Pirateria e pirati: dalla realtà alla leggenda

Carlotta Fantuzzi

Alcuni elementi dell’immaginario fantasy — come elfi e draghi — sono palesemente irreali, fantastici, impossibili. Ma alcune tipiche categorie di personaggi di fantasia traggono origine da figure originariamente tutt’altro che fantastiche: per esempio, i pirati.

Soprattutto negli ultimi anni, il grande e il piccolo schermo ci hanno offerto numerose rivisitazioni della storia della pirateria, a partire dai Pirati dei Caraibi alle diverse versioni, animate e non, della favola di Peter Pan. In letteratura non mancano ovviamente anche ritratti più realistici della pirateria, come L’Isola del Tesoro di Stevenson, che nonostante qualche espediente narrativo per rendere la vicenda più avvincente rimane nella sfera del verosimile: probabilmente non sono mai esistiti né il Capitano Flint né Long John Silver, ma sarebbero potuti esistere.

L’intreccio tra la storia di questi personaggi di invenzione e le reali vicende dell’isola di New Providence, nei Caraibi, sono il soggetto principale della serie televisiva Black Sails. La serie, che si presenta come un prequel alle vicende narrate da Stevenson, non ha come unici protagonisti i personaggi fittizi del romanzo, ma anche numerosi pirati e bucanieri realmente esistiti, le cui vite burrascose non si discostano poi tanto da quelle documentate: un chiaro connubio fra l’invenzione e la realtà, con un piede nel romanzo di Stevenson e uno nella storia di alcuni tra i pirati più famosi delle Americhe. Al momento sta andando in onda la terza stagione su Starz (AXN sulla pay TV italiana)

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Le vite di pirati come Edward Teach, detto “Barbanera”, Charles Vane, Henry Morgan e Bartholomew Roberts sono al limite dello straordinario oltre che della legalità. Le loro vicissitudini — sullo sfondo dei primi anni del XVI secolo — prendono quasi sempre le mosse non da un conflitto con la marina di Sua Maestà, ma al contrario da una ligia fedeltà alle sue regole, di cui cercarono di disfarsi una volta giunti sul teatro caraibico. Ci riuscirono solo per pochi anni.

Tra i primi e più famosi pirati della storia troviamo quei Morgan e Bartholomew che vengono citati in Pirati dei Caraibi come autori del Codice della Pirateria: il primo divenne tra i bucanieri più potenti di tutti i mari, a capo di una flotta di navi conquistata grazie al proprio temperamento e alla propria astuzia, che gli permise di tenere sotto scacco per molti anni la flotta spagnola. Il secondo, famoso per ferocia e determinazione, riuscì in due soli anni di attività pirata a depredare oltre quattrocento navi e a seminare il terrore nei Caraibi, punendo con la morte qualunque funzionario governativo osasse condannare un pirata.

Il pirata più famoso di tutti i tempi, il più rappresentato e indubbiamente il più temuto fu però Edward Teach, meglio conosciuto come Barbanera.

Da Pirati dei Caraibi, a Black Sails al recentissimo Pan, sono molte le pellicole che lo vedono come protagonista assoluto, trasformandolo nel bucaniere per antonomasia. Se nei vari adattamenti finzionali ha sempre il ruolo dell’antagonista, non è per caso: si dice fosse estremamente crudele persino con il proprio equipaggio, arrivando a punire con la morte qualunque tipo di insubordinazione, e che avesse una particolare tendenza ad incutere timore nella ciurma riproducendo addirittura una sorta di ambiente infernale attraverso zolfo e fumo, e che egli stesso facesse di tutto per apparire più una figura mitologica che un essere umano.

Queste descrizioni possono sembrare folkloristiche, e sicuramente sono servite come spunto per la costruzione del personaggio cinematografico di Barbanera che oggi conosciamo — spietato, crudele e calcolatore — ma appare chiaro dagli annali che furono proprio l’astuzia, la capacità di manovrare persone ed eventi, nonché il pugno di ferro e gli espedienti spettacolari che resero Edward Teach il pirata più ricercato di tutte le Americhe, fino alla sua uccisione — per mano della marina britannica — nel 1718.

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Così, il fenomeno della pirateria è andato ben oltre al reale e brevissimo lasso di tempo entro cui abbordaggi e razzie furono realmente perpetrati. Il periodo d’oro della pirateria durò soltanto vent’anni, dal 1700 al 1720 circa, ma i miti e le storie che cominciarono a diffondersi allora si protraggono fino ad oggi: da Jack Sparrow a Hector Barbossa ai pirati di One Piece, ogni pirata è ispirato almeno in parte alla figura, alle gesta, alla follia o all’astuzia di un pirata reale.

Questo è forse il retaggio maggiore, per la letteratura, di una parentesi storica che sarebbe potuta passare inosservata. Proprio nel Paese che più di ogni altro voleva schiacciare la pirateria, da Stevenson in poi i pirati sono entrati stabilmente a far parte della cultura popolare: un felice esempio di come il fantasy sia capace di dare voce alla Storia, anche se in modo non convenzionale.

In copertina: un’illustrazione di John Lawrence per L’Isola del Tesoro di Stevenson

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