Captain America: Civil War apre un “nuovo mondo” per l’universo cinematografico Marvel

Per andare a vedere Captain America: Civil War bisogna tenere a mente due premesse. La prima è che questo è un film dedicato a Capitan America e pensato per chiudere una storia sviluppata nel corso dei lungometraggi a lui dedicati, e non un seguito di Avengers: Age of Ultron. Allo stesso tempo, però, ogni personaggio presente nella pellicola ha il suo spazio e la sua caratterizzazione. Tutti subiscono un’evoluzione – chi più radicale, chi più leggera –, e il film finisce per assumere la funzione di ponte tra lo status quo della Fase Due e il “nuovo mondo” che sembra delinearsi per questa Fase Tre del Marvel Cinematic Universe.
La seconda premessa è rivolta in modo particolare ai fan del fumetto: non bisogna aspettarsi una trasposizione fedele dell’omonima saga cartacea. Fin dal principio, l’universo cinematografico Marvel si è sempre differenziato dai fumetti, cercando di rimanere fedeli alla natura dei propri personaggi ma proponendo storie ed avvenimenti diversi. Forse perché Civil War rappresenta una delle saghe più di successo degli ultimi anni molti fan si sono accaniti contro la pellicola ancora prima della sua uscita per le ovvie differenze che già si potevano notare dai trailer e le pubblicità. Ma come nessuno si aspettava una trasposizione fedele della saga Age of Ultron, ambientata addirittura in un universo parallelo a quello canonico Marvel, per il secondo film dei Vendicatori, allo stesso modo nessuno deve aspettarsi la stessa Guerra Civile pubblicata dieci anni fa sulla carta – come è ingiusto paragonare un universo narrativo con più di cinquant’anni sulle spalle ad uno che ne ha meno di dieci.

Fatte queste premesse, il film si presenta con la classica formula dei lungometraggi Marvel: leggero e dinamico – forse anche troppo: la telecamera che si agita durante le scene d’azioni infastidisce parecchio e non fa pienamente apprezzare le splendide coreografie dei combattimenti –, con una trama lineare ma non banale e soprattutto ricchissimo di citazioni agli altri film e serie tv del Marvel Cinematic Universe – vero motivo di soddisfazione dei fan più nerd. L’umorismo tipico delle pellicole Marvel-Disney è distribuito in maniera diversa rispetto al solito: viene concentrato nella parte centrale della pellicola – quella più chiassosa e colorata – mentre lascia all’inizio e nella conclusione un’atmosfera più cupa e tesa, che rappresenta bene la tensione tra i vari supereroi.

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I personaggi che compaiono nella pellicola sono moltissimi (unici grandi assenti sono Thor ed Hulk, i quali però compariranno insieme in Thor: Ragnarok previsto per fine 2017), ma il ruolo da protagonisti viene affidato a Steve Rogers e Tony Stark. Il dilemma etico, trattato in modo un po’ superficiale e sbrigativo per portare ad una radicalizzazione dei due punti di vista per passare il più in fretta possibile allo scontro, unito da entrambe le parti ad alcune motivazioni personali porta i due supereroi a concludere le evoluzioni messe in moto nei film precedenti: Capitan America passa dall’essere il soldato americano per eccellenza all’incarnazione vivente dell’ideale di libertà, mentre Iron Man mette in discussione la sua natura vanagloriosa e piena di sé per diventare un uomo spaventato dal suo stesso potere e bisognoso di regole.
Il film svolge un buon lavoro nel dipingere i due personaggi alternativamente come vittima e carnefice, in modo da non dare ragione a nessuno e lasciare allo spettatore la scelta da che parte stare, fino alla fine.
Un altro personaggio a cui prestare l’attenzione è ovviamente Spider-Man. Grazie ad un accordo tra i Marvel Studios e la Sony – al momento detentrice dei diritti cinematografici dell’Uomo Ragno – è stato finalmente inserito (probabilmente in seguito: in alcune scene l’aggiunta successiva del Ragno è chiara) nel grande universo cinematografico Marvel e fa il suo debutto proprio in questo film. Tom Holland è il terzo attore in quindici anni a incarnare Peter Parker e il suo alter ego, ma si differenzia dai primi due poiché interpreta una versione di Spider-Man particolarmente giovane. Questo rappresenta una boccata d’aria fresca per il pantheon dei supereroi Marvel – quasi tutti tra i trenta e i quarant’anni – e risulta una mossa vincente. L’attore sembra particolarmente a suo agio e soprattutto particolarmente fedele allo spirito del personaggio, sia quando è nei panni del nerd Peter Parker, sia quando volteggia tra computer grafica e ragnatele nel costume da Uomo Ragno. Anche se dovremo aspettare l’uscita di Spider-Man: Homecoming per giudicare meglio, per ora Tom Holland sembra essere il miglior amichevole Uomo Ragno di quartiere ad aver calcato le scene di Hollywood.

Captain Amerca: Civil War è la degna conclusione di una trilogia partita in sordina ma cresciuta col tempo, e riesce nel doppio scopo di concludere – almeno in parte – la storia di Steve Rogers e di introdurre allo spettatore la nuova fase del Marvel Cinematic Universe. Probabilmente non il miglior film attraverso cui approcciarsi alle storie dei supereroi, ma assolutamente da guardare per chi ha apprezzato anche solo uno dei personaggi presenti nella pellicola. L’assenza di un villain particolarmente importante si fa sentire – cosa non affatto nuova per i film Marvel, ma che bisogno c’è di un nuovo nemico quando non ci si può più fidare nemmeno degli amici?

Erin De Pasquale
Studente di Lettere. Amo i videogiochi, fumetti, serie tv e libri: se esiste qualcos’altro là fuori, non voglio saperlo.

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