La Svizzera addolcisce le proprie politiche di accoglienza

Barbara Venneri

In Svizzera il 5 giugno 2016 i cittadini sono stati chiamati a esprimersi sulla modifica della legge d’asilo (Lasi) rispetto alla quale anche Amnesty International aveva raccomandato di votare “si”. La proposta è stata approvata con il 66,8% dei voti e la maggioranza di tutti i Cantoni.

La modifica della legge d’asilo prevede l’approvazione di una nuova procedura per l’accettazione dei rifugiati in Svizzera, mirata a velocizzare le attese dei richiedenti asilo e di conseguenza ridurre i costi.

Si andrà ad aggiungere alla legge approvata e sottoposta ad una fase di test nel giugno del 2013. Il referendum del 2013 prevedeva che la Confederazione avesse il ruolo decisionale riguardo l’alloggio dei richiedenti asilo, previa accettazione e consulto dei Cantoni e dei Comuni. Inoltre aboliva la possibilità di presentare la domanda d’asilo presso le ambasciate svizzere ubicate all’estero, ma introduceva un visto umanitario della durata di tre mesi per le persone in pericolo di vita. Infine, la diserzione e il rifiuto di prestare servizio militare veniva riconosciuto come motivo d’asilo solo se la pena prevista dal Paese d’origine risultava sproporzionata. Queste nuove disposizioni, ampiamente criticate dalla sinistra, avevano inasprito ulteriormente le politiche d’asilo vigenti in Svizzera.

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La nuova procedura garantisce invece in primo luogo una rappresentanza legale gratuita, con il compito di chiarire ai richiedenti asilo ogni dubbio riguardo i loro obblighi e la probabilità di riuscita della domanda d’asilo. Il secondo punto fondamentale prevede che tutte le persone e le organizzazioni coinvolte nell’esame della domanda, come traduttori e rappresentati legali, si trovino nello stesso luogo e in prossimità del richiedente asilo. A tal fine, le procedure saranno dirette dalla Confederazione e non più dai Cantoni e dai Comuni, i quali verranno consultati solo in caso in cui dovessero contestarne l’esito.

A queste nuove leggi non sono certo mancate le opposizioni, in gran parte condivise dalla Lega dei Ticinesi e UDC, partito che aveva lanciato il referendum. In particolare criticavano l’assistenza legale, i corsi di lingua e le cure mediche e dentistiche gratuite sostenendo che in questa maniera i richiedenti asilo sarebbero “messi meglio di qualsiasi altro cittadino svizzero” e che la Svizzera sarebbe diventata molto più attrattiva. Infine sostenevano che i Comuni e le assicurazioni sociali avrebbero dovuto fare fronte ad un innalzamento dei costi poiché “ancora piú persone potranno rimanere in Svizzera, a prescindere dal fatto che la loro vita e integrità fisica siano minacciate o no”.

Nonostante il “sì” del 5 giugno rappresenti un addolcimento delle politiche d’asilo vigenti nella Confederazione, esso non è che una piccola vittoria. Infatti le leggi approvate dal Parlamento nel dicembre del 2012, che limitano notevolmente la nozione di rifugiato, non potevano essere contestate nel referendum.  

È stata invece respinta con il 76,9% dei voti l’iniziativa popolare “Per un reddito di base incondizionato”, che chiedeva che la Confederazione versasse a tutti i cittadini un reddito di base di 2500 franchi per gli adulti e di 625 per i minorenni. Sono state anche bocciate le iniziative popolari “A favore del servizio pubblico” e “Per un equo finanziamento dei trasporti” rispettivamente con il 67,6% e il 70,8% dei voti. La modifica della legge sulla medicina della procreazione è stata invece accettata con il 62,4% dei voti.

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