Io, Ignazio Marino e lo sciopero dei controllori di volo

Sembrava un normalissimo venerdì 17 giugno all’aeroporto di Lamezia Terme, ieri mattina.

Il mio volo Alitalia delle 12:20 per Londra con scalo a Roma Fiumicino era in orario. Assieme a me, tanti turisti dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, un ragazzo diretto a Boston, due vecchie signore a Toronto, tutti diretti alla capitale per fare il cambio.

Alle 12:00 eravamo tutti in fila per l’imbarco. Più avanti mi pare di riconoscere Ignazio Marino, ex sindaco di Roma. In effetti la sera del 16 giugno aveva partecipato al “Trame Festival”, il festval di libri sulle mafie di Lamezia, dove ha presentato il suo nuovo libro “Un marziano a Roma”. Provo ad avvicinarmi, quando la voce dell’assistente di volo annuncia che ci sarà un ritardo di quattro ore, a causa di uno sciopero dei controllori del traffico aereo.

La sera prima, facendo il check-in online, avevo letto di un possibile sciopero dei dipendenti ENAV. Avevo seguito il consiglio della compagnia che diceva di controllare lo stato del volo, ma tutto sembrava in ordine. E l’hostess al banco check-in dove avevo imbarcato il bagaglio non mi aveva avvertita di nulla. Poteva davvero essere una decisione dell’ultimo minuto? Sì, come scoprirò poco dopo.

L’hostess spiega la situazione: lo sciopero non è di Alitalia, ma dei controllori di volo. La compagnia (stavolta) non c’entra niente. Tutti i voli ripartiranno dopo le 17, quando lo sciopero sarà finito e intanto bisognerà recarsi al desk dell’assistenza all’interno dell’aeroporto e controllare le coincidenze. In caso, verranno forniti biglietti sostitutivi.

I turisti stranieri aspettano la traduzione in inglese, in una trentina attraversiamo i controlli e ci mettiamo in fila all’ufficio assistenza Alitalia. Sono le 12:45, il caldo è asfissiante, fuori 35 gradi, dentro pochi meno. Dopo circa cinque minuti un nuovo annuncio: il volo per Roma Fiumicino delle 12:20 sta per partire, i viaggiatori sono pregati di recarsi all’uscita 1. Si riparte. Rifacciamo i controlli, un po’ increduli e riformiamo una nuova fila al gate.1740931-alitali

Sembra che qualche controllore di volo non abbia aderito allo sciopero, si può partire. Mentre aspettiamo la navetta per l’aereo sotto il sole le tensioni non mancano. Un turista se la prende con un addetto aeroportuale, che gli chiede di smettere di lamentarsi e di apprezzare il fatto che ci stiano facendo ripartire: “non stiamo giocando”, dice, “stiamo cercando di organizzare tutto il più velocemente possibile e di farvi arrivare a Roma”. Saliamo sull’aereo, sollevati di non tardare o perdere la coincidenza.

Lì mi accorgo che Ignazio Marino è seduto nella fila a fianco alla mia. Sembra tranquillo, e così anche chi lo circonda (una signora riccia dai capelli neri e tanti uomini con gli occhiali, la barba e un forte accento romano). Non sa dove mettere la valigia, ma si accontenta di sistemarla qualche posto più avanti. Qualcuno è in ritardo, ma nel giro di una decina di minuti siamo tutti pronti per il volo.

Contro ogni aspettativa ormai, la voce un po’ nervosa del pilota annuncia che sembra che il 100% dei controllori di volo abbiano alla fine aderito allo sciopero, non si può partire, bisogna scendere dall’aereo. Ci guardiamo in faccia, qualcuno ride nervosamente, qualcuno rimane immobile per qualche attimo. La compagnia di Marino elenca le alternative, ma pare non ce ne siano. Tutti i voli tra le 13 e le 17 sono bloccati, nessuno parte. I treni dalla stazione di Lamezia per Roma sono tutti in ritardo di 3 ore, sembra a causa di qualche incendio (che con lo scirocco degli ultimi giorni ha sicuramente trovato terreno fertile).

Scendiamo trascinando le valigie, torniamo ai controlli, ci riposizioniamo in fila alla cabina dell’assistenza, c’è una sola hostess a dare informazioni a tutti i passeggeri.

Il caldo è tremendo, gli zaini pesano, lo stomaco è vuoto e sono le due. Dopo mezz’ora un nuovo annuncio: è possibile ritirare il voucher snack Alitalia ai desk 8 e 9. I commenti si fanno più acidi, in pochi abbandonano la fila, che si muove lentissima. Una signora si lamenta che i controllori volessero solo guardare la partita (come nel caso dell’agitazione Atac del 13 giugno), altri rispondono che lo sciopero è un diritto, ma che bisognava gestire meglio la situazione. Al banco assistenza Ryanair e Easyjet la fila è ancora più lunga: pare che siano stati cancellati almeno quattro voli e i primi posti disponibili siano il 20 giugno, a distanza di tre giorni.

Alle 3 circa un nuovo annuncio: l’aereo per Roma Fiumicino delle 12:20 parte. Sarà vero? Alcuni restano in fila, altri si muovono verso il gate. Rifacciamo per la terza volta la fila ai controlli, di nuovo per la terza volta la fila al gate.

Saliamo sull’aereo, increduli e incerti se gioire o temere di essere di nuovo rispediti indietro.

Sembra che tutto vada bene, l’aereo si muove, le hostess mostrano le manovre di sicurezza. Mi volto per vedere se Marino è contento quanto me, ma non c’è. Si sarà arreso? Come avrà raggiunto la sua cara Capitale? Forse non lo saprò mai, ma intanto mi chiedo che cosa avesse in mente Ettore Bilotta quando ha disegnato le nuove divise per gli assistenti di volo Alitalia. Sembrano folletti.

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Per chi non lo sapesse i controllori di volo hanno scioperato contro la legge Fornero. I sindacati hanno dichiarato: “I controllori di volo incroceranno le braccia per protestare contro il problema pensionistico derivante dall’applicazione della legge Fornero che determina un duplice sistema dove alcuni controllori possono accedere alla pensione al 60esimo anno di età e altri al 67esimo anno, pur perdendo anch’essi l’idoneità ad operare in frequenza al compimento dei sessant’anni, creando così una classe di esodati. Unica sciopera, invece, contro una discriminazione contrattuale che la vede esclusa dalla contrattualistica pur rappresentando oltre il 50% del personale operativo”.

A Roma Fiumicino sono stati cancellati 115 voli, 56 alle partenze e 59 agli arrivi.

Nonostante tutto, sono riuscita ad arrivare a Heathrow con solo mezz’ora di ritardo.

Maria C. Mancuso
Scrive di agricoltura, ambiente e cibo. Mal sopporta chi usa gli anglicismi per darsi un tono.

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