“L’Italia non è un Paese per lupi,” la battaglia del WWF contro gli abbattimenti legali

Barbara Venneri

Il 22 dicembre 2015 il Ministero dell’Ambiente e l’Unione zoologica italiana hanno presentato il Piano per la gestione e la conservazione del lupo in quattro punti principali, uno dei quali prevede l’abbattimento legale di 60 esemplari ogni anno.

Entro il mese corrente, in una data ancora da stabilire, la Conferenza Stato-Regioni dovrà valutare la proposta, mentre il WWF già da alcune settimane ha dato inizio ad una petizione contro l’approvazione di questo piano.


La proposta
Il lupo, inserita come specie vulnerabile nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, in Italia è presente soprattutto nell’Appennino e nella parte occidentale delle Alpi. Prima di essere dichiarato specie protetta nel 1971 in Italia si contavano appena 100 di questi esemplari. Nel 1979 secondo la Convenzione di Berna vengono anche vietate l’uccisione, il commercio e la distruzione delle tane. Grazie a queste nuove direttive il numero di specie presenti sul suolo italiano raggiunge i 1800 nel 2013, anche se la sua conservazione rimane costantemente minacciata in particolar modo dall’uccisione illegale.  In base a questi dati la Direttiva Habitat, come riportato nel Piano, considera la popolazione del lupo nell’Appennino in Stato di Conservazione Soddisfacente, mentre nelle Alpi è ancora in fase di assestamento. In questo contesto il Piano della gestione e conservazione del lupo propone i suoi quattro obiettivi principali:
“1. Mantenere le attuali tendenze demografiche e l’attuale areale della popolazione su scala appenninica e migliorarne la conoscenza;
2. Migliorare lo stato di conservazione della popolazione alpina fino al raggiungimento di una popolazione minima vitale (con esplicito riferimento ai parametri previsti per lo Stato di
Conservazione Soddisfacente definito dalla Direttiva Habitat) in collaborazione con tutti Paesi dell’arco alpino e consentendo la graduale colonizzazione dell’intero arco alpino, in modo da permettere il ricongiungimento con le popolazioni balcaniche;
3. Realizzare la coesistenza tra lupo e attività antropiche e l’attenuazione dei conflitti attraverso una loro puntuale verifica, monitoraggio, prevenzione e mitigazione coordinati su scala regionale e nazionale.
4. Rendere operativa una politica di gestione partecipata dai principali gruppi di interesse.”


È il terzo punto che ha fatto mobilitare WWF e le associazioni animaliste, che ritengono questo programma rappresenti un passo indietro nella conservazione di una specie che a lungo è stata in grave rischio di estinzione.
Nonostante l’introduzione delle norme del 1971, l’uccisione illegale è sempre stata usata con il tacito consenso delle istituzioni per contenere i conflitti tra l’uomo e il lupo. Secondo i propositori del Piano sarebbe più efficace introdurre la possibilità di appellarsi a una deroga alla protezione per poter rimuovere o abbattere un lupo secondo specifiche circostanze, come già fatto altri Stati con un’alta presenza del predatore.

L’abbattimento del lupo può essere concessa solo in cinque casi:

“(a) la popolazione è in Stato di Conservazione Soddisfacente; oppure, il prelievo non pregiudica il percorso della popolazione verso uno Stato di Conservazione Soddisfacente;
(b) sono stati messi in opera, ove possibile, gli strumenti di prevenzione più adatti alle condizioni locali;
(c) il prelievo non influenza negativamente lo stato della popolazione;
(d) la dimensione della popolazione è conosciuta e la rimozione strettamente monitorata;
(e) non esiste altra soluzione valida per mitigare gli specifici conflitti sociali ed economici rilevati (e.g. compensazione, indennizzi, ecc.)”
Infine, l’abbattimento legale dei lupi può essere consentito solo a 60 ogni anno, nonché il 5% della popolazione esistente.

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La petizione
In risposta al Piano, WWF ha presentato una petizione rivolta a Gianluca Galletti, Ministro dell’Ambiente e a Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, in cui chiede di non permettere le uccisioni in deroga delle norme poiché ogni anno vengono già abbattuti circa 300 lupi, ossia il 15-20% della popolazione, tra bracconaggio e incidenti stradali. Nella petizione WWF sottopone anche le seguenti richieste:
• Aumentare la lotta al bracconaggio attraverso un aumento delle pene e delle sanzioni e un potenziamento della vigilanza con l’attivazione di squadre specializzate nella prevenzione e nelle indagini antibracconaggio;
• Aumentare il contrasto al randagismo e affrontare con maggiore determinazione il problema dell’abbandono dei cani per prevenire il fenomeno dell’ibridazione con il lupo;
• Applicazione e valutazione dell’efficacia degli strumenti di prevenzione e protezione dei danni alla zootecnia;
• Garantire un tempestivo e completo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, senza disparità di trattamento tra le diverse Regioni;
• Attuazione di una seria e costante campagna per la tutela del lupo con particolare riguardo al ruolo svolto dai mezzi di informazione;
• L’avvio di un monitoraggio della specie a scala nazionale e scambio delle informazioni a livello trans-frontaliero per le Alpi.

Le ragioni del Ministero dell’Ambiente
Secondo la bozza del Piano presentata l’espansione della popolazione del lupo rappresenta un inevitabile conflitto con l’uomo.
• La presenza del lupo in zone che precedentemente non abitava minaccia i singoli allevatori. Infatti il lupo tende a concentrarsi in un luogo specifico e in assenza di misure preventive efficaci, il numero di esemplari presenti aumenta sempre di più. Perciò, anche se le perdite economiche sono globalmente minime, il predatore provoca danni insostenibili all’allevatore o a una piccola comunità. Anche introducendo dei sistemi di prevenzione il risultato sarebbe comunque inefficace perché comporterebbe “un incremento di lavoro e risorse, nonché il confinamento degli animali domestici in spazi ristretti, con conseguenze sulla nutrizione e qualità di produzione” mentre “l’indennizzo da solo è insufficiente a risolvere il conflitto e spesso non è nemmeno adeguato a predisporre positivamente l’opinione pubblica”.
• Le attività dell’uomo come le escursioni e lo sfruttamento dei boschi o anche installazioni di strade e stazioni sciistiche potrebbero coinvolgere aree abitate dal lupo interferendo con l’attività del branco.
• I cacciatori sono allarmati perché il lupo potrebbe sottrargli una buona parte di disponibilità della selvaggina.


Le ragioni di WWF
Secondo il WWF, l’abbattimento del lupo non risolverebbe i problemi che affrontano gli allevatori, ma invece aggraverebbe la situazione. Infatti quando i lupi sono soggetti ad attività venatorie, i branchi si sgretolano e il lupo, non essendo più in grado di cacciare animali selvatici, andrà a cercare nutrimento nelle pecore. Inoltre il gregge e il bestiame può essere facilmente difeso dai cani da pastore. Riguardo alle tensioni dei cacciatori, WWF assicura che le prede cacciate dai lupi sono notevolmente minori rispetto a quelle cacciate dall’uomo e che l’impatto sulla caccia sarebbe minimo.

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