Slackline Meeting 2016, intervista a Sirio Zao

Foto e video Michael James Daniele per Vulcano Statale

Da sabato 23 a lunedì 25 aprile, al Parco di Trenno, si è tenuto lo Slackline Meeting 2016. Ospitato da uno dei parchi piu grandi di Milano che abbraccia la città a nord-ovest, questo ritrovo è diventato negli ultimi anni un importante riferimento per gli amanti della slackline di tutta Italia e non solo.
Ce ne parla l’organizzatore e presidente dell’associazione SlacklineItalia, Sirio “Zao” Izzo.

Sirio

In cosa consiste il meeting e da quanto tempo c’è?
Siamo alla quinta edizione. Il primo che abbiamo fatto non è stato un vero e proprio meeting, abbiamo creato l’evento su Facebook e inaspettatamente è arrivata tanta gente, quindi abbiamo deciso dall’anno successivo di ripeterlo in modo più organizzato e da lì è iniziato a crescere sempre di più. È un ritrovo che nasce dall’esigenza degli slackliners di ritrovarsi perché, essendo uno sport che praticano davvero in pochissimi, ci sono molte persone che non hanno molto stimolo visto che non c’è una struttura dietro (come per esempio nella capoeira con scuole e associazioni). Abbiamo iniziato a organizzare anche una competizione durante il meeting, i workshop e altre attività parallele come la proiezione di film tematici, ma l’idea resta quella del ritrovo tra tutti gli slackliners d’Italia e poi anche internazionali. Due anni dopo, il 19 settembre 2013 è nata l’associazione SlacklineItalia.

Come funziona la competizione che organizzate durante il meeting e che si è tenuta sabato?
La prima è la classica gara di trickline, ovvero di freestyle sulla linea. Si utilizza una corda corta e molto tesa, sulla quale si fanno avvitamenti e salti mortali. Poi, da quest’anno, abbiamo deciso di organizzare anche un contest di longline, sulle linee molto lunghe. Entrambe le gare si sono svolte davanti a una giuria e i vincitori sono stati Lukas Huber, italiano, per al competizione di trickline e Samuel Volery, svizzero, per la longline.

Quanti anni hanno e da dove vengono i partecipanti del meeting di quest’anno?
Hanno tutti tra i 20 e 30 anni, ma abbiamo anche un minorenne e un quasi sessantenne
Sono principalmente italiani (affiancati dallo sponsor Spider Slacklines), ma anche tanti svizzeri, francesi (che partecipano con il loro sponsor Slack.fr), qualche tedesco, qualche ceco e un polacco, per un totale di più di 200 iscritti.

Come nasce la slackline?
Nasce a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, come passatempo di un gruppo di climbers americani che camminava per gioco sulle corde di recinzione dei parchi, sulle catene, su tutto ciò che trovava, come gioco. Poi iniziano a sviluppare l’idea comprando le fettucce da arrampicata al metro e, dopo aver trovato dei modi per metterle in tensione, scoprono che esistono una gamma di possibilità enorme: corda lunga, tesa, alta e cosi si sono sviluppate le varie discipline.
Poi è rimasto latente come sport e legato a un ristretto gruppo di praticanti perché c’era poco scambio. Con l’arrivo di internet ha avuto la possibilità di espandersi, grazie a video, social network. Parallelamente si sono sviluppate le tecniche di tensionamento e, grazie all’utilizzo dei cricchetti e del paranco (un sistema di corde e carrucole), le linee hanno iniziato a poter essere tese maggiormente e di conseguenza si comincia tirare linee più lunghe e linee più tese e quindi nascono la longline e la trickline.

Tu come sei arrivato a praticare questo sport?
Molti ci arrivano tramite l’arrampicata, dove è appunto nata la slackline, io invece ci sono arrivato per altre vie, da solo diciamo. Ho visto un video su YouTube, un’esibizione a Milano, poi mi sono avvicinato sempre di più alla slack durante una vacanza in Brasile. Quando sono tornato, l’ho comprata e ho iniziato ad andare al parco da solo poi pian piano si è creato un gruppo e ora siamo qui.

Riprese di Michael James Daniele
In sottofondo: On a Wing – Podington Bear

Quanto ci si mette ad imparare?
Dipende da moltissimi fattori: tra cui quanto impegno e passione ci metti tu e quanto talento hai. Io ho notato che è abbastanza inaspettata la predisposizione alla linea: ci sono persone che non hanno mai fatto nulla a livello atletico, non hanno una particolare abilità motoria, ma poi quando fanno slackline si trovano totalmente a proprio agio dall’inizio. Allo stesso tempo non è detto che gli atleti siano avvantaggiati perché hanno un background motorio più elevato.

È una cosa un po’ fuori dal comune: la predisposizione alla slackline non parte dalla preparazione fisica, per quanto la preparazione fisica sia comunque importante, per esempio quando si sale di livello.

Sulla trickline è fondamentale l’allenamento acrobatico e quando si fa longline o highline serve anche una capacità di concentrazione notevole.

Ci troviamo davanti dunque a uno sport che, grazie alla sua multidisciplinarità, attrae sia gli atleti sia chi è interessato a fare meditazione?
Certo, c’è chi pratica slackline per cercare il trick estremo e chi invece è in cerca di una sorta di benessere interiore.
La longline necessita di una capacità di concentrazione molto alta per un lungo tempo e questo ti fa entrare in una sorta di stato meditativo, come una vera e propria meditazione. Se sei troppo teso non riesci a controllare la linea, allo stesso tempo se sei troppo rilassato perdi la concentrazione: l’obiettivo è quindi raggiungere uno stato di meditazione in cui hai un equilibrio prima psichico che fisico e questo ti porta poi a poter avere l’equilibrio in senso stretto.

La slackline quindi offre la possibilità di potersi rilassare, anche in un contesto urbano. Forse questo è anche il motivo per cui ha preso molto piede in città.
Sì, noi siamo fortunati perché viviamo in una città con parchi grandi e pianeggianti, chi vive per esempio in Liguria non ha le stesse possibilità di trovare un posto dove montare una longline. A Milano esci di casa, prendi la metro, trovi un parco, monti una slack e in 10 minuti hai il modo di rilassarti. Anche se in realtà la slackline nasce nell’ambiente della montagna e con l’idea di portare la slack in alto: l’obiettivo principale dell’allenamento a terra è poi di portare la linea in altezza. È una forma più estrema e più coinvolgente. Poi ovviamente c’è a chi non interessa questo aspetto ed è solo interessato al piacere dell’acrobazia. La trickline si può anche montare indoor, ma a Milano ci sono poche palestre perché serve molto spazio e la praticano poche persone che usano le palestre solo nei mesi invernali.

È possibile che la partecipazione in aumento di giovani che passano interi pomeriggi ad allenarsi nei parchi abbia un legame con la nuova sensibilità green delle città?
Secondo me è il contrario: è la slackline che ha portato la gente fuori di casa, o almeno è stato così per me.

Elena Buzzo
Studentessa di Lettere Moderne. Scrivo per non parlare. Mi piace il cinema, la birra, ma non il gelato.

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