Europa sì, Europa no? David Cameron al World Economic Forum 2016

Laura Loguercio

Durante il proprio discorso presso il World Economic Forum di Davos, in Svizzera, il primo ministro britannico David Cameron ha posto davanti alla comunità internazionale il rischio che la Gran Bretagna si ritiri dall’Unione Europea.

Davanti al pubblico di Davos, Cameron, senza peli sulla lingua, afferma infatti che “l’Unione Europea sta diventando sempre più impopolare in Gran Bretagna” e ricorda come da lungo tempo ormai i governi a lui precedenti promettano un cambio di direzione senza però mai presentare un piano effettivo che coinvolga non solo le forze al vertice ma anche – se non soprattutto –  la popolazione.

Cameron ha giustificato il suo ultimatum a Bruxelles con le seguenti argomentazioni.

  1. Il primo tema caldo è la competitività: l’Europa rappresenta ¼ dell’economia globale, ma si dimostra ancora arrancante nei confronti di potenze come gli Stati Uniti. Cameron punta quindi sullo snellimento del sistema burocratico e sulla revisione delle politiche per il digitale, i servizi e l’energia al fine di creare nuove reti commerciali dalle quali tutti gli enti coinvolti possano trarre beneficio.
  2. Il secondo punto sottoposto al banco di prova è la valuta europea. Cameron si dichiara favorevole a “incentivare la prosperità dell’Eurozona in quanto principale partner economico della Gran Bretagna” ma, allo stesso tempo, egli mira a conferire al gruppo una conformazione più flessibile che possa agevolare lo sviluppo tanto per i paesi che ne fanno parte quanto per quelli che preferiscono mantenere le propria valuta. A sostegno di questa tesi il premier definisce  “assolutamente inaccettabili” i numerosi tentativi di salvataggio portati avanti dall’Unione in occasione della crisi greca, con i quali la valuta inglese è stata sfruttata per evitare la bancarotta di un’altra moneta.
  3. Cameron prosegue chiamando il suo paese fuori dalla sempre più pretenziosa sovranità che l’Unione Europea esercita sugli stati membri, ricordando che “la Gran Bretagna è una nazione fiera e indipendente che, simultaneamente, vuole essere parte dell’Europa”. Il primo ministro si dichiara a favore della cooperazione in ambito economico, diplomatico e climatico ma non la accetta sul campo politico. Vuole forse dare rinnovato rilievo all’equazione mio lo Stato, mie le regole?
  4. Ultimo, ma non per importanza, arriva il principe degli argomenti, il tema che da mesi apre (tragicamente) le prime pagine delle principali testate e che fa litigare sempre di più i vari schieramenti politici: l’immigrazione. Il premier inglese definisce la Gran Bretagna come “una delle migliori democrazie multietniche del pianeta” ma ricorda che oggi il paese accoglie, secondo le ultime stime, 340 000 persone all’anno. La pressione scatenata da questi movimenti è diventata troppo forte: “non ci preoccupano le origini, la provenienza, la mescolanza di culture. Il problema sono i numeri” afferma Cameron.

brexit

Il primo ministro britannico spera di riuscire a trovare un accordo favorevole per entrambe le parti in causa entro il Consiglio Europeo convocato per febbraio.

Se il piano proposto in quell’occasione, però, non dovesse risultare soddisfacente il ministro non ha fretta e ricorda di poter aspettare fino al 2017 per convocare un referendum con il quale raccogliere i pareri della popolazione. “Sfrutteremo tutto il tempo necessario per prendere la giusta decisione”.

Approfittando del novero di possibilità offerte dal World Economic Forum, il presidente al 10 di Downing Street ha inoltre rivolto un appello alle compagnie finanziarie invitandole a far sentire la loro voce riguardo alla questione ormai universalmente riconosciuta come Brexit. La Goldman Sachs ha generosamente risposto donando un importo a sei cifre alla campagna a favore della permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea.

Le modalità e le conseguenze di una possibile uscita del paese dall’UE non sono ancora del tutto chiare e i tecnici sfornano nuovi dati ogni giorno. La retorica di Cameron, però, non ha lasciato dubbi: se l’Europa non deciderà di adeguarsi, la Gran Bretagna rinuncerà alla sua membership nell’Unione.

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