Il caso Cherasien, quando l’attivismo diventa truffa

Carlotta Ludovica Passerini

Ultimamente si sente spesso parlare di truffe online. E ce ne sono di diversi tipi. Si passa dalle truffe di poco conto, in cui vengono rubate poche centinaia di euro, a truffe di portata maggiore.

Internet è pieno di truffatori seriali che si nascodono dietro annunci molto allettanti. Ed è pieno di individui che si arricchiscono sfruttando la buona fede delle persone.

Uno di questi è il caso di Tytty Cherasien, ovvero Stefania Cianfrini.

Tytty, così si faceva chiamare, era una personalità indiscussa negli ambienti vicini alla questione siriana a Milano. Era conosciuta per il suo impegno nel sociale, con i senza fissa dimora, con i migranti, con gli ultimi. Annoverava fra i suoi contatti di facebook persone di spicco, fra cui Amedeo Ricucci, Cecilia Strada e Alessandra Arrigoni, sorella di Vittorio, e per questo, nessuno ha mai messo in discussione la sua identità. Anzi, la sua credibilità aumentava.

Tytty diceva di essere nata a Tel Aviv, da madre israeliana e padre palestinese. Diceva di parlare arabo, anche se nessuno l’ha mai sentita pronunciare una parola in arabo. Diceva di essere stata più volte in Siria e in Israele, ma niente lo testimoniava.

Per confermare le sue origini, Tytty sfoggiava un tatuaggio con una stella di David e una frase in arabo che doveva dire “restiamo umani”. Tatuaggio che teneva nascosto sotto un polsino di pelle, e che mostrava a pochi, accertandosi prima che non sapessero leggere l’arabo, perché in realtà c’era scritto “resti umani”.

Tytty diceva di aver perso sua figlia di cinque anni a causa di una leucemia fulminante. Nessuno aveva conosciuto la bambina, ma di fronte a situazioni così delicate, le domande che si fanno sono poche.

Tytty diceva che il suo compagno, Micheal D. Kors, era un oncologo pediatrico che operava in Israele e aveva una clinica in Inghilterra, la Magic House, dove curava bambini malati di cancro e abbandonati. E Tytty su internet chiedeva soldi, per finanziare le attività del compagno. Accanto alle richieste di finanziamenti, metteva in rete fotografie di bambini malati di cancro, i bambini della clinica, diceva.

Tytty ha raccolto oltre 2000 euro. Chi ha donato soldi viene da famiglie sensibili al tema, e spesso con familiari malati di cancro. Tytty è stata abilissima a controllare tutto: prima otteneva la fiducia di alcune donne, poi chiedeva loro soldi, dando come IBAN quello del suo conto personale. Ma chi dubita di una madre che ha perso la figlia malata di leucemia, quando si tratta di finanziare cure oncologiche pediatriche?

Tytty-Cherasien

La verità però è emersa, Tytty ha fatto dei passi falsi.

Pare che abbia detto pubblicamente che il suo fidanzato, che lei chiamava Doc, lavorasse come ricercatore presso la clinica Humanitas di Rozzano (MI). Peccato che non esistesse nessun ricercatore di nome Michael all’Humanitas. Da quel momento, chi la conosceva ha iniziato a insospettirsi.

Tytty commette un secondo errore. A dicembre dice che si sta per recare in Serbia, per aiutare i bambini siriani, fermi nel Paese. Riesce a raccogliere qualche centinaio di euro. Qui commette l’errore: manda delle fotografie che dovrebbero ritrarre i bambini appena aiutati in Serbia a chi le ha dato i soldi. Peccato che i bambini ritratti in foto fossero in maniche corte e che in Serbia, a dicembre, le temperature fossero molto rigide. Così, insospettite, le donatrici hanno fatto qualche ricerca e hanno scoperto che le foto inviate da Tytty non erano altro che immagini ritratte da altre associazioni che si occupavano di bambini profughi siriani.

