Capire Elena Ferrante

Di Elena Ferrante si è parlato tanto negli ultimi anni, forse troppo. Il dibattito circa la reale identità dell’autrice della quadrilogia de L’Amica Geniale non accenna a smorzarsi, come dimostra da ultimo l’articolo di Marco Santagata uscito su La Lettura di domenica scorsa, nel quale viene esposta la teoria – già confutata – secondo cui dietro il nome della Ferrante si celerebbe la storica napoletana Marcella Marmo.

Elena Ferrante, attualmente candidata al Man Booker Prize 2016 per il primo libro della serie, avrebbe scelto di celare la propria identità per restituire centralità all’opera letteraria, per garantire alla scrittura uno spazio autonomo scindendo il vincolo tra prodotto letterario e figura fisica dell’autore, spesso matrice di confusione e cattive interpretazioni.

Elsa Morante, negli anni ’50, sosteneva che la vita privata di uno scrittore non fosse che pettegolezzo, qualcosa di inutile, ininfluente per il lettore.

Elena Ferrante non fa che ribadire il concetto, portando l’idea all’estremo. Ipocrita o ben intenzionata che sia, la scrittrice sembra convinta della sua scelta, e così anche la casa editrice E/O, che, attraverso Twitter, commenta con toni di scherno questa continua ricerca di informazioni sulla vita dell’autrice.

Attorno ai libri della Ferrante c’è un continuo affannarsi alla ricerca di notizie inutili, pareri superflui, congetture insensate. Negli Stati Uniti, molto più che in Italia, la quadrilogia, tradotta da Ann Goldstein, ha riscosso un successo fuori dal comune: la serie ha venduto più di 750.000 copie e l’ultimo libro, Storia della bambina perduta, uscito in traduzione lo scorso settembre, è stato inserito dal New York Times nella classifica dei dieci migliori libri del 2015. Strand, famosa libreria newyorkese, ha allestito le tre vetrine su Broadway con le – oggettivamente brutte – copertine de L’Amica Geniale, e pare che spuntino come funghi le tesi di laurea incentrate sulla storia di Lina e Lenù.

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Eppure, leggendo diverse recensioni, sembra che ci sia un’incomprensione di fondo alla base del successo oltreoceano de L’Amica Geniale. In primis, negli Stati Uniti la serie è intitolata The Neapolitan Novels, un sottotitolo in bella vista anche sulle copertine dei quattro romanzi e inesistente nell’originale italiano. La localizzazione geografica della storia narrata dalla Ferrante sembra essere un elemento fondamentale per la critica statunitense, che spesso calca sul presunto legame indissolubile tra i vari personaggi del romanzo e la Napoli violenta e ferita del secondo dopoguerra.

L’ambientazione partenopea è certamente un elemento importante, ma non può essere considerato il punto cruciale della saga. L’Amica Geniale è la storia psicologica di due donne, di due amiche, nemiche, rivali, a tratti sorelle cresciute in un quartiere degradato di una città italiana degli anni cinquanta.  Napoli rimane perennemente sullo sfondo – con il profilo del Vesuvio ben visibile dal rione in cui vivono i personaggi principali – ma non prende mai il sopravvento, non diventa mai protagonista. Le storie di violenza, corruzione e degrado che fanno da contorno alla vicenda principale – tutta interiore – potrebbero essere ambientate in altre città del Sud Italia, e il libro, molto probabilmente, non perderebbe nemmeno in minima parte la sua efficacia e la sua potenza.

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Ciò che rende interessante l’opera di Elena Ferrante non è tanto la trama, piuttosto banale, quanto la minuziosa e crudele descrizione della psicologia femminile – motivo per cui è stata scartata l’ipotesi secondo cui dietro lo pseudonimo della Ferrante si nascondesse un uomo – e del difficilissimo rapporto tra una coppia di amiche, relazione fatta di ansia, di invidie malcelate, e di sentimenti segreti, così inquietanti da risultare inconfessabili.

L’introspezione psicologica dei personaggi della Ferrante – soprattutto della protagonista e voce narrante, Elena Greco, detta Lenù – è tanto precisa e puntigliosa da risultare a tratti disturbante, e non stupisce che la critica statunitense abbia spesso messo questo aspetto in secondo piano, andando a sottolineare invece una centralità della città di Napoli, appiattita e stereotipata come “centro della brutalità” (così nella New York Review of Books).

L’Amica Geniale, però, non è il romanzo della Napoli anni cinquanta con le vespe guidate senza casco e le donne in costume da bagno a righe, e insensati risultano tutti quegli articoli-guida turistica – tanto cari al pubblico americano e, ultimamente, anche a quello italiano – sulla “Napoli di Elena Ferrante, un insieme di luoghi, che  – non serve essere un critico per capirlo – assumono nell’opera una mera funzione di “paesaggio d’anima”, perdendo la loro fisicità ed esternando, nel loro degrado o nella loro bellezza estrema e fittizia, lo stato d’animo dei protagonisti.

Sono poche le recensioni che sottolineano l’importanza dell’aspetto psicologico nei libri della Ferrante (tra queste, degne di nota sono sicuramente quelle di Joanna Biggs per la London Review of Books e quella della temutissima Michiko Kakutani per il New York Times), forse perché quella patina da romanzo rosa non troppo impegnato risulta più efficace, forse perché l’idea di una bella storia sentimentale ambientata in una Napoli in bianco e nero sembrava più allettante, o forse perché semplicemente si aveva  paura di spaventare il lettore moderno, che vede la lettura come momento di svago, piacevole, leggero, poco impegnativo. Forse è più facile fingere che un libro sia superficiale e piatto quanto la sua copertina, e forse si ha paura ad ammettere che un romanzo così “banale” possa racchiudere un aspetto inquietante e disturbante. Di certo è più divertente concentrarsi sulla voce narrante e chiedersi se Elena sia un alter ego dell’autrice, invece di ascoltarla davvero, analizzare quei sentimenti bui che descrive alla perfezione e ritrovarsi ad ammettere di averli provati, almeno una volta nella vita.

 

Francesca Motta
Studio Lettere, scrivo (meglio se di inutilità), non ho idea di cosa sia il dono della sintesi, a volte fotografo, spesso inciampo, ascolto molto volentieri.

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