Caro attivista ti scrivo

Arianna Bettin Campanini
@AriBettin

Antefatto
In data 16 agosto 2015 alcune sigle animaliste hanno organizzato un presidio nella periferia di Siena per chiedere l’abolizione del Palio. Alla manifestazione hanno preso parte, a detta degli organizzatori, circa un centinaio di persone. A detta degli osservatori, non più di cinquanta. L’evento è stato ampiamente pubblicizzato dai suoi ideatori, che non hanno lesinato atti e parole provocatorie, quando non offensive, nei confronti della città e dei suoi cittadini, suscitandone lo scherno, l’ira e tanto, tanto compatimento. La presente lettera vorrebbe essere un ultimo tentativo sconsolato di fronte a cotanta povertà di mezzi e d’aspirazioni di indirizzare l’animalista lezzo nel suo proceder spedito nel nulla cosmico e un modo come un altro d’invitare lo “straniero” a tastare con mano cosa sia realmente il Palio.

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Caro attivista animalista,

Ti scrivo perché ho ancora negli occhi la tua immagine, un po’ triste, e dei tuoi cinquanta compagni di pullman – si dirà cento, ma le foto parlano – sparpagliati sotto la pioggia per il piazzale di un parcheggio a 6km dal centro di Siena, muniti di fumogeni, striscioni, megafoni e un’eccessiva dose di bile in corpo. Sinceramente, nessuno di noi si aspettava un esercito. L’esercito c’era, ma a difendere voi cinquanta e le vostre offese. Eravate voi, le forze dell’ordine (circa il doppio, o forse di più), e duecento senesi incuriositi, un po’ incazzati, sulla collina, mentre il Palio veniva rimandato. Non certo a causa vostra, s’intende: è che quando piove, da sempre, si sposta al giorno dopo.

Palio

Non è la prima volta, come a molti piace sostenere: ad onor di Storia, accadde anche diciotto anni fa. Lo si fa per tutela del cavallo, perché quando piove troppo il tufo pregno d’acqua cede, è viscido e scivoloso. Abbiamo un team di tecnici deputati al controllo dello stato del tracciato, che viene monitorato costantemente nei quattro giorni di festa. Ma questo, tra voi, pare non saperlo nessuno.

A dire il vero, a leggervi e ad ascoltarvi, si direbbe che di Palio non ne sappiate proprio niente.

Chi conosce Siena e i senesi sa che a chiunque s’avvicini in silenzio, con umiltà e curiosità, sarà dischiuso un microcosmo vivo e pulsante di consuetudini secolari, e ovunque troverà un cittadino disposto ad accompagnarlo al suo interno, per i vicoli stretti e ripidi della città, per le chiese e le Contrade. Diciassette comunità auto-organizzate e autogestite, in cui si vive spalla a spalla, di anno in anno, in cui si condivide tutto, i successi e difficoltà di uno diventano di tutti e nessuno viene dimenticato. Di anno in anno, per tutto l’anno, un lavorìo silenzioso, un’attività costante e sotterranea si perpetra in ciascuna di esse, lontano dalle telecamere e dalle cronache, raggiungendo il suo culmine sul finire di giugno. Un miracolo sociale su cui si regge la vita della città e dei cittadini, un delicato ecosistema che si sviluppa attorno al Palio e a Piazza del Campo.

Tu di tutto questo vedi solo le vesti colorate e le calzamaglie, e pensi, con un sorriso di sufficienza, che sia solo uno spettacolino per turisti, un mezzuccio per fare soldi e tirare a campare. Forse perché in fondo tu, al posto nostro, faresti questo del Palio: uno spettacolino per turisti, buono per raccattare quattrini. E a quel punto andrebbe bene qualsiasi cosa: fine della corsa, per la gioia degli animalisti della domenica e del mercato, rimangano solo alfieri e tamburini! E – perché no? – che si aggiunga qualche effetto speciale, un concerto o dei fuochi artificiali! Qualcosa di moderno, meno anacronistico, più pirotecnico, insomma, per il diletto del signor visitator pagante!
Il fatto è che il Palio non lo facciamo per soldi, non lo facciamo a uso e consumo del turista e non lo facciamo nemmeno per divertimento.

Non c’è niente di più serio, di più ancestrale, niente che atterrisca più il senese del suono di Sunto1 il giorno della corsa; le chiarine2 gli gelano il sangue, il mortaretto3 è un battito di cuore mancato.

Nasciamo col rullo del tamburo di Contrada dentro, con l’acqua della sua fonte veniamo battezzati, in essa cresciamo e moriamo, troviamo le amicizie di una vita, e dal momento che apriamo gli occhi su questo mondo, il 2 luglio e il 16 agosto, che la nostra Contrada corra o meno, siamo trascinati da un richiamo atavico entro queste mura, non importa da dove.

