L’ultimo ambasciatore statunitense in Siria, mentre gli Stati Uniti irrigidiscono il Visa Waiver Program

Susanna Causarano

In Siria l’Ambasciata statunitense è stata chiusa il 6 febbraio 2012. Nell’ottobre 2012 gli USA hanno ritirato dall’ambasciata il diplomatico Robert Ford, l’ultimo ambasciatore rimasto prima che sospendessero completamente le attività diplomatiche.

Stando a quanto diceva in quel periodo il Dipartimento di Stato, non era più possibile operare in una situazione di sicurezza per ambasciatori e personale della struttura.

Inoltre pare che Ford si fosse inimicato il governo siriano, avendo preso contatti con gli oppositori al regime di Bashar Al Assad – Ford era già stato richiamato in patria nel 2011 dopo aver ricevuto minacce per il proprio sostegno alle manifestazioni anti-governative.

Eppure nella Siria di oggi, devastata rispetto a quella di tre anni fa, e più precisamente a Damasco, vive con la famiglia e lavora l’ambasciatore Thomas Webber. Nato a Buffalo 71 anni fa, Webber insegna inglese al liceo Charles De Gaulle e non ha intenzione di lasciare il paese. “Sono qui da molti anni, ho la mia vita. L’ambasciata è chiusa, le attività diplomatiche sospese, ma io resto. Non c’è nessuna ragione che mi farà muovere da qui. Ho anche già comprato la tomba, voglio essere seppellito a Damasco”, spiega all’Associated Press.

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Webber è l’unico statunitense “puro” rimasto in Siria, insieme a siriano-americani, e questo sembra essere per lui motivo di orgoglio. “I rischi ci sono ovunque. Ogni volta che prendo l’auto controllo bene sotto e quando sono per strada sto attento.” Fa una certa impressione leggere di tanta tranquillità, da parte chi vive in un paese allo sbando. Talmente allo sbando che il 21 gennaio di quest’anno gli Stati Uniti hanno reso fattive le modifiche proposte nel 2015, con l’inasprirsi della lotta al terrorismo, al Visa Waiver Program.

Il Visa Waiver Program (VWP)  è il programma del Governo degli Stati Uniti che permette ai cittadini di un Paese di recarsi negli USA, per turismo o affari, per un periodo di 90 giorni senza un visto e di cui fa parte il Sistema Elettronico per l’Autorizzazione al Viaggio (ESTA).

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Il provvedimento entrato in vigore pochi mesi fa, impedisce sostanzialmente ai cittadini di Paesi dove vige il VWP, che hanno soggiornato in Iran, Iraq, Sudan o Siria a partire dal primo marzo 2011 e ai cittadini di Paesi VWP in possesso di doppia cittadinanza iraniana, irachena, sudanese o siriana, di viaggiare ed essere ammessi negli Stati Uniti. Ovviamente per chi è costretto a recarsi o è stato costretto a farlo per motivi familiari, umanitari o di emergenza, è possibile comunque entrare negli Stati Uniti seguendo una procedura, con l’aiuto dell’ambasciata. Viene da chiedersi però come si possa fare, poniamo il caso, dalla Siria, dove appunto l’ambasciata non è più operativa.

Un ambasciatore yankee che non opera più, un’ambasciata fantasma e le difficoltà di chi dovrà spostarsi. Le domande sono tante.

Webber potrebbe essere protetto, visto che nel 2012 Ford era scappato a gambe levate o è solo un americano fatalista molto affezionato alla terra che l’ha ospitato per anni? Questi provvedimenti per incrementare la sicurezza sono davvero efficaci o hanno il risultato di ostacolare chi da nascondere non ha nulla, se non la propria vita normale o addirittura l’intenzione di portare aiuti in zone sempre più devastate da guerre assurde, senza nemmeno riuscire a far fronte alla minaccia terroristica che pare eludere in scioltezza controlli e divieti?

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