Del: 20 Maggio 2016 Di: Redazione Commenti: 0

Carlotta Ludovica Passerini

È morto Pannella. Il leader dei radicali, da tempo malato di cancro, si è spento all’età 86 anni nella clinica Nostra Signora della Mercede a Roma.

All’anagrafe Giacinto Pannella (Marco era il suo secondo nome), nasce a Teramo nel 1930, da padre italiano e madre svizzera-francese. L’ambiente in cui cresce gli permette di maturare ideali liberali, antirazzisti e antifascisti e ciò lo spinge ad occuparsi di politica.

All’età di soli quindici anni, si iscrive al Partito Liberale Italiano. Poi, nel 1955 se ne distacca e fonda il Partito Radicale, di cui diventa segretario nel 1963 e per cui milita fino agli ultimi giorni di vita.

È stato deputato in Parlamento dal 1976 al 1992, mentre nel 2004 è stato eletto al Parlamento Europeo con la Lista Bonino.

Si definiva socialista, liberale, ecologista, anticlericale, antiproibizionista, non-violento, anti-militarista ed è noto per il suo impegno, soprattutto per quanto riguarda la difesa dei diritti civili nel nostro paese.

A lui si devono due grandi conquiste, il divorzio (legge Fortuna del 1965) e la possibilità per le donne di non abortire in clandestinità.

Si è battuto anche per la depenalizzazione delle droghe leggere e persino il poliziotto che lo aveva arrestato durante una manifestazione su questo tema, Ennio Di Francesco – ex capo della Narcotici – gli ha scritto una lettera di scuse, e poi si è tesserato al Partito Radicale.

Pannella era promotore della non-violenza, e per questo si definiva “gandhiano”.

Fra le sue proteste, si ricordano gli scioperi della fame e della sete. Il più lungo ha avuto una durata di circa tre mesi, dal 20 aprile al 19 luglio 2011: alla veneranda età di 81 anni, Pannella ha ingerito solo liquidi, protestando per le condizioni dei detenuti nelle carceri d’Italia, tema che gli stava a cuore.

Accanto agli scioperi della fame e della sete, ai sit in, agli interminabili comizi e alle manifestazioni, fra le iniziative non-violente sostenute dal leader radicale, ricordiamo quelle di opposizione alle leggi sull’ordine pubblico e al divieto di manifestazioni imposto nel 1977 dall’allora Ministro degli Interni Francesco Cossiga.

Nel suo impegno politico Pannella ha sostenuto caldamente l’applicazione dello strumento del referendum. Dalla regolarizzazione di tale strumento, negli anni Settanta, il leader radicale ha promosso numerose raccolte firme a sostegno delle campagne referendarie.

Inoltre, Marco Pannella ha fondato Radio Radicale, emittente legata all’omonimo partito, nel 1977. Ed è proprio questa radio che ha annunciato la sua scomparsa, con il Requiem di Mozart in sottofondo.

Pannella è sempre stato apprezzato da tutti i partiti politici e ha avuto riconoscimenti anche internazionali, come quelli di Jean Paul Sartre, Eugene Ionesco e del Dalai Lama, accanto a quelli di Montale, Montanelli e Pasolini.

È stato un uomo che ha lottato per la libertà, ha seguito i propri ideali, indipendentemente dalle ideologie di partito, contro cui si è sempre opposto: “Io non credo nelle ideologie. L’ideologia te la fai tu con quello che ti capita, anche a caso”. Le parole riportate da Pannella nella rivista Playboy Italia nel 1975 hanno suscitato scalpore, come del resto il pensiero del leader radicale.

Era una figura libertina, e lo si può notare ad esempio quando ha sostenuto la candidatura della pornostar Cicciolina, Ilona Staller all’anagrafe.

Sono molti i messaggi di cordoglio per la morte del leader radicale. Il premier Matteo Renzi commenta così la sua scomparsa: “Vorrei a nome mio personale e del governo e della forza politica che rappresento fare un grande omaggio alla storia di questo combattente e leone della libertà”.
Segue il messaggio di Piero Grasso: “Dobbiamo moltissimo a quest’uomo forte e appassionato che, come accade raramente, è sempre stato stimato anche dai suoi avversari. Con lui se ne va un protagonista assoluto della storia repubblicana e delle battaglie per i diritti civili”.

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