In effetti Orgoglio e pregiudizio e zombie non è male

Nel 2009 lo scrittore Seth Grahame-Smith (che ha scritto anche Abraham Lincoln, cacciatore di vampiri per capire subito di che personaggio stiamo parlando) pubblica Orgoglio e pregiudizio e zombie, un abile rifacimento del classico di Jane Austen, che, come si intuisce dal titolo, oltre a essere sorprendentemente fedele all’originale nella trama, narra di un mondo popolato di zombie. E, in caso qualcuno avesse dei dubbi, stiamo parlando di zombie veri, morti viventi con un appetito inesauribile per il cervello umano, e le metafore sull’alienazione della società contemporanea non c’entrano niente. Il libro finisce presto tra i best seller del New York Times. Pochi giorni fa, il 4 febbraio 2016, nei cinema è arrivato persino il film.

L’enorme successo di un’operazione creativa all’apparenza così assurda può, in un primo momento, lasciare basiti.

A nessuno che sia intellettualmente razionale, si pensa, verrebbe mai in mente di accostare Jane Austen ai morti viventi. Tuttavia sfido chiunque sia fan di Orgoglio e Pregiudizio a non comprare un romanzo che inizia nel seguente modo: “È una verità universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello.” L’incipit omaggia quello originale, uno dei più famosi della letteratura inglese e, e al tempo stesso lo stravolge completamente: il risultato è un misto di divertimento, curiosità e sospetto.

Set Grahame-Smith ha di sicuro avuto un ammirevole faccia tosta nell’imbrattare di sangue e cervella umane il capostipite di tutte le commedie romantiche e nell’attirare in modo così plateale l’attenzione, ma è bene ricordare che la riscrittura dei mostri sacri della letteratura è stata praticata con devozione da non pochi romanzieri post-moderni.

Finito l’anelito all’originalità assoluta nato durante il Romanticismo, esauriti gli sperimentalismi modernisti, agli scrittori contemporanei è rimasta la spiacevole convinzione che non ci fosse più niente di nuovo da inventare. Fortunatamente la cosa non ha portato all’afasia del mercato editoriale (d’altronde il mercato editoriale è una macchina onnivora e inarrestabile), ma alla rivalutazione della letteratura del passato e all’idea di ingaggiare una sfida creativa con autori morti da tempo, ridefinendo il concetto del plagio. È impossibile plagiare Jane Austen, è troppo nota, è venerata, è morta da troppo tempo, quindi, chi si crede all’altezza, può accomodarsi e lanciarsi nell’impresa della riscrittura. Riscrivere non è affatto semplice, il prodotto finale deve essere un abile intreccio, contenere al suo interno ciò che è fondamentale dell’opera da cui si sta attingendo ed elementi di nuovo. Se si ha successo, si avrà un libro che è ricco di strizzate d’occhio e citazioni, in bella vista per gli occhi di chi le sa vedere – il lettore nostalgico, che legge e rilegge i grandi classici, e non chiede di meglio della legittimazione letteraria della fanfiction – , ma che è al tempo stesso un’opera compiuta e indipendente, apprezzabile anche da chi legge per la prima volta in vita sua.

Seth Grahame-Smith riscrive nel modo giusto, ed Orgoglio e pregiudizio e zombie è un prodotto apprezzabile sia dai letterati più snob sia dagli amanti della letteratura d’intrattenimento.

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Al contrario di ogni aspettativa e della legge di Murphy, altrettanto valido è il film da pochi giorni uscito nelle sale.

PPZ – Pride and Prejudice and Zombies riesce a essere ironico, divertente, pop, trash e romantico. Il tutto non mancando di veicolare quell’atmosfera di campagna inglese di fine Ottocento che è uno dei segni distintivi della penna di Jane Austen.

Per i fan della scrittrice, quelli che abbiano un minimo di senso dell’umorismo s’intende, la visione può essere delle più godibili. Non solo si trovano tutte le citazioni del libro che si possono desiderare, ma il regista, Burr Steers, si diverte a inserire numerosi rimandi anche alla famosissima mini-serie BBC del 1995, quella con Colin Firth nei panni di Mr. Darcy, come anche al più recente film diretto da Joe Wright nel 2005. Il cast è prelevato dalle serie televisive più in voga del momento, Game of Thrones, Downton Abbey e Shameless, con una spettacolare Lena Headey (Cersei Lannister) a interpretare la temibile Lady Catherine de Bourgh, che invece di essere la vecchia aristocratica con la puzza sotto il naso dell’originale, è la spadaccina più famosa d’Inghilterra, che ha dedicato la vita intera allo sterminio degli zombie.

Così le piacenti signorine in abiti vittoriani sono anche spietate guerriere che girano con fucili a tracolla e pugnali infilati nei reggicalze. Le giovani donne di ultima generazione, che hanno passato l’adolescenza a cercare di decidere cosa fosse più desiderabile, se essere affascinanti in abito lungo e corpetto o se abbracciare il culto di Xena la Principessa Guerriera, possono finalmente porre fine ai loro tormenti: le sorelle Bennet di quest’ultimo, oltraggioso (glorioso) ed essenziale adattamento cinematografico di Orgoglio e Pregiudizio sono il migliore dei compromessi.

In conclusione: la visione è consigliata, a patto che si sia consapevoli che non si sta andando a guardare un film horror sugli zombie, e che si sia disposti e mettere in gioco la propria passione per Jane Austen con allegra auto-ironia.

Bianca Giacobone
Studentessa di lettere e redattrice di Vulcano Statale. Osservo ascolto scrivo. Ogni tanto parlo anche. E faccio il mondo mio, poco per volta.

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