E3 2015: ritorno ai videogiocatori

Erin De Pasquale
@SirRexin

Stesso posto, stessa gente: anche quest’anno l’E3 è finalmente arrivato.
L’Electronic Entertainment Expo è la più importante esibizione dedicata al mondo dei videogiochi. Si tiene tutti gli anni a Los Angeles tra la fine di maggio e metà giugno. La fiera nacque anni fa a causa del malcontento delle case di sviluppo nei confronti delle altre fiere dedicate all’elettronica, durante le quali il settore videoludico era spesso sottovalutato. Quando negli anni novanta però iniziò ad aumentare di importanza, la Entertainment Software Association (chiamata allora Digital Software Association) intuì il potenziale di questa forma di intrattenimento e nel 1994 diede inizio alla prima edizione dell’esibizione, e ancora oggi è ritenuta la più importante manifestazione del settore e momento principe per presentare tutti gli hardware e software di prossima uscita e oltre.

A differenza di altre fiere, come il Gamecon o la nostrana Milan Games Week, l’E3 è dedicata agli sviluppatori, ai distributori e in generale agli addetti ai lavori; è presente un’area in cui la stampa specializzata può provare i giochi durante i cinque giorni di fiera, ma a farla da padrone sono le conferenze durante le quali le case di sviluppo mostrano i loro progetti in arrivo. Grazie alla diffusione dello streaming, in questi ultimi anni è diventato possibile far seguire le conferenza in diretta a chiunque possieda una connessione internet ad alta velocità, mettendo il Los Angeles Convention Center ancora più sotto i riflettori, se possibile.
Anche quest’anno le varie software house si sono avvicendate sul palco — tra le sempre presenti Ubisoft ed Electronic Arts, alcune new entry come Bethesda e il ritorno di Square-Enix — ma gli occhi di tutti erano puntati come sempre sui tre grandi colossi, Microsoft, Sony, e Nintendo. Le prime due avevano un duplice compito: mentre da una parte avevano l’obiettivo di convincere l’utenza non ancora approdata alla nuova generazione a comprare le rispettive console next-gen, dall’altra bisognava mostrare ai già possessori di Xbox One e Playstation 4 le vere capacità di queste piattaforme, ormai in commercio da quasi due anni e ancora sprovviste (con alcune rare eccezioni) di vere killer application; la casa di Kyoto invece doveva mostrare la sua scelta tra supportare ancora WiiU, una console dal punto di vista commerciale fallimentare e salvare il salvabile o già dedicarsi al suo nuovo ProjectNX, tuttora avvolto nel mistero.

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Ad aprire le danze è stata anche quest’anno la conferenza Microsoft, tenutasi lunedì 15 alle 18:30. L’azienda di Bill Gates usciva da un paio di anni di sconfitta totale nei confronti delle sue rivali: nel 2013 presentò l’Xbox One come un prodotto che andava al di là della semplice piattaforma di gioco ma che voleva imporsi come centro multimediale intorno alla quale avrebbero dovuto orbitare tutte le attività di una famiglia medio borghese americana, dal guardare la tv a fare telefonate su Skype. Inoltre aveva imposto delle limitazioni molto pesanti nell’utilizzo dei giochi, come la necessità di avere la console sempre connessa e l’impossibilità di scambiare titoli tra i giocatori.

Inutile a dirlo, sia il pubblico che la stampa presero piuttosto male queste decisioni e costrinsero Microsoft a compiere dei bruschi (e goffi) passi indietro.

Già l’anno scorso la retromarcia era evidente, ma quest’anno è stata totale: l’intero convegno è ruotato esclusivamente intorno ai videogames.
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In apertura è stato mostrato Halo 5: Guardians, il nuovo capitolo della proprietà intellettuale più famosa di Microsoft e in uscita per il prossimo Natale, per poi proseguire con la presentazione di nuove IP come Recore e nuovi capitoli di altre saghe storiche come Forza Motorsport 6, intervallati da alcuni giochi multipiattaforma ma dal nome di richiamo, ad esempio Dark Souls III e Fallout 4.
Sono state poi rivelate altre due caratteristiche di cui l’Xbox One godrà nel futuro più o meno prossimo, anch’esse sempre legate a doppio filo ai videogiochi: la retrocompatibilità con i titoli per Xbox 360 e la possibilità di connettersi con le HoloLens, il nuovo visore di realtà aumentata che permetterebbe di “proiettare” i propri giochi nel mondo che ci circonda sotto forma di ologrammi.
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Mentre questa seconda opportunità sembra veramente interessante e quasi rivoluzionaria se si riuscisse ad implementarla completamente, la prima sembra più uno specchietto per le allodole. Non basterà infatti possedere la copia fisica o digitale di un gioco della vecchia console per poterlo utilizzare su quella nuova, ma esso dovrà essere presente all’interno di una libreria virtuale, riempita dalle aziende sviluppatrici. Data la moda del momento di proporre versioni rimasterizzate in HD di opere meno recenti, è sorto più di qualche dubbio sulla disponibilità delle software house a collaborare ad un’iniziativa del genere.