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Cor magis tibi Sena pandit
“Siena ti apre un cuore più grande”, si legge scolpito su Porta Camollia, un cuore più grande della porta che si sta attraversando. Forse, caro attivista, se anche tu l’avessi attraversata e se avessi avuto il coraggio d’avvicinarti, pur con atteggiamento critico, ma onesto, alla nostra città, fisicamente e spiritualmente, forse avresti capito. Avresti capito d’aver preso più d’un abbaglio, pensando, ad esempio, che il Palio sia pura e semplice “rievocazione storica”, pertanto serenamente cassabile con un gesto di penna; d’esserti seriamente sbagliato tutte quelle volte che lo hai paragonato alla Corrida, dimenticandoti (?) che lì si corre per uccidere l’animale, qui per onorarlo e portarlo in gloria con la Contrada, le Contrade e la città tutta.

Il Palio non è rievocazione storica. Nel Palio si attua la storia civile e cittadina di Siena. È storia attuale che si compie ogni anno, due volte all’anno, da più di settecento anni. Cancellate il Palio e cancellerete Siena. Toglieteci i cavalli, e faremo gareggiare i ciuchi, o i buoi – come se non fosse già successo! – e li porteremo ugualmente in Chiesa, li cureremo ugualmente per le 96 ore di Palio come se fossero reliquie, piangeremo ugualmente nel caso dovesse succeder loro qualcosa, piangeremo comunque, ma di gioia, se ci facessero vincere. Metteremo a loro disposizione i migliori veterinari in circolazione e i migliori maniscalchi, come facciamo adesso, e il cibo, e la stalla, con un’intera equipe al loro capezzale. Per tutti ci sarebbe una pensione, nel mezzo della nostra campagna, dove potranno trascorrere la loro vecchiaia. Ai ciuchi, o buoi più forti, quelli che avranno fatto cantare più volte i contradaioli di fronte alla Vergine in Duomo, noi promettiamo il mito e la memoria; quando poi li riporteranno, dopo anni, a fare il saluto di piazza, ormai vecchi e alla fine della loro esistenza animale, ci sarà sempre qualcuno che piangerà, dal palco o dietro le transenne, di fronte a un ciuco o a un bue.

Quello che vorrei dirti, amico attivista (dopo questo lungo discorso, mi riservo di chiamarti così), è che sì: correre il Palio è rischioso, per i cavalli e per i fantini; ogni tanto qualcuno si fa male davvero, ogni tanto – ma non così spesso, checché ne dicano i computi falsati – un cavallino si fa talmente male che per evitargli una sofferenza eccessiva lo si abbatte, come si fa con tutti gli animali che incorrano in un incidente. Raramente qualche cavallo muore in Piazza. Con questo si cerca di sostenere che a Siena i cavalli si mandano al macello, quando sarebbe forse meglio dire che a Siena i cavalli da corsa li si salva dal macello, inserendoli in un contesto iperprotetto e ipercontrollato, in cui vengono seguiti a tutte le ore del giorno e della notte, e in cui è sempre più difficile che accada quello che purtroppo ogni tanto è accaduto.

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La strumentalizzazione di cui è sistematicamente oggetto il Palio è buona per gli animalisti della domenica e un insulto al movimento animalista vero, che pure conduce battaglie giuste. Ma soprattutto è l’arma preferita di persone dappoco in cerca di visibilità. Siccome di luce propria non brillano, né brilleranno mai, invece che impegnarsi in una lotta ragionata e mirata nei confronti delle realtà in cui davvero si abusa degli animali, consumano il loro già modesto intelletto in una campagna contro un evento suo malgrado estremamente mediatico, ma loro malgrado sempre meno attaccabile. Lo fanno con tutta l’indelicatezza e tutto il clamore di quelli che dalla loro hanno pochi argomenti, per l’abolizione di una corsa nel suo genere sicura, molto più sicura per i cavalli delle normali corse sportive. Se il loro obiettivo è l’abolizione completa delle corse ippiche, hanno iniziato dalla parte sbagliata: i grandi interessi, le grandi lobby, le grandi scommesse, i grandi sfruttatori sono da un’altra parte.

Il Palio è una competizione  al di fuori da qualsiasi circuito sportivo, in cui gli animali vengono costantemente monitorati, non solo prima della corsa, ma per tutto l’anno che la precede. La sua abolizione, lungi dall’essere una vittoria di civiltà, non contribuirebbe in niente al miglioramento della condizione in cui vengono mantenuti i cavalli da competizione — anzi, forse ne segnerebbe un peggioramento — né servirebbe a fermare le macellerie. Quel che è certo, è che rappresenterebbe la morte di un’intera città e di un’irripetibile pagina della nostra storia.

  1. Il “Campanone” della Torre del Mangia, detta anche “Sunto” perchè dedicata alla Madonna Assunta. []
  2. Tromba naturale acuta suonate per scandire i momenti topici del Palio, dall’estrazione a sorte alla Carriera. []
  3. piccola carica esplosiva utilizzata come segnale dell’opera di sgombero della Piazza, l’approssimarsi della
    Carriera e per annunciare l’uscita dei cavalli dall’Entrone del Palazzo Comunale. []
Arianna Bettin
Irrequieta studentessa di filosofia, cerco di fare del punto interrogativo la mia ragion d'essere e la chiave di lettura della realtà.
Nel dubbio, ci scrivo, ci corro e ci rido su.

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