I sospetti aumentano, anche perché le donatrici si rendono conto che Tytty Cherasien e Michael D. Kors non scrivono mai contemporaneamente sui social.

Allora decidono di fare qualche ricerca, e inseriscono la fotografia di Michael su un’app di ricerca volti. Ed è così che compare la foto di Tommaso Ederoclite, giornalista napoletano.

Si è scoperto che non esiste nessun Michael D. Kors, così come non esiste nessuna clinica Magic House.

Pare che Tytty abbia inventato tutto.

Si è scoperto che le fotografie usate da Tytty non erano altro che fotografie prese da internet, da siti di centri che trattano veramente l’oncologia pediatrica.

Si è scoperto che le fotografie che ritraevano il fidanzato, Michael, invece erano state rubate dal profilo Facebook di Tommaso Ederoclite.

Il tutto era stato ben studiato, perché Michael non compariva mai in foto insieme ai bambini malati, né insieme alla stessa Tytty.

Si è scoperto poi che Tytty non ha mai avuto figli, e che la bambina di cui parlava, sua figlia, non era mai esistita.

Diceva di lavorare per l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e di essere una cooperante internazionale. Peccato che all’ONU nessuno la conoscesse. La stessa Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR, dice che il suo nome non compare in nessuna missione né negli uffici.

Piano piano, la verità è emersa, anche se non si conoscono ancora tutte le sfaccettature dell’identità di Tytty.

Si è scoperto il suo vero nome, Stefania Canfrini, che ha 39 anni ed è nata a Civitavecchia.

La millantatrice italiana non conosceva affatto la Siria né Gaza, dove diceva di essere stata più volte. E se ci è stata, come mai non è stata interrogata dalla magistratura come è successo a tutti quelli che sono entrati più volte nel paese?

Tytty mentiva da vent’anni almeno. Com’è possibile che nessuno si sia accorto di niente?

Ci sono stati alcuni episodi in cui il suo personaggio ha rischiato di crollare, come per esempio quando è stata diffusa un’intercettazione telefonica in cui Tytty parlava con Yasser Mohamed Tayeb, pizzaiolo nato ad Aleppo e residente in Emilia-Romagna.
Nell’intercettazione Tytty fornisce consigli su come far uscire dall’Italia nel modo migliore possibile dei profughi siriani anti Assad. Consiglia di strappare tutte le carte che riguardano il transito del nostro paese, per non avere problemi. Tytty si difende dicendo che ha fatto come fanno tutti gli operatori di volontariato, ha semplicemente dato un consiglio. Però per gli inquirenti ha commesso un reato, e anche per il sospetto che dietro a questa situazione ci sia di più, forse un traffico di esseri umani, Tytty ha iniziato ad essere messa sotto osservazione dai Ros dei Carabinieri.

Inoltre si pensa che sia stata coinvolta nel rapimento di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti italiane rapite in Siria da Al-Nusra, branca siriana di AlQuaeda.

Le due ragazze si erano recate in Siria nell’estate 2014 con l’associazione Horryaty, per consegnare medicinali ai combattenti anti-regime.

Yasser Mohamed Tayed era uno dei contatti che le ragazze hanno utilizzato per entrare in Siria. Secondo l’anti-terrorismo, come spiegano i Ros dei Carabinieri, pare che Yasser faccia parte di alcuni gruppi che svolgono attività di supporto ai ribelli siriani, di matrice jihadista.

Pare che Tytty, in contatto con Yasser, quando Greta e Vanessa sono state rapite, abbia chiesto al siriano di cancellare un post su Facebook in cui parlava del rapimento, post pubblicato prima che la notizia venisse divulgata dai media.

Come facevano Tytty e Yasser a sapere già del rapimento? Si potrebbe ipotizzare che fossero in contatto con i sequestratori.

La verità su Tytty è ancora da scoprire, e ci auguriamo che gli inquirenti riescano a smascherare presto tutte le sfaccettature del personaggio creato da Stefania Cianfrini.

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