Il risultato del referendum svizzero lascia ancora molte incognite

Barbara Venneri

  • Il 28 febbraio gli svizzeri sono stati chiamati alle urne e hanno detto un chiaro “no” all’iniziativa popolare “Per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati” proposta da UDC (Unione Democratica di Centro), un partito politico di destra. L’iniziativa è stata respinta con il 58,9% dei voti, in modo unanime da parte di tutti i cantoni ad eccezione del Ticino, dove il 59,4% degli elettori si è dimostrato favorevole alla proposta. Questo dato non coglie certo di sorpresa: il cantone confinante con l’Italia, maggiormente interessato dall’immigrazione e dal lavoro dei cosiddetti frontalieri, si era già espresso favorevolmente all’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”.
  • Già nel novembre del 2010 la Svizzera aveva accolto l’iniziativa “Per l’espulsione degli stranieri che commettono reati”, che prevedeva la revoca del permesso di soggiorno e il divieto di entrata sul suolo rossocrociato per gli stranieri colpevoli di reati gravi come l’omicidio intenzionale o la violenza carnale. Nel 2012, gli stessi promotori hanno depositato una nuova iniziativa per l’attuazione della prima, ritenendo che il Parlamento e il Consiglio federale avessero inserito una clausola con la quale l’espulsione avrebbe potuto essere sempre impedita. Infatti, se l’espulsione non è nell’interesse pubblico e se lo straniero è nato o cresciuto in Svizzera, il giudice può decidere di non allontanarlo.
  • L’iniziativa per l’attuazione chiedeva quindi che l’espulsione degli stranieri fosse possibile anche senza la sentenza del giudice e che fosse eseguita indipendentemente dalla pena e la gravità del reato. Un “sì” a questa proposta avrebbe comportato una vistosa contraddizione con il principio di proporzionalità, dato che non sarebbero prese in considerazione le circostanze di ogni singolo caso, andando contro ai diritti fondamentali sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dal Patto dell’ONU.
  • Inoltre, l’espulsione automatica sarebbe stata in contrasto con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone e avrebbe probabilmente inasprito i rapporti con l’Europa, già messi a dura prova dopo l’accettazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”.
  • Alain Bühler, un esponente di UDC, ha commentato il risultato del referendum affermando che “le promesse fatte dai contrari durante la campagna elettorale sono ben impiantate nelle menti degli elettori svizzeri. I Giudici e la famigerata “clausola di rigore” saranno i grandi sorvegliati da parte dell’elettorato e dell’UDC”.

Alain Bühler, candidato UDC per il Municipio a Lugano

  • Il “no” dei cittadini svizzeri apre quindi un’altra strada: in un momento non ancora specificato entreranno in vigore le modifiche di legge proposte dal Parlamento nel marzo del 2015 che, sebbene siano in armonia con i diritti umani e con il principio della proporzionalità, rimangono dure e severe e gettano un’ombra sul risultato referendario del 28 febbraio.
  • Nella stessa consultazione, il popolo svizzero è stato chiamato a esprimersi anche su altri tre oggetti. L’iniziativa popolare “Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate” è stata respinta con il 50,8% dei voti, come anche il referendum “Contro la speculazione sulle derrate alimentari” (59,9%). È stata invece approvata con il 57% dei voti la legge federale che autorizza la costruzione di un secondo traforo attraverso il San Gottardo.
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