Carsten Höller impone l’eccesso del divertimento al Pirelli HangarBicocca

Chiara Azzollini
@AzzChiara
Foto HangarBicocca

Pirelli HangarBicocca è il miglior spazio espositivo di arte contemporanea a Milano. L’ingresso è sempre gratuito e le porte chiudono alle 23, per cui non avete scuse per non andare a dare almeno un’occhiata.

Aperta fino al 7 luglio, preparatevi per “Doubt”, delirante personale dell’artista tedesco Carsten Höller, curata da Vincente Todolì.
Muri di mattoni, di pietra, di suoni costellano lo spazio e ne creano di nuovo: sono stanze di ogni tipo, danno spazio all’immaginazione e ci si può entrare, non è un museo di teche. Campane oblunghe pendono dal soffitto, hanno diversi spessori e ci si può passare in mezzo per il lungo e per il largo, creando vari suoni, più bassi, più acuti, un frastuono da rimbambire. C’è la casa di carta e cartone, ci si arrampica su tre livelli e anche dove non si dovrebbe, così arriva la guardia, cortese, e chiede di scendere. Usciti di lì si può entrare in un corridoio di pareti bianche ed elastiche e se si guarda a terra ci sono istruzioni precise per poter interagire.

Screen-Shot-2016-04-18-at-174402-“Interattiva” è l’aggettivo più adatto alla mostra, ma la brochure dell’inaugurazione non corrisponde alle opere raccolte nella stanza. C’è anche un foglio di indicazioni e precauzioni per epilettici, anziani, bambini, ma le installazioni non sembrano così pericolose. Questa in effetti è la mostra “Architecture as Art” curata da Nina Bassoli e per arrivare alle Navate, dove è ospitato Höller, non si sa come fare. Non ci sono porte né passaggi, per schiarire la mente è meglio andare fuori e sedersi tra gli specchi ondulati dell’ennesima opera d’arte. Ecco, si vede un piccolo ingresso e una guardia che osserva la gente stranita che esce e la gente strana che entra. È fatta, Carsten Holler si nasconde, ma alla fine si fa trovare.

1Ad accogliere i visitatori c’è una signorina che da il via per entrare in un corridoio stondato da arcate decorate di lampadine. È la prima opera: Y, del 2003, intitolata così perché ha la forma della lettera. Si può scegliere se andare a destra o a sinistra, basta seguire l’istinto, per ritrovarsi comunque davanti ad altri due ingressi speculari. Dietro alle Division Walls, del 2016, non è dato vedere. Si vede solo la costruzione su più piani dalla quale bisogna necessariamente passare – come una sorte di iniziazione. La scelta è ancora tra la porta a destra o quella a sinistra, ma una volta dentro, in ogni caso, si sale e si sale, lasciandosi dietro la luce. Sempre più avvolti dal buio, si cammina sempre più piano, c’è chi ride per sdrammatizzare, chi sbatte contro il muro. Procedendo a tentoni si comincia a scendere. La luce lentamente riappare e, storditi, ci si ritrova catapultati nel sogno di Höller.  

Come fosse la tana del coniglio di Alice, Decision Corridors, del 2015, è l’incipit di un percorso simmetrico, si può stare a destra o a sinistra, ma alla fine ci si riunisce nei due corridoi: Milan Swinging Corridor e Light Corridor, del 2016. L’uno, in polistirolo, traballante e deformato, l’altro più solido nell’architettura, ma straniante a causa delle luci stroboscopiche. I sensi, dopo essere stati storditi per bene, come quando si scende dall’ennesimo giro sulle montagne russe, cedono e i due lettini vaganti che ci si ritrova davanti sembrano quasi un miraggio , perfetti per riprendersi.

2Sono i Two Roaming Beds (Grey) del 2015, brandine da ospedale montate su carrelli automatici che le portano in giro per l’ultima stanza della mostra, vuota, illuminata a intermittenza dagli echi di luce di Light Corridor. L’ambiente diventa ancora più ostile perché, al contrario delle altre opere, con questa non si può interagire — si può solo assistere ai fantasmi del divertimento di Carsten Höller. Fantasmi perché, nonostante il tutto abbia le sembianze di un parco divertimenti, le giostre girano lentamente, le impressioni volute dall’artista sono più simili all’agonia che alla spensieratezza. I giochi sono interattivi, ma la sensazione è quella di essere in un mondo futuristico dove lo svago è proposto all’esagerazione, come fosse un dovere e quindi perdesse la sua originale funzione. Lo spazio di Pirelli HangarBicocca si sposa perfettamente con lo stile delle opere e, usciti dalle mura dello stabile, in quel quartiere industriale periferico, si ha il dubbio che il divertimento imposto contestualizzato in uno scenario alienante, Höller lo abbia tratto proprio dal mondo circostante.

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