Fresco News è la fine del fotogiornalismo?

Sebastian Bendinelli
@se_ba_stian

Il prossimo 30 giugno l’app Fresco News implementerà una nuova funzionalità, Fresco Dispatch, con l’obiettivo di sfruttare al meglio le potenzialità del cosiddetto citizen journalism, ossia trasformando qualsiasi possessore di smartphone in un potenziale fotoreporter freelance.

Nata nel 2014, finora Fresco News ha funzionato essenzialmente come un aggregatore di notizie, basato però sulle immagini — ragione per cui è stato definito l’”Instragram delle news”: l’utente sfoglia una galleria fotografica, corredata di brevi lanci d’agenzia, e se lo desidera può leggere gli articoli completi a cui ciascuna foto si riferisce, accedendo, sempre dall’interno dell’app, ai maggiori siti di informazione online.

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Il suo inventore, il diciannovenne newyorkese John Meyer, incarna perfettamente l’ideale eroico dello startupper di successo della Silicon Valley (ma sulla costa sbagliata): ragazzo prodigio votato all’eccellenza, programmatore compulsivo di app dall’età di sedici anni, dotato di spirito imprenditoriale del tipo stay-hungry-stay-foolish. Ha attirato su di sé una certa attenzione l’anno scorso per aver rifiutato un ambìto posto come stagista alla Apple e poi, soprattutto, per aver abbandonato la New York University—dove studiava Informatica—per dedicarsi a tempo pieno allo sviluppo della sua start-up.

Per questa scelta—accompagnata da tanto di post su Medium—gli farà certamente comodo il denaro della Thiel Foundation (dell’imprenditore e venture capitalist Peter Thiel, uno dei principali guru e ideologi della Silicon Valley) che ogni anno offre una borsa di 100mila dollari a venti giovani tra i diciassette e i vent’anni disposti a lasciare il college per fondare un’impresa—per esempio i fratelli O’Reilly, di diciannove e vent’anni, che hanno abbandonato Harvard per dedicarsi a cose più serie, come le GIF.

Nella sua prima fase Fresco News otteneva le proprie foto tramite le agenzie specializzate tradizionali (AP, Reuters, Getty), per poi sfruttare in misura sempre maggiore gli scatti caricati dagli utenti stessi direttamente sulla piattaforma. Fresco Dispatch rappresenta un ulteriore passo avanti: rendere remunerativa—per gli utenti, per le testate, ma soprattutto per la compagnia—quest’attività di freelancing amatoriale.

Il meccanismo è semplice: una testata giornalistica si registra al servizio, pagando una quota mensile di 700 dollari, per ottenere l’accesso alla rete geolocalizzata di tutti gli utenti di Fresco. Quando si verifica un evento da coprire—che sia un incendio, una rapina o un attentato terroristico—può controllare quali utenti si trovano nelle vicinanze e proporre loro, tramite una notifica, di recarsi sul posto a scattare foto o girare video—invece di inviare una propria troupe. Secondo le stime della società (che si riserverebbe una commissione del 20%), le testate pagheranno dai 40 ai 90 dollari per video, e dai 10 ai 30 per foto. Insomma: dall’Instagram delle news all’Uber del fotogiornalismo.

 Move over AP and Getty
Move over AP and Getty

Nonostante il costo mensile non proprio bassissimo, pare che già settantuno media outlet si siano pre-registrati a Fresco Dispatch—il cui successo e l’eventuale potenziale disruptive dipenderanno ovviamente dall’espandersi della platea degli utenti, per il momento piuttosto ridotta (l’app non ha ancora una versione per Android e Windows Phone).

Il citizen journalism non è certo una novità—anzi è un’idea vecchia quasi quanto Internet—ma è con la diffusione degli smartphone e dei social media (già abbondantemente sfruttati, in primis Twitter, come fonte di notizie e testimonianze di prima mano) che si è trasformato in un immenso bacino, da cui i giovani rampanti della Silicon Valley, desiderosi di diventare i prossimi Mark Zuckerberg, sono avidi di attingere. E neppure i media tradizionali si sono lasciati sfuggire la possibilità di utilizzare come reporter i propri stessi fruitori, com’è il caso di CNN iReport.

Un’applicazione come Fresco News (o concorrenti simili, come Capture, nata a febbraio di quest’anno e già forte della partnership, tra gli altri, di BuzzFeed e Washington Post) potrebbe rappresentare la “fase due” del crowdsourcing delle notizie: la geolocalizzazione e il controllo di autenticità del materiale caricato dagli utenti permetterebbero di superare, forse, l’inaffidabilità di fondo di Twitter —ampiamente dimostrata dalla diffusione di false fotografie della guerra civile siriana o dal caso, ancora più clamoroso, della finta esplosione di uno stabilimento chimico in Louisiana— mentre la possibilità di monetizzare video e fotografie renderebbe decisamente più appetibile e praticato il reporting amatoriale.

Dall’altro lato, ovviamente, c’è lo spettro del calo di qualità dell’informazione che un’ulteriore erosione del giornalismo professionale comporterebbe. Anche se Fresco News fosse parte della bolla della Silicon Valley, e si concludesse con un flop (come la simile Circa), non è difficile immaginare che altri servizi saranno pronti a prendere il suo posto: quello del fotoreporter sembra destinato ad essere uno dei prossimi mestieri a rischio di obsolescenza, sotto la spinta inarrestabile della sharing economy.

Sebastian Bendinelli
In missione per fermare la Rivoluzione industriale.

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