Metalmeccanici in sciopero per il contratto nazionale

Barbara Venneri

Alle 9.30 di questa mattina i metalmeccanici si sono riuniti in Piazza San Babila per partecipare allo sciopero nazionale dalla durata di quattro ore indetto da FIOM (Federazione Impiegati Operai Metallurgici), FIM (Federazione Italiana Metalmeccanici) e UILM (Unione Italiana Lavoratori metalmeccanici) in seguito ad una serie di incontri poco soddisfacenti con Federmeccanica e Assistal, durante i quali si era discusso del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro.

Il motivo dello sciopero di oggi risale al 5 novembre scorso, quando Federmeccanica e Assistal hanno presentato la propria proposta di rinnovamento del contratto collettivo nazionale di lavoro. La proposta si riassume in 11 punti, tra i quali i più importanti riguardano welfare, formazione e diritto allo studio, orario di lavoro e trattamento economico. L’ultimo di questi punti è ritenuto inaccettabile da FIOM, FIM e UILM, tanto da aver creato un nodo talmente forte che dopo tredici incontri ancora non si riesce a sciogliere.

Come si legge dal documento rilasciato da Federmeccanica, nell’anno 2016 non ci sarà alcun aumento salariale sui minimi per poter assorbire i 74,85 euro in più che erano stati erogati negli anni 2013-2015. Federmeccanica stabilirà quindi un salario minimo di garanzia al quale a partire da gennaio 2017 si aggiungerà l’elemento perequativo pari a 37,31 euro mensili, che percepirà solo chi si trova al di sotto della soglia del primo. Inoltre i salari minimi di garanzia per livello verranno rivalutati ogni anno in base al tasso d’inflazione di quello precedente. I tre sindacati non potevano accettare questa proposta e già in un comunicato rilasciato da UILM il 22 dicembre 2015 avevano replicato che, sebbene apprezzassero una serie di proposte normative sul diritto alla formazione, ne criticavano fortemente gli aspetti salariali, perché esclude dagli aumenti contrattuali tutti coloro che hanno voci retributive collettive e/o individuali aggiuntive rispetto ai minimi contrattuali, cioè sono esclusi il 95% o più dei lavoratori e delle lavoratrici”.

Già alle 9.30 il gruppo di manifestanti comincia a contare un buon numero di persone, ma è intorno alle 10 del mattino che il corteo prende forma, fra striscioni, cori e bandiere di FIM, FIOM e UILM. Da piazza San Babila gli scioperanti, gridando “Conquistiamoci il contratto nazionale!”, si sono mossi verso la sede di Assolombarda Confindustria, dove sono intervenuti Michele Zanocco, segretario nazionale FIM, Mario Ghini, segretario nazionale di UILM e Maurizio Landini, segretario generale di FIOM.

Michele Zanocco, riguardo le trattative sul contratto nazionale, ha precisato che:

Se da una parte registriamo davvero avanzamenti su alcuni diritti come formazione, diritto allo studio, sanità integrativa e assistenza complementare, dall’altra invece continuano ad esserci importanti distanze su temi quali le trasferte, gli appalti, l’inquadramento professionale, i trasferimenti collettivi. Ma è soprattutto sui temi dell’orario di lavoro, sulla partecipazione alla contrattazione e sul salario che Federmeccanica dà il peggio di sé in questa fase contrattuale. Sull’orario vuole che lo straordinario sia pagato dopo le 40 ore e legato all’effettiva prestazione, sulla contrattazione e sulla partecipazione da una parte chiede che il salario aggiuntivo sia legato alla produttività sul luogo di lavoro, dall’altra nega l’estensione della contrattazione territoriale. In più dice che dà 260 euro a questi lavoratori, ma non li dà contrattando con il sindacato: li vuole dare sotto forma di premio, di welfare, di formazione.

Landini, che ha concluso il presidio, ha dichiarato: 

Il fatto che siamo ancora qui insieme, insisto su questo punto, significa che la domanda che viene anche dai luoghi di lavoro è quella dell’unità dei lavoratori come condizione per cambiare e combattere le scelte sbagliate che le imprese stanno facendo e anche le politiche sbagliate fatte dal governo, a partire da una vera riforma delle pensioni e dal fatto che oggi bisogna smetterla di dare soldi alle imprese.

Quello che i sindacati chiedono è che “il contratto nazionale di lavoro continui ad avere un ruolo di aumento del potere d’acquisto dei salari, questo vuol dire che le quote di salario che vi vengono erogate, tanto o poco che riusciamo a conquistare devono essere dati a tutti i lavoratori e a tutte le lavoratrici metalmeccanici”.

Infine il segretario di FIOM ha esortato Federmeccanica a riaprire la trattativa, togliere dal tavolo la proposta del 22 dicembre e rendersi disponibile per cercare un’intesa. “Se questo non dovesse succedere noi siamo pronti a proseguire fino ad arrivare ad altre mobilitazioni e se necessario anche a Roma.

Secondo le prime stime, a Milano il 70% dei metalmeccanici ha aderito allo sciopero. In solidarietà a quest’ultimi, hanno partecipato anche lavoratori di altre categorie come i commercianti, bancari e orafi. FIM, FIOM e UILM hanno presentato lo sciopero come un successo: per fare due esempi, alla KONE Ascensori di Pero ha scioperato il 100% dei lavoratori e alla ASCO Numatics Sirai, che conta 180 dipendenti, ha aderito il 95%.

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