Nuovi modi di gustare la birra alla Milano Beer Week

Barbara Venneri

Dal 12 al 18 di settembre, Milano ospita un evento completamente dedicato alla birra, la Milano beer week che, diversamente dalle altre beer week europee ed americane, solitamente concentrate in un’unica sede, ha luogo in 20 locali diversi dislocati in tutta la città. Noi di Vulcano siamo stati all’evento svoltosi merecoledì al “Birrificio La Ribalta”, a cui erano presenti Maurizio Maestrelli, giornalista e organizzatore ed ideatore della Milano Beer Week e Alessandro Diegoli e Disma Pestalozza di Radio Popolare che conducevano la presentazione di A suon di ponte, un libro scritto da Luca Modica, anch’esso giornalista.

Ad aprire la serata è stato Maurizio Maestrelli che ha spiegato l’obiettivo della manifestazione, ossia coinvolgere una serie di locali selezionati con lo scopo di avvicinare i milanesi alla birra con la speranza che questo accostamento non muoia con la fine dell’evento.

Ad esempio la Beer Gallery proponeva la mostra fotografica di Gonçalo Cunha de Sà, accompagnata da una degustazione di birre, mentre il ristorante La Pobbia presentava ricercati abbinamenti con il pesce ed ancora il locale Pazzeria offriva un incontro con Leonardo Di Vincenzo, il fondatore di Birra del Borgo. “Pertanto la Milano beer week non vuole essere la settimana dei saldi o delle promozioni sulla birra” afferma Maestrelli. Un particolare simpatico è che alla presentazione del succitato libro, viene fuori come l’autore abbini non solo la musica, ma anche alcuni sentimenti politici, ad un tipo di birra o ad un birraio in particolare, basandosi soprattutto sui propri gusti personali e sulla propria esperienza da giornalista. Il jazz, per esempio, viene associato ad un birraio peculiare, mentre i NOFX vengono collegati alla American Pale Ale.

Durante il corso dell’evento abbiamo avuto la possibilità di intervistare Maurizio Maestrelli.

Come nasce l’idea?
L’idea nasce da un viaggio che abbiamo fatto come giornalisti a Philadelphia per la “Philly Beer Week”. In America queste cose vengono fatte da più anni e fondamentalmente la struttura che abbiamo adottato è simile, con la differenza che abbiamo dislocato il tutto tra vari locali, dal Four Season, dove si presentano tutti in giacca e cravatta al locale punk-rock. La nostra idea è che la birra la puoi bere ovunque a prescindere da chi tu sia, se uomo o donna, giovane o adulto, tatuato o meno.

Quindi si cerca di confutare l’idea che la birra sia un alcolico di basso livello?

La birra non è un alcolico di basso livello, si tratta di un luogo comune. Soprattutto in Italia la birra viene associata al consumo giovanile ed in parte è vero. Ma quando si entra nella fascia adulta, non ci si rende conto di esserlo e si continua a bere birra. Tieni conto che quando le prime birrerie specializzate sono nate in Italia nella metà degli anni ’80, i ragazzi che avevano 18 anni andavano in questi locali e ancora oggi, pur essendo cresciuti ,ahimè continuano ad andare in locali del genere. Poi ovvio che esiste il locale maggiormente popolato da giovani, dove magari un 50enne si sente poco a suo agio e viceversa. La birra è sempre birra, cambia il contesto. Il concetto della “Milano Beer Week” è che tu puoi bere la birra buona a prescindere da ciò che tu sei. Questo per noi è uno degli obiettivi primari, insieme alla valorizzazione dei locali che lavorano tutto l’anno sulla birra e quindi è anche un invito ai milanesi a scoprirli durante la settimana, ma poi continuare a frequentarli anche durante l’anno.

Per chi di birra non è esperto: perché bere birra artigianale?

Perché il mondo della birra è estremamente interessante e diversificato, dove i birrai sono completamente liberi di fare ciò che vogliono, per cui spesso e volentieri la birra artigianale è il proseguimento della personalità del birraio che la fa. Quindi ci sono sì degli stili codificati, ma in realtà i birrai possono comunque interpretare e mescolare i vari stili, dando al consumatore la possibilità di scoprire gusti e profumi diversissimi tra loro. Questo ci permette di dire con sicurezza che c’è una birra giusta per te.

Quindi la “Milano Beer Week” vuole anche cambiare la visione delle persone riguardo alla birra?

Senza dubbio. Per la maggior parte delle persone la birra rimane quella bevanda chiara, poco alcolica, con la schiuma, un po’ amara e fondamentalmente adatta all’estate, visto che oltre il 50% dei consumi di birra in Italia si registrano tra giugno e settembre. Questo vuol dire che se l’estate è fredda o piovosa i consumi di birra calano nettamente, idem se è un’estate troppo calda perché i consumi si spostano sull’acqua e i soft drink. In realtà ci sono delle birre che per alta gradazione, struttura e corpo non si adattano alla bella stagione, per esempio una Barley Wine da 11 gradi non la consiglio in agosto, sotto l’ombrellone dopo aver giocato una partita a beach volley perché non te la godi, sono birre adatte più all’inverno o all’autunno.

A dispetto delle apparenze, non siamo qua ad incentivare il consumo di alcool, stiamo offrendo la possibilità di conoscere i prodotti per stimolare un consumo intelligente, che porti ad apprezzare ciò che si sta bevendo e chi la produce, miscela, distribuisce, ovvero dei piccoli imprenditori che stanno creando e offrendo un lavoro. La “Milano Beer Week” nasce anche con lo scopo di sostenere questi giovani imprenditori.

Riesce a darci due dati qualcosa sull’affluenza?

È difficile fornire dati precisi perché si tratta di un festival diffuso nei locali e i proprietari non hanno idea di quanta gente entra ed esca anche se ci hanno parlato di un raddoppio dell’affluenza durante la Milano Beer Week. Certamente i locali continuano ad aderire anche per i risultati che registrano durante la settimana, poi è chiaro che la nostra speranza, parzialmente verificata, è che il lavoro continui anche tutto l’anno. Per concludere, Il mio messaggio è che il mondo della birra, come diceva Benjamin Franklin, “è un’espressione di libertà” e credo che veramente in totale libertà la gente possa entrare in questo mondo. A noi non interessa tanto il percorso che uno sceglie di intraprendere, non pretendiamo che la gente beva una determinata birra, ma che abbia un’idea della diversità di tipi e anche dell’intraprendenza, creatività e vena di follia che portano dentro di loro i