beceri commenti, come è avvenuto con l’hashtag #StickToTheKitchenLove.

Dire “FIFA introduce il calcio femminile, le partite inizieranno con 40 minuti di ritardo” non è solo la più facile e scontata battuta che possa venire in mente a qualunque liceale eccitato, si tratta soprattutto della più discriminatoria presa di posizione che si possa avere nei confronti di un tema tanto importante.

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Non è una novità questo comportamento, basta chiedere a qualunque ragazza o donna di descrivere la faccia che fanno le persone – comprese altre donne – quando dichiarano di praticare il calcio come sport preferito: si può passare da un sordo menefreghismo a una convinta derisione, ma il risultato non cambia, ed è quello di far sentire le ragazze come delle intruse in qualcosa che non è di loro pertinenza.

Nei mesi scorsi abbiamo parlato di altri videogiocatori misogini, seguendo le vicende del Gamergate.

Ci sono donne che vanno nello spazio, ma guai a calcare un campetto da calcio in pantaloncini e maglietta da gara! Vedere quindi questa tendenza  sui social invadere le bacheche di chiunque mette molta tristezza, soprattutto perché quelli che pubblicano questi contenuti e coloro che li inneggiano e ci ridono sopra, sono gli stessi celoduristi mammoni che vogliono che le donne stiano in casa a fare le brave massaie, lasciando agli uomini le faccende ‘da uomini’.

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Jacopo Iside
Appassionato di Storia e di storie. Studente mai troppo diligente, ho inseguito di più i sogni

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