Intervista a Gianni Zanasi, regista dell’ultimo film di Valerio Mastrandrea

Grazie all’iniziativa della BiM, aperta a tutti gli studenti delle università milanesi, abbiamo avuto l’occasione di intervistare Gianni Zanasi, regista di La felicità è un sistema complesso, ultimo film dell’attore Valerio Mastrandrea in uscita oggi nelle sale italiane.

Negli ultimi anni parole come crowdfunding, social media marketing, YouTube, sono apparse sempre più nei nostri vocabolari e sono diventate spesso sinonimo di scorciatoie per accedere al mondo del cinema. Dal tuo punto di vista, oggi per i giovani è effettivamente più semplice entrare a far parte del mondo cinematografico?
Obbiettivamente viviamo in una realtà che è meno dinamica rispetto a quella americana o francese, questo ci distanzia di un paio di decenni dalle realtà che hai citato. Se poco tempo fa in Italia c’era un Ministro della Cultura che affermava che con la cultura non si mangia, in Francia per circa quindici anni hanno approvato leggi che stimolassero in modo virtuoso il cinema; oggi gli introiti del settore culturale francese hanno superato quelli del settore automobilistico.
Detto questo, sono ottimista, credo che il peggio sia alle spalle. Probabilmente oggi inizia un presente che potremmo definire discutibile, ma di sicuro preferibile al passato da cui veniamo fuori. Questo cambiamento si riflette in tante cose, tra queste le opportunità per i giovani.
Sono convinto che una passione e un desiderio di raccontare, se sinceri e autentici, hanno una spinta e un’energia che possono stupire e questa è la forza che i giovani devono sfruttare. Senza però imitare esempi che ci fanno credere di aver preso una scorciatoia, esempi creati da non-più-giovani per catalogare i più giovani … di cui però alla fine non sanno nulla.

Rimanendo sempre sull’attualità, nel 2009 hai adattato per la TV il tuo film Non pensarci: on demand e serialità in questi ultimi anni hanno vissuto una rapida espansione, come hai vissuto la tua esperienza con il piccolo schermo?
Va detto che la mia esperienza è stato un decorso spontaneo e naturale, il film aveva avuto successo e ci era stato proposto di fare un continuo televisivo. Non ritenevo la TV come una Serie B, ma che fosse un altro sport sì.
Penso che televisione e cinema – in termini di racconto – non siano uno più importante dell’altro; sono come ping pong e tennis, con immagini simili, ma anche con respiri e ritmi diversi.
Quando abbiamo fatto la serie eravamo in anticipo, non c’era ancora stata la valanga di interesse nei confronti dei prodotti televisivi. Ma è stata comunque un’esperienza positiva, vissuta in un campo diverso in cui ci veniva da giocare in modo diverso, permettendoci di non ripetere cose già fatte.

Smetto quando voglio, Il capitale umano, L’intrepido sono tutti film che negli ultimi anni hanno raccontato un’Italia fatta di imprenditori e aziende, ma anche di giovani e del futuro che dovranno costruire. Sembra che la crisi abbia segnato anche il modo in cui il cinema racconta le sue storie, La felicità è un sistema complesso come si colloca?
Te lo dico in tutta sincerità, come spettatore non so se andrei a vedere un film sulla crisi [ride], ne ho già abbastanza solo della parola che – ripetuta in tutti i modi – alla fine è passata da realtà a luogo comune. Mi piace un cinema che non ha paura di entrare attraverso la realtà, attraverso il fuoco, stando attenti a non bruciarsi. La realtà insomma non mi basta quando vado al cinema, ho bisogno di qualcosa in più che faccia cadere tutti i luoghi comuni.
Girando La felicità è un sistema complesso sapevo che l’importante era che rimanesse un film: non diverso dalla realtà, o meglio, diverso dalla realtà, cioè con qualcosa di più inaspettato e di più profondo.

Ultima domanda prima dell’anteprima. Come è stato tornare a lavorare con gli stessi attori [Mastrandrea, Battiston, Celio n.d.r] dall’ultimo film del 2008?
L’approccio fortunatamente è rimasto lo stesso. Ci piace essere attratti dall’essenziale, quello delle scene e dei personaggi e ci piace non rinunciare ad una forma di gioco che quindi non sia soltanto … va bene, parliamo anche di cose importanti, ma senza darci un tono, continuando a giocare insomma. Questo ci permette di essere più creativi e più spontanei, senza retorica.
Allo stesso tempo, La felicità è un sistema complesso è stato anche un contesto diverso, la storia e i personaggi erano diversi, questo ci ha permesso di non ripeterci.

Una scena tagliata del film.

Jacopo Musicco
“Conosco la vita, sono stato al cinema."

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