Del: 19 Ottobre 2015 Di: Alessandro Massone Commenti: 0
  • Un memo top secret di Colin Powell per George W. Bush riassume in pochi paragrafi i temi dell’ormai storico (e famigerato) incontro di Crawford, dove ufficialmente il Presidente statunitense si sarebbe riunito con Blair per discutere di una soluzione diplomatica al problema iracheno.
    L’outline di Powell conferma la tesi che non solo fosse l’opzione militare l’unica presa in considerazione da Washington, ma che spin e prove dell’intelligence siano state architettate solo in un secondo tempo in seguito ad una decisione di policy presa a porte chiuse.
  • Il memo emerge oggi tra i documenti allegati al dump di mail rilasciate da Hillary Clinton al Dipartimento di Giustizia statunitense. La candidata presidentessa non è tuttavia coinvolta nello scambio — il documento è stato probabilmente richiesto dai suoi uffici nei primi mesi del suo incarico di Segretaria di Stato, nel tentativo di ricostruire una cronologia del carteggio diplomatico antecedente alla guerra.

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  • Nel memo Powell garantisce a Bush che il Regno Unito di Blair seguirà la guida statunitense “fino in fondo”.
    Gli uffici di Blair tuttavia esprimevano preoccupazione riguardo
    1. Il giustificare al pubblico la minaccia dell’Iraq
    2. Il mantenere buoni rapporti con gli Stati confinanti
    3. L’ottenere la benedizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
    Powell scrive a Bush pochi giorni prima dell’ormai famigerato incontro di Crawford, dove Regno Unito e Stati Uniti si sarebbero riuniti per discutere di una soluzione diplomatica per la crisi con l’Iraq.
  • La decisione fu in realtà presa nei giorni immediatamente successivi all’undici settembre, e sappiamo che per la fine del novembre 2001 il problema principale per l’amministrazione USA fosse trovare una ragione per avviare l’invasione.
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    Tuttavia, le prove che Hussein stesse facendo shopping di armi di distruzioni di massa latitavano. Per questo gli Stati Uniti avevano bisogno di mostrare consenso tra alleati — era necessario dare maggiore credibilità a tesi che all’epoca nemmeno la CIA aveva il coraggio di firmare.
  • Nel memo, emerso due giorni fa, Powell conferma a Bush che Blair sarebbe stato il loro uomo, una spalla su cui appoggiarsi mentre l’amministrazione faceva propria l’intel offerta dall’Iraqi National Congress (INC), il partito di opposizione al regime di Saddam Hussein finanziato dagli Stati Uniti stessi.
  • Oggi sappiamo che le informazioni fornite dall’INC, presentate poi come firmate dall’Intelligence statunitense da Powell nel marzo 2003, erano false.
    Sappiamo che il ponte tra l’intel offerta dall’INC e la CIA siano stati tre report falsi prodotti dallo spionaggio italiano all’ambasciata nigeriana a Roma.
    Appare chiaro dal memo che tra Stati Uniti, Regno Unito e Italia fosse nata nei primi mesi del 2002 un’allenza per forgiare in concerto un piano per invadere l’Iraq.
    Le ragioni dell’invasione sono state piú volte solo teorizzate, da prezzi ridotti sul petrolio, alla necessità di mostrare al mondo (e agli elettori) Stati Uniti di nuovo trionfanti.
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  • Non sappiamo invece cosa si nasconda dietro quella censura lunga tre righe e mezza. Quel paragrafo in cui Powell, Blair e Bush si mostravano concordi sulla propria “common cause.”
Alessandro Massone
Designer di giorno, blogger di notte, podcaster al crepuscolo.

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