Sony d’altro canto negli scorsi E3 ha fatto la parte da leone, e anche nella così detta “console war” si trova in vantaggio su entrambe le sue concorrenti. Playstation 4 è stata subito accettato molto bene sia dalla critica che dal pubblico, e i dati di vendita lo confermano; benché abbia anche essa presentato alcune caratteristiche più o meno superflue, ha sempre tenuto ben presente che l’obiettivo principale era fornire un’esperienza di gioco il più completa possibile. Per questo, con una sapiente mossa di marketing, non ha mai adottato le restrizioni della sua concorrente americana e anzi ha incentivato l’aspetto “social” del videogiocare. Godendo anche di un numero maggiore di proprietà intellettuali, Sony ha deciso di giocare la partita di quest’anno in maniera molto classica, focalizzandosi esclusivamente sulla presentazione di titoli e affidando l’effetto sorpresa allo spessore di alcuni di essi.
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Il primo grande annuncio è stato The Last Guardian, successore spirituale di Ico e Shadow of the Colossus.

Presentato per la prima volta nel 2009, ben presto cadde nel dimenticatoio e molti lo considerarono scomparso per sempre. È con grande gioia quindi che i fan hanno appreso del suo ritorno e della sua nuova data di pubblicazione, un generico 2016. Il seguito della sua più grande IP invece è arrivata come chiusura: un lungo segmento di gameplay di Uncharted 4: A Thief’s End (in uscita nella prima metà del 2016) ha infatti concluso la conferenza. Ma è stata a metà conferenza ad essere sganciata la bomba che, secondo molti, ha permesso a Sony di vincere anche quest’anno, tramite un brevissimo trailer in computer grafica è stato annunciato lo sviluppo del remake di Final Fantasy VII, una delle pietre miliari del mondo videoludico e considerato da molti come il miglior videogioco mai creato. Non si sa ancora nulla sulla data di pubblicazione, probabilmente ancora lontana, ma la versione Playstation 4 sarà la prima sugli scaffali.
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Per il terzo anno consecutivo Nintendo ha deciso di non partecipare all’E3 in maniera canonica con una conferenza come le sue rivali ma bensì di rilasciare un Nintendo Digital Event – banalmente un video preregistrato in cui vengono mostrate le novità dell’anno – durante le giornate della fiera, per poi farle seguire da una diretta in streaming di alcuni giochi; contemporaneamente inoltre si sta tenendo il Nintendo World Championship, i tornei ufficiali dei titoli Nintendo, e in questo modo la software house può dilazionare le news in diversi giorni e in diversi eventi. Ma il piatto forte che sarebbe dovuto essere il Digital Event è stato senza troppi giri di parole deludente: l’unico titolo nuovo degno di nota ad essere presentato è stato Star Fox Zero, in uscita per WiiU alla fine di quest’anno. Gli altri franchise storici della grande N (nonché la sua vera forza) come Metroid o Animal Crossing sono stati usati per creare degli spin-off al limite del casual gaming, mentre gran parte dello spazio è stato rubato da titoli già ampiamenti presentati come Yoshi Woolly World (in uscita settimana prossima) e Mario Maker, in uscita a settembre.

Molto bello è stato il tributo per il trentesimo anniversario di Super Mario Bros., ma non è bastato.

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Nintendo pubblica diversi Direct per presentare nuovi titoli o aggiornamenti su quelli già usciti – l’ultimo uscito proprio il giorno prima dell’inizio dell’E3, e dedicato a Super Smash Bros., il suo titolo di punta.

Hanno ancora due giorni i giornalisti a Los Angeles per provare i titoli presenti all’E3 2015, ma le conferenze sono concluse. Si è rivelata essere un’edizione più che soddisfacente: dopo gli ultimi anni in cui le software house sembravano essersi allontanati dai videogiocatori in senso stretto, in quest’edizione sono tornate sui propri passi e i videogiochi son tornati protagonisti assoluti della convention. Se da una parte Sony continua ad andare molto bene, presentando molti giorni e diverse esclusive – almeno temporanee –, palesemente Microsoft sta cercando di far ammenda dei propri errori e di recuperare almeno parte del terreno perduto. Peccato invece per l’occasione sprecata da Nintendo, che non è riuscita né a consolidare il parco titoli del WiiU né ha avuto il coraggio di presentare il suo nuovo progetto.

Erin De Pasquale
Studente di Lettere. Amo i videogiochi, fumetti, serie tv e libri: se esiste qualcos’altro là fuori, non voglio saperlo.

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