Hollande, ovvero la storia di un socialista riluttante

6 Maggio 2012. La Francia ha scelto il suo nuovo presidente della Repubblica: François Hollande. C’è aria di novità. Un presidente socialista non si vedeva da ben 17 anni, da Mitterand.

Stanchi delle politiche di austerity imposte dopo la grande crisi del 2008, i francesi cercano una guida più attenta alle problematiche sociali. Il presidente di chi soffre, così si definisce; Le changement c’est maintenaint, Il cambiamento è ora: questo lo slogan scelto durante la sua campagna elettorale, estratto dal discorso a Le Bourget del 22 gennaio 2012 che aveva convinto centinaia di migliaia di cittadini francesi.
Ora, a distanza di 4 anni, a fine mandato, è ora di tirare le somme.

 I dati dimostrano che un cambiamento effettivamente è avvenuto. Però, in peggio.

  • 10,8%: la percentuale di cittadini francesi disoccupati, mai così alta dagli anni ’90. Come atto finale, le Président, in accordo col fido premier Valls, è riuscito per vie traverse e democraticamente discutibili ad approvare la riforma del lavoro che dovrebbe sanare le carenze occupazionali ormai insostenibili. Ufficialmente questo è l’obiettivo. Ma di fatto la nuova legge si limita a regolamentare condizioni già portate al limite: l’innalzamento della soglia di ore lavorative settimanali, straordinari che vengono retribuiti meno e assegnati con più facilità, licenziamenti che richiedono meno giustificazioni sono solo alcuni dei punti della riforma El Khomri. Le sigle sindacali si fanno sentire e il Paese è continuamente bloccato da scioperi, una situazione che danneggia la produzione nazionale, ferma agli stessi livelli dal 2013.• 7: le regioni passate dal partito Socialista ai Repubblicani di Sarkozy nelle Elezioni Regionali nel dicembre del 2015. Prima il partito Socialista controllava 12 macroregioni su 12, non considerando la Corsica, da sempre in mano ai nazionalisti. Per non parlare dei disastrosi primi turni dove il Front National guidato da Marine Le Pen si era imposto in 6 regioni. I Francesi sono stanchi di vivere di promesse non mantenute, e il populismo trova facile strada tra il malcontento. La corsa per l’Eliseo avrà inizio a mesi, e ad ora una riconferma di Hollande sembra alquanto improbabile.• 6’901: questo è il numero di immigrati residenti a Calais, il campo profughi più famoso d’Europa, secondo il censimento dello scorso 17 Agosto. Hollande visiterà il campo di rifugio “temporaneo” lunedì prossimo per la prima volta nel suo mandato, spontaneo atto di benevolenza che arriva solo dopo la decisione di Sarkozy di recarsi a Calais tra una settimana. L’emergenza profughi doveva essere una priorità assoluta per il presidente francese, che però non hanno altro che seguire l’inefficiente linea stabilita dalla comunità europea. Ora la costruzione del muro nella cittadina portuale francese, parte di un accordo anti-immigrazione col governo britannico, rischia di peggiorare ulteriormente la situazione dei profughi che vivono nella “giungla”.• 600’000’000 €: l’aumento delle spese militari entro fine anno promesso dal governo Hollande . La disastrosa politica estera portata avanti dal presidente francese avrà ripercussioni a medio e lungo termine nello scenario politico internazionale: a partire dalle operazioni segrete condotte in Libia che favoriscono di volta in volta un governo o un altro, dove la Francia sta cercando di diventare mediatore unico col paese nordafricano, coprendo il ruolo lasciato vuoto dall’Italia dopo la caduta di Gheddafi. O dall’intervento militare in Siria, deciso senza nessuna prospettiva internazionale e destinato a non fare alcuna differenza: operazione militare di facciata che toglie risorse a interventi più importanti, come la guerra in Mali, da dove la Francia si è indirettamente ritirata dopo 4 anni di conflitti lasciando poco più che terra bruciata.

    17%: l’indice di popolarità, record storico in negativo, di Hollande a inizio mese. Nei sondaggi circa le elezioni presidenziali Hollande arranca con un 14% dietro un continuo testa a testa tra Nicolas Sarkozy e Marine LePen, che si dividono il 55% del consenso popolare (dalle ultimissime rilevazioni pare che la candidata dell’estrema destra sia in netto vantaggio). La Francia si sta nuovamente spostando verso destra, ritornando al conservatorismo che aveva contraddistinto la leadership francese a cavallo degli anni 2000, ma con l’innesto di una componente populista promossa dal Front National che preoccupa la stabilità europea.

    Hollande passerà alla storia come un presidente che ha creato più problemi di quanti ne ha risolti, aprendo scenari nazionali e internazionali ricchi d’insidie. La sua debole leadership lo ha reso bersaglio facile dei suoi avversari, che il prossimo 23 Aprile si giocheranno il posto all’Eliseo, chissà se sarà qualcuno di loro a portare un cambiamento positivo.

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