New Game Designer 2015
Uno sguardo al futuro, senza corrente

Erin De Pasquale
@SirRexin

Credits @GiacomoRavetta

Nella giornata di ieri, 2 luglio, il Cortile del Filarete di via Festa del Perdono ha ospitato la New Game Designer 2015, una giornata dedicata ai videogiochi, però da un punto di vista inusuale: se solitamente il target di eventi simili sono i giocatori – come nel caso della Games Week – o gli investitori e la stampa specializzata – come nel caso dell’E3 – in questa occasione i riflettori erano puntati sull’altro lato della barricata, quello dei programmatori, designer e tutti coloro che contribuiscono a creare un videogame.

Nata nel 2014 in concomitanza con l’apertura dei corsi di laurea magistrale di Informatica dedicati al mondo dei videogiochi, la manifestazione organizzata dall’Università degli Studi di Milano e da PONG, il laboratorio di ricerca sui videogiochi del nostro ateneo, in collaborazione con AESVI – l’ente che riunisce gli editori e le case di sviluppo italiane – e Ubisoft, si è presentata ancora più estesa e “professionale” dell’anno scorso grazie anche alla partecipazioni di più software house sia piccole che grandi — un nome su tutti: The Walt Disney Company Italia, che nel corso degli anni ha acquisito un’importanza sempre maggiore nel panorama videoludico.

Non è stato messo in rivileo solo l’aspetto più puramente tecnico, ma anche quello artistico: tra i vari espositori alcuni erano specializzati su questo versante del medium, come la Event Horizon, una scuola di arti digitali (come l’animazione in computer grafica), che ha allestito una galleria di opere dedicate all’universo videoludico.
Cogliendo la balza al balzo, quest’anno è stata adibita un’area al Career Day di ambito ICT, in cui fin dalla mattina un grande numero di aziende – tra cui Apple e Microsoft, per fare due nomi particolarmente illustri – incontravano studenti e laureati interessati a lavorare per loro. Questa forse si è rivelata essere la parte più di successo dell’intero evento: non solo si è presentato un buon numero di giovani, ma anche i rappresentati stessi delle società chiedevano ai passanti se volessero lasciare i loro curricula, indice della grande richiesta e possibilità di lavoro in questi campi.

Ad accompagnare il lato professionale ne era previsto anche uno ricreativo che potesse attirare l’attenzione dei semplici curiosi: oltre a raccogliere lettere di presentazione, la maggior parte degli espositori avevano adibito diverse postazioni di gioco per far provare i loro titoli e, come l’anno scorso, era stata organizzata una sfida tra gli studenti-sviluppatori dei corsi di “Online Game Design” della Statale e “Videogame Design and Programming” del Politecnico di Milano. Ad esso si dovevano aggiungere altri eventi come un dj set con musiche ad 8-bit – una delle chicche più riuscite della scorsa edizione – e un raduno di giocatori di League of Legends, il MOBA più popolare del momento.

Ma un imprevisto tragicomico ha rovinato i piani: l’intera struttura di Festa del Perdono è stata infatti colpita da un lungo e persistente blackout nel primo pomeriggio, lasciando le diverse postazioni senza elettricità.

Alcuni sviluppatori hanno tentato ugualmente di far provare i loro prodotti fin tanto che la batteria dei loro laptop o tablet ha resistito – come per esempio nello stand degli sviluppatori indipendenti, che è stato uno dei più visitati – ma presto hanno dovuto desistere tutti, portando alcuni di loro ad andarsene prima del tempo e costringendo i visitatori a riversarsi sui giochi da tavolo, presenti anch’essi in buona quantità.

Non è stato possibile capire se la causa dell’interruzione di corrente fosse in qualche modo legata al New Game Designer o semplicemente il caldo torrido abbia fatto abbassare il termostato dei diversi condizionatori più del dovuto, in ogni caso è abbastanza scandaloso che non sia stato pensato da parte degli organizzatori un piano di emergenza per situazioni del genere. Se da una parte l’Università degli Studi ha dimostrato di guardare al futuro tenendo in alta considerazione il settore videoludico e tecnologico in generale – essendo stata la prima università italiana ad aprire corsi dedicati esclusivamente ai videogiochi e impegnandosi per organizzare incontri tra i suoi studenti e le realtà più in vista del settore – dall’altra è palese che bisognerebbe mettere una certa cura anche in questi eventi pubblici, necessari per far conoscere le proprie iniziative al di fuori dell’ateneo.

Di sicuro la New Game Designer 2015 non ha fallito nel suo intento primario di mettere in comunicazione gli studenti con una delle poche realtà lavorative costantemente in espansione, ma come potrà mai venire fuori un evento dedicato ai giochi elettronici se è proprio l’elettricità a mancare?

Erin De Pasquale
Studente di Lettere. Amo i videogiochi, fumetti, serie tv e libri: se esiste qualcos’altro là fuori, non voglio saperlo.

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