Il dibattito su Greta e Vanessa è ancora imbarazzante

Per la liberazione di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane sequestrate in Siria da alcune brigate jihadiste e rilasciate lo scorso Gennaio, sono stati versati 11 milioni di Euro. Lo riporta ANSA, che dichiara di aver ricevuto l’informazione da una fonte giudiziaria di Aleppo. La vicenda è riemersa dopo che il tribunale islamico “Nureddin Zenki” ha condannato Hussam Atrash, capo del gruppo ribelle jihadista Ansar al-Islam, che degli 11 milioni se ne sarebbe intascato addirittura 5 e mezzo, evidentemente in modo indebito.

La rivelazione ha rinfocolato uno dei dibattiti tra i più vili e deprimenti nella storia recente del nostro Paese. Com’è noto, una fetta piuttosto larga dell’opinione pubblica è convinta che le due ragazze siano un incrocio tra due perdigiorno e due pericolose svampite, eccitate dall’adrenalina e dalla guerra, additandole come viziate, viziose, ingenue. Quest’ultima fetta è tornata a far sentire la propria voce, e a battere sulla tastiera.

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Il livello del dibattito è questo. Nessuno, o quasi, ha provato a impostare un discorso concreto — ad esempio, sulla legittimità di un eventuale pagamento con riscatto, tema riguardo al quale un confronto sarebbe stato anche costruttivo. La questione è sempre stata affrontata di pancia e in un modo che si può definire infantile, con l’opinione pubblica divisa tra quelli a cui le ragazze stavano simpatiche e quelli che le avrebbero volentieri lasciate da qualche parte nel deserto..

Adesso, essendo ormai chiaro che il riscatto è stato pagato, i principali filoni del dibattito su di loro sono due:

  • Greta e Vanessa devono in qualche modo ripagare il loro debito con gli italiani.

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Le due ragazze hanno messo le mani nelle tasche degli italiani e ora devono restiutire il maltolto insieme alle loro famiglie, incapaci evidentemente di gestire le loro scapestrate figliole. È impressionante quanti like raggiunga questa tesi, perfino su una bacheca Facebook già di per sé infausta com’è quella di Matteo Salvini.


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  • Hanno aiutato “l’ISIS”, di cui sono sempre state amiche.

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La presunta amicizia delle ragazze con l’ISIS — o con qualsiasi altro gruppo estremista presente in Siria — è sempre stata insinuata in modo più o meno esplicito. Subito dopo la loro liberazione, il Giornale pubblicò alcune foto che avrebbero dovuto dimostrare l’amicizia di Greta e Vanessa con i jihadisti. Nelle foto erano ritratte delle scatole di aiuti umanitari che, a detta della testata, erano destinate a usi militari e non civili, intitolando l’articolo “Crolla l’alibi pacifista”. L’articolo era stato successivamente smontato: le foto addotte come prove erano fuorvianti e parziali — inoltre, conteneva un gran numero di affermazioni arbitrarie. Fatto sta che l’infame nomea di amiche dell’ISIS gli è rimasta addosso.

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  • Il dibattito non si esaurisce qui.

Particolarmente enucleato è il ruolo del Ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Gentiloni ha sempre sostenuto che il Governo italiano non ha pagato alcun riscatto per la liberazione delle due ragazze, posizione che ha ribadito ancora oggi in aula. Sul web, nessuno ci crede. E molti ne invocano le dimissioni, per aver mentito agli italiani.

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Quando la discussione sembra quasi deviare su argomenti quantomeno sensati in un caso simile — un Ministro della Repubblica che mente su fatto rilevante — si è riportati alla realtà dal peggio del peggio, il fondo del barile: le allusioni sessuali sulle due ragazze, dipinte come due sciacquette facili andate in Siria alla ricerca di avventure erotiche.

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Poi, ci sono i fuori concorso, gli inflessibili fustigatori del “becero altruismo”.

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Ma forse avremmo dovuto fermarci prima e chiudere internet appena aver visto questo:

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Stefano Colombo
Studente, non giornalista, milanese arioso.

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