Del: 6 Marzo 2016 Di: Redazione Commenti: 0

Elena Cirla

In America, si sa, the bigger the better: ogni evento pubblico finisce per essere sempre e comunque faraonico, dal Super Bowl al Super Tuesday. Quest’ultimo, appena svoltosi, ha portato in testa i due canditati (super) favoriti delle elezioni presidenziali di quest’anno: Hillary Clinton per il fronte democratico e Donald Trump per quello repubblicano. Gli Stati in cui si votava erano dodici, i due ne hanno conquistati la metà; nell’ombra, invece, rimangono Bernie Sanders, democratico, aggiudicatosi solo il “suo” Vermont, Ted Cruz e Marco Rubio, repubblicani vincitori, rispettivamente, in Texas e in Minnesota.

Hillary Clinton aveva già tentato la dura scalata alla Casa Bianca nel lontano 2008, anno della schiacciante vittoria di Obama, che l’aveva però ricompensata con l’incarico di Segretario di Stato. Ora è lei al centro dell’attenzione, in uno scontro a fuoco con Trump, il più repubblicano dei repubblicani, l’uomo più incline agli insulti al mondo (fatto che, secondo alcune fonti, preoccuperebbe molto il marito Bill). A conti fatti, la Clinton ha trionfato in 7 stati (Georgia, Virginia, Tennessee, Alabama, Arkansas, Texas e Massachusetts); stesso risultato per Trump (Georgia, Alabama, Tennessee, Massachusetts, Virginia, Arkansas e Vermont).
Ora che la Clinton è ufficialmente in un mare pieno di squali, quali saranno le difficoltà e sfide maggiori per lei?

Climate Change

Su questo fronte Hillary si pone nel solco di Obama, ricalcando le ultime proposte fatte alla conferenza mondiale sul clima e l’energia tenutasi a Parigi pochi mesi fa. La sfida principale, per la Clinton, sarà quella di aumentare i centri produttori (e produttivi) di energia pulita, con l’idea di diminuire le emissioni dannose del 30% entro il 2025 e dell’80% entro il 2050. Molto ambiziosa, ritiene di poter promuovere l’energia green anche attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro (con un riempimento del pay gap, ovviamente), uniti all’utilizzo di 500 milioni di pannelli solari, che donerebbero all’America il primato di paese più pulito e più efficiente sul fronte green. In aggiunta, la Clinton vuole investire 60 miliardi di dollari nella cosiddetta “Clean Energy Challenge”, instaurando una partnership con città e campagne e donare loro gli strumenti necessari per tagliare sulle emissioni di gas serra.

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College

Sul lato dell’istruzione, la Clinton si schiera contro le lobbies e le élites delle più famose Università statunitensi, proponendo un piano rivoluzionario (anche se magari non altrettanto rivoluzionario di quello del rivale Sanders), che permetta a chiunque di frequentare atenei pubblici nel proprio Stato e laurearsi senza contrarre debiti studenteschi. La questione dei debiti studenteschi, in effetti, è un problema molto serio negli Stati Uniti, e spesso costituisce una vera e propria barriera sociale. È stata stimata una diminuzione media di 2000 dollari a studente, nel caso questo provvedimento venga effettivamente attuato. Risposta molto democratica ad una situazione fortemente elitaria, mentre su questo punto i repubblicani non propongono nulla. Possibile rivoluzione?

Immigrants

È questo uno dei fronti di massimo scontro nella battaglia Clinton-Trump: quest’ultimo, notoriamente intransigente nei confronti dell’immigrazione – soprattutto messicana – imporrebbe, in qualità di presidente, un maggior controllo dei flussi migratori nei territori di confine, come il Texas, e il rafforzamento della grande recinzione che divide quest’ultimo dal Messico. Al contrario, il programma della Clinton prevede di assicurare un sistema meno rigido, con la fine della detenzione familiare e la chiusura dei centri di detenzione di immigrati privati; inoltre, dalla volontà di aiutare ulteriormente le realtà più bisognose, nasce la proposta di espandere l’accesso all’assistenza sanitaria a tutte le famiglie.

LAS VEGAS, NV - FEBRUARY 23:  Republican presidential candidate Donald Trump speaks at a caucus night watch party at the Treasure Island Hotel & Casino on February 23, 2016 in Las Vegas, Nevada. The New York businessman won his third state victory in a row in the "first in the West" caucuses.  (Photo by Ethan Miller/Getty Images)

Health care

“Un’assistenza sanitaria accessibile è alla base dei diritti umani”: è questo lo slogan che ha scelto la Clinton per affrontare questo delicatissimo tema. Dire che l’assistenza sanitaria dev’essere accessibile significa considerare ogni aspetto del problema: anche i prezzi dei medicinali, infatti, verranno abbassati notevolmente, per rispondere alle esigenze di ogni paziente. Altro tema molto scottante – e molto criticato dai conservatori – è l’introduzione di un programma di supporto, sia fisico che psicologico, per le donne che necessitano di aiuto in ambito sessuale (sia contraccettivo che abortivo).

È noto l’attaccamento dell’ex first-lady a questa tematica, per cui lotta almeno dal 1979, anno in cui, in qualità di presidente del Comitato consultivo per la salute rurale dell’Arkansas, si era focalizzata sull’espansione dell’accesso all’assistenza sanitaria nelle aree più isolate dello stato. Come altra grande sfida, la Clinton si focalizza sulla prevenzione del morbo di Alzheimer, proponendo un programma di azione che prevede l’investimento di 2 miliardi di dollari per il raggiungimento di una effettiva cura entro il 2025. Anche in questo caso l’accento cade sulla ricerca, tema molto caro all’ex Segretario di Stato, che, in tutto il suo programma, dona molto spazio alla causa.

Women’s rights and oppurtunities

Punto principe della campagna elettorale della Clinton è quello dedicato ai diritti delle donne e le pari opportunità. Il programma muove da tre proposte cardine: 1) aumentare gli stipendi delle donne per renderli pari a quelli degli uomini; 2) difendere le donne e la loro salute; 3) lottare per il congedo parentale retribuito e la custodia dei bambini a prezzi accessibili. Una delle prime urgenze è sicuramente chiudere il pay gap, che non permette il raggiungimento dell’uguaglianza economica e sociale tra i sessi, e aumentare il salario minimo, “considerando che quello attuale non è sufficiente per soddisfare le necessità di base degli americani”.

Poiché le donne rappresentano quasi i due terzi di tutti i lavoratori a salario minimo, molte vivono questa realtà ogni giorno. Secondo la Clinton, un salario minimo superiore contribuirebbe a colmare il divario retributivo di genere, sollevare milioni di donne dalla povertà, e avrebbe un effetto a catena in tutta l’economia americana. Ancora, la proposta di una maggiore attenzione al grave problema degli assalti sessuali nei college: secondo una stima, infatti, 1 studentessa su 5 viene violentata durante il suo percorso di studi all’interno del campus universitario. Oltre a fornire un supporto completo alle vittime, la proposta è di garantire l’equo processo per tutti in un procedimento disciplinare che incorpori il campus nel sistema di giustizia penale; infine, di aumentare i programmi di educazione e di prevenzione della violenza sessuale, non solo al college, ma anche nella scuola secondaria.

Indubbiamente le sfide saranno grandi e le battaglie sempre più ardue. Ora non si può far altro che attendere i pronostici del New York Times e di tutti i giornali statunitensi, come da tradizione, e ancora di più l’8 novembre 2016, quando il mondo conoscerà il 45° presidente degli Stati Uniti d’America.

Photo credits: Ethan Miller/Getty Images

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