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Si può sopravvivere in un mondo di plastica? Due giovani ci provano (e ci riescono)

Elena Cirla
@elenacirla

Ogni anno ben 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano e, sospinte dalle correnti, vengono convogliate in 5 zone diverse, chiamate “patches” (la più grande, situata nel Pacifico, è chiamata “Great Pacific Garbage Patch”); secondo le stime, inoltre, entro il 2020 la quantità di plastica dirottata nelle diverse aree sarà di circa 15 miliardi di tonnellate.

Per fronteggiare il problema Boyan Slat, un ragazzo olandese di 22 anni, ha proposto una soluzione innovativa e a bassissimo impatto ambientale.

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Amante della natura e delle immersioni, il ragazzo – dopo una vacanza in Grecia in cui sostiene di aver visto “più sacchetti di plastica che pesci” – ha deciso di affrontare il problema seguendo un approccio diverso da tutti quelli considerati fino a questo momento.

Il giovane, esperto di energia e tecnologia, ha inizialmente pensato di raccogliere i rifiuti attraverso la tradizionale modalità delle reti da pesca; tuttavia, dopo essersi reso conto che, seguendo questo approccio, avrebbe danneggiato irrimediabilmente la fauna marina (principalmente plancton e vari organismi acquatici) e che avrebbe rischiato di perdere tempo e denaro, ha optato per una soluzione tanto sconvolgente quanto rivoluzionaria: sfruttando le naturali correnti oceaniche, ha progettato diverse piattaforme nei punti strategici toccati dalle correnti, così da poter indirizzare naturalmente le grandi quantità di plastica verso le aree specifiche, delimitate da barriere ancorate ai fondali.

Secondo i calcoli degli esperti, senza l’aiuto di queste nuove tecnologie la natura da sola impiegherebbe 79mila anni a smaltire totalmente i rifiuti: grazie al contributo di Boyan, la questione potrebbe risolversi nel giro di 5 anni.

Anche i costi trarrebbero vantaggio dal progetto, mediante il quale si riuscirebbe a risparmiare di circa 33 volte in più rispetto ad una procedura standard.

Dopo anni di battaglie e discorsi in pubblico (come il TEDxDelft che potete vedere qui), i suoi accorati appelli sono stati ascoltati e il suo progetto, “TheOcean Cleanup”, prenderà vita a partire dalla seconda metà del 2016 in Giappone.

Altra giovane combattente in favore di un mondo più pulito in questa Era della Plastica è Lauren Singer, fondatrice del blog “Trash is for Tossers” e di un movimento di ampissima portata che interessa molti giovani negli Stati Uniti e in tutto il mondo.

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Ciò che Lauren definisce come “zero waste” è evitare di produrre ogni tipo di spazzatura: questo comporta che nulla sia spedito in discarica o che venga buttato nel cestino, tenendo comunque presente il suo costante impegno nel riciclaggio.

Nel corso di 2 anni Lauren ha collezionato una quantità di spazzatura che è riuscita a stipare in un piccolissimo barattolo di vetro: per evitare di cedere alla tentazione di produrne di più, inoltre, ha buttato i cestini che aveva nel suo appartamento di New York.

Molti si sono interessati al suo stile di vita e alle modalità con cui riesce a condurre un’esistenza normale, dovendo fare a meno di moltissimi prodotti di prima necessità che ognuno darebbe per scontati: Lauren si rifiuta di comprare oggetti di plastica, che essi siano contenitori di biscotti, dentifricio o shampoo; di conseguenza, la ragazza non può far altro che ingegnarsi su come realizzarne da sola (infatti ha anche un canale YouTube in cui illustra, grazie diversi tutorial, come creare la propria crema corpo, deodorante o sapone per i piatti).

In aggiunta, Lauren ha fondato anche The Simply Co., un sito internet – affiliato al suo blog – che permette di acquistare prodotti 100% vegani e organici e di evitare quindi ogni tipo di materiale plastico.

Come Boyan, anche lei ha partecipato al TEDxTeen, contribuendo a diffondere la consapevolezza che, qualora non venisse fatto nulla, le future generazioni si troverebbero a vivere in un mondo letteralmente invaso dalla plastica: lasciamo che questa sia solo fantascienza.

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