Il TPP mette a rischio il modello doujinshi

Doveva essere un pomeriggio molto noioso quando Erika Leonard James si iscrisse ad un famoso sito di fan fiction – racconti scritti da appassionati di film, cartoni animati, fumetti o serie tv ambientati nello stesso universo narrativo e con gli stessi personaggi – per pubblicare una storia dai risvolti sadomasochisti con i protagonisti della sua saga letteraria preferita, Twilight, dal nome Master of the Universe. Poco importa che fu cacciata dal sito qualche tempo dopo per non aver rispettato le condizioni d’uso, in breve il suo racconto fu notato da un editore australiano e diventò uno dei fenomeni letterari più grandi degli ultimi anni: 50 Sfumature di Grigio.

Sebbene la qualità di questi romanzi sia quantomeno discutibile,  è indubbio che un caso del genere in Occidente rappresenti più che una rarità. In Giappone invece la situazione, almeno fino a due giorni fa, era diversa: in estremo oriente esiste un mercato molto fiorente di manga autoprodotti chiamati doujinshi, che rappresentano un’opportunità concreta per i giovani più talentuosi di sfondare nel panorama fumettistico (e non solo) nipponico. La particolarità di questo tipo di lavori è che non si tratta interamente di materiale originale, ma prende spunto – spesso sia a livello di trama che di personaggi – dai fumetti, anime o addirittura videogames più famosi. Ne fanno quindi dei seguiti, o delle parodie, spesso a sfondo romantico e a volte anche erotico.

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Ed è in questo che si possono individuare le somiglianze e le differenze con le fan fiction occidentali: se queste ultime vengono considerate letteratura di serie B (o C, o D, o Z) e solo in casi estremamente rari come il già citato 50 Sfumature di Grigio si rivelano essere un effettivo trampolino di lancio per gli scrittori, le doujinshi, benché formalmente illegali in quanto non rispettano la legge sul copyright, vengono di fatto lasciate circolare liberamente e hanno creato un vero e proprio mercato parallelo a quello “ufficiale”  in cui vengono comprati, venduti e dal quale i più dotati e/o fortunati possono trarre una professione.

Secondo la legislazione giapponese, infatti, le autorità avevano il permesso di intervenire nei confronti di chiunque infrangesse le leggi sul copyright solo in seguito ad una segnalazione da parte dell’autore stesso. Esisteva quindi un accordo non scritto tra i disegnatori di fumetti e i loro fan per cui questi ultimi potevano utilizzare i personaggi delle serie più famose a patto di non calarli in situazioni troppo oscene. Sembra però che questo meccanismo sia destinato a cambiare, e molto presto.

Il 5 ottobre 2015 è infatti stato firmato il Trans-Pacific Partnership, o TPP, un accordo commerciale fra alcuni Paesi del Pacifico, tra i quali il Giappone, che coinvolge anche le norme sul copyright: non sarà infatti più necessario che il detentore del diritto d’autore denunci la violazione alle forze dell’ordine perché queste intervengano, ma possono farlo indipendentemente dalla richiesta. Non solo, le autorità sono chiamate ad intervenire anche se la denuncia viene da parte di terzi. Questo implica che gli autori di doujinshi non solo rischiano di finire in grossi guai per il loro lavoro o passatempo che sia (si parla sia di multe così alte da fungere da deterrente per il futuro, sia di incarcerazione nei casi più gravi), ma hanno anche la possibilità di denunciarsi tra di loro – eventualità tutt’altro che remota, se si considera l’altissima competitività nell’ambiente lavorativo in Giappone.

TPP

Per capire il danno che potrebbe derivare da una scelta del genere,  bisogna avere ben presente la grandezza del fenomeno delle doujinshi: in Giappone alcuni negozi e addirittura intere strade come alcune di Akihabara, uno dei distretti di Tokyo, vengono dedicati interamente alla vendita di materiale autoprodotto; il Comiket, la più grande fiera del fumetto a livello mondiale, è nata come luogo di incontro tra disegnatori amatoriali, e nonostante la crescita esponenziale – si parla ad oggi di 550.000 persone per edizione – il fulcro della manifestazione rimane la compravendita di doujinshi di qualsiasi genere. Inoltre, alcuni dei disegnatori di manga professionisti più apprezzati al giorno d’oggi hanno iniziato proprio disegnando questo tipo di fumetti: un esempio su tutti sono le CLAMP, quattro fumettiste che hanno iniziato disegnando storie d’amore tra i personaggi di Capitan Tsubasa, il manga conosciuto in Italia come Holly e Benji.

Sono state anche le proteste nei confronti di queste decisioni a ritardare la firma finale del TPP, ma non sono servite a molto. Tra i tanti anche Ken Akamatsu, autore del popolare manga Love Hina, si è dichiarato contrario a questo accordo che secondo lui non solo distruggerebbe completamente il mercato delle doujinshi, ma minerebbe nel profondo l’intero potere dell’industria dei manga.

Bisogna vedere come le nuove leggi verranno interpretate, in quanto è possibile che una qualche forma di uso a fine parodico sia consentita anche dal TPP – in modo simile a quanto succede su YouTube – ma è certo che se il mondo delle doujinshi dovesse scomparire sarebbe una perdita enorme non solo di talenti nascosti, ma anche di un luogo di confronto e collaborazione in un mondo tanto aspro e duro come quello del fumetto giapponese.

Erin De Pasquale
Studente di Lettere. Amo i videogiochi, fumetti, serie tv e libri: se esiste qualcos’altro là fuori, non voglio saperlo.

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