In effetti Il Risveglio della Forza non è male

 

Carlotta Fantuzzi

Uscito il 16 dicembre nelle sale italiane, l’attesissimo settimo capitolo della saga di Star Wars — Il Risveglio della Forza — è ambientato cronologicamente circa quarant’anni dopo la saga degli anni Ottanta, come primo episodio di una nuova trilogia che dovrebbe definitivamente chiudere il ciclo delle vicende della famiglia Skywalker.

tfa_poster_wide_header-1536x864-959818851016

Trattandosi di un primo episodio, ha un carattere fondamentalmente introduttivo: oltre a presentare i nuovi personaggi — la nuova generazione — si raccorda con la vecchia saga reintroducendo gli eroi già conosciuti, come Han Solo e Leia (questa volta anche per il doppiaggio italiano si è deciso di mantenere i nomi originali). La trama, sebbene apra molti scenari e lasci in sospeso alcune domande di peso rilevante, si impernia sostanzialmente sul tema della Ricerca, così come era stato anche per l’Episodio IV, Una nuova speranza. In particolare, i due personaggi principali di questo nuovo episodio incarnano entrambi un tipo di ricerca interiore differente: Rey, una giovane Mercante di Rottami di Jakku, cerca di trovare se stessa attraverso il proprio passato e le proprie origini — che per ora rimangono un mistero — mentre Finn, un ex Assaltatore ribellatosi al redivivo Impero, ora chiamato Primo Ordine, cerca di trovare se stesso in un futuro diverso da quello che gli era stato destinato sin da bambino, assecondando passivamente gli ordini altrui. Anche l’antagonista principale, Kylo Ren, compie la propria ricerca interiore, dilaniato dalla dicotomia tra Lato Chiaro e Lato Oscuro della Forza, proprio come l’antenato Darth Vader — anche lui mascherato — che cerca di emulare, eppure più simile all’Anakin dell’Episodio III che al Darth Vader della serie originaria: non si trova alla fine di un cammino che sbocca nella redenzione o nell’oblio, ma al suo inizio, quando ogni decisione può ancora fare la differenza.

Kylo_Ren-Artwork

Ma la ricerca nel film è anche materiale e non solo interiore, ed è qui che più si vedono le somiglianze con l’Episodio IV. Luke Skywalker diventa il nuovo Obi-Wan/Joda: tutti lo cercano, perché è da lui che dipende la sopravvivenza dell’Ordine dei Jedi e quindi della Resistenza stessa.

Se questo nuovo capitolo è figlio della trilogia degli anni Ottanta per trama, ambientazioni e personaggi, indubbiamente è figlio della trilogia degli anni Duemila per quanto riguarda gli effetti speciali — a dir poco abbaglianti — che riguardano soprattutto le armi impiegate dai personaggi, prima fra tutte il cannone laser della base Star Killer, che per ricaricarsi ha bisogno di prosciugare l’energia di un sole ed è in grado di disintegrare interi sistemi. Una sorella maggiore della Morte Nera, la cui potenza però ci viene mostrata in tutta la sua forza distruttiva, in un silenzio attonito, quasi catartico, di fronte ad un universo allibito.

Grazie al ritorno in scena di Han Solo, Chewbacca e dei tanto amati droidi C3-PO, R2-D2 e il neo aggiunto BB-8, ritroviamo quella vena ironica ed umoristica che forse era un po’ mancata nella trilogia degli anni Duemila e che qui torna a fare capolino fra il pathos, la nostalgia e il dolore.

Il Lato Oscuro è rappresentato dal nuovo assetto dell’ex Impero Galattico, il Primo Ordine, che ben più dell’Impero mostra un fanatismo quasi religioso e un aspetto coercitivo piuttosto simile a una versione distorta e malefica dell’Ordine dei Jedi, che abbiamo imparato a conoscere nella trilogia del Duemila. Il Leader Supremo Snoke (interpretato magistralmente dall’ormai esperto della motion capture Andy Serkis, già Gollum, King Kong e Caesar ne l’Alba del Pianeta delle Scimmie), a differenza dell’Imperatore Palpatine, sembra interessato a costruire una nuova gerarchia di adepti al Lato Oscuro, attraverso l’Ordine dei Cavalieri di Ren, e non soltanto un controllo politico militare assoluto.

Se l’Impero era un assetto politico il Primo Ordine è un movimento spirituale militarizzato.

Ancora una volta quindi ci troviamo di fronte a una Resistenza, ultimo baluardo combattivo di una Repubblica allo stremo delle forze, costretta a nascondersi e senza rappresentanti di quel redivivo Ordine Jedi che Luke Skywalker aveva lasciato intendere voler ricostruire. Eppure il sostanziale silenzio dei personaggi su questo punto e alcuni flashback mirati lasciano aperta una questione di vitale importanza per la sopravvivenza del Lato Chiaro.

Insomma, l’Episodio VII, per la sua trama lineare, si potrebbe dire esplicativa, è l’inizio di una trilogia che ancora deve esplodere in tutto il suo potenziale, con un pubblico ormai reso esigente, temprato da sei film che hanno appassionato non una ma due generazioni — e tutti coloro che stanno nel mezzo. Il Risveglio della Forza stuzzica i palati più fini, e lascia intravvedere ciò che sarà — forse ingannando tutti, e nulla sarà come ce lo si potrebbe immaginare adesso, nella migliore tradizione Star Wars.

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta