È tornato X–Files. “In cielo e in terra ci son piú cose di quante non ne sogni la tua filosofia”

Carlotta Fantuzzi
@lottie_btac

Torna a farsi vedere sul piccolo schermo a ben 14 anni dalla conclusione della serie televisiva e ad 8 dal secondo film la serie televisiva sull’indagine paranormale più famosa di tutti i tempi – X-Files – con una miniserie che si presenta come una diretta continuazione del filum narrativo classico.

I want to believe. Questo è lo slogan divenuto ormai un cult della serie, scritto sul poster nell’ufficio di Fox Mulder all’FBI. Voglio crederci. È intorno a questa affermazione che girano nel bene e nel male le prime nove stagioni della serie e proprio per mantenere quella linea di continuità con il passato si concretizza anche come punto centrale di questa nuova serie, anche se, in un certo senso, tutto è come prima e non lo è nulla. Se infatti nella serie originaria era Dana Scully, il medico patologo partner dell’agente Mulder a dubitare con occhio critico e talvolta un malcelato scetticismo, di fronte alle evidenze di attività aliene sulla terra, in questo nuovo capitolo della serie, appare la ferrea e decisa sicurezza di Fox Mulder come in bilico e sul punto di crollare, anzi di evolvere. Le esperienze decennali dei due ex agenti dell’FBI verranno messe alla prova e a poco a poco tutte le loro sicurezze, così duramente e dolorosamente constatate, sembreranno svanire, per lasciare il posto a qualcosa di molto più sinistro e mostruoso, umani contro umani, una serie di menzogne lunga decenni.

Sembra non mancare fin dalla prima puntata di questa nuova serie l’impronta straordinariamente statunitense — teoria del complotto governativo, terrorismo e corsa agli armamenti, denuncia politica e una certa dose di autocondanna (che è anche autoelogio), nulla manca delle principali paure che gravano sul cuore degli americani. Una nazione che si guarda attraverso gli specchi distorti che solo l’argomento del paranormale/extraterrestre può fornire e che riesce, possiamo dirlo, a dare il meglio di sé nella spettacolarità e nella grandiosità apocalittica. Una aspettativa di creatività, in un certo qual modo macabra, che gli americani raramente disattendono. Un calcare la mano sulla possibilità di eventi apocalittici e colpi di stato che, stranamente non fanno clamore e non esacerbano esageratamente perché perfettamente inserite nel loro contesto ideale, il mondo extraterrestre, dove per definizione tutto può succedere.

Quello che apparentemente è stato messo in stasi, a differenza del mondo che li circonda e di loro stessi sembra essere il rapporto fra i protagonisti, una certa suspense fatta di mezze frasi, parole non dette, occhiate, che lascia spazio all’immaginazione degli spettatori (o più probabilmente, in questo caso, alle puntate seguenti). Un enorme bolla si interpone tra i protagonisti, che gli amanti della serie hanno imparato ad amare ma che adesso sono cresciuti e cambiati, qualcosa è rimasto in sospeso fra loro, si vede che qualcosa è cambiato, ma fa parte del gioco non svelare subito quale sia l’inghippo, e gli autori qui ci riescono con l’assoluta maestria di chi ha a che fare con due attori che si conoscono da tempo e che vestono i panni dei personaggi bene quasi quanto i propri.

Nel complesso questo nuovo avvio di stagione si colloca nel mezzo fra coloro che già amavano la serie e coloro che desiderano intraprenderne la visione, ci sono elementi strettamente legati alla serie originale che lo rendono quasi una perla per intenditori, ma anche spunti interessanti che aprono le porte su una futura generazione di appassionati di X-Files. Se ci può essere un momento ideale per il rilancio di una serie riguardante esseri non terrestri, probabilmente è proprio questo. Un riavvio di serie che in realtà più che riaccendere la fiamma, riscalda gli animi. Una serie familiare nel proprio orrore distopico, che grazie alla sua longevità e al grande seguito è diventata parte dell’immaginario comune e che non risente come di un errore quello di essere tornata sostanzialmente uguale a se stessa ma ne guadagna ricollocandosi la dove 14 anni fa aveva lasciato il vuoto. Una serie, X-Files, che merita di essere vista, perché tutto sommato vale la pena lasciarsi terrorizzare dalla possibilità che, magari scavando sotto gli arabeschi narrativi e le improbabili teorie, qualcosa di vero ci sia, perché, come diceva Amleto “In cielo e in terra ci son più cose, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia”.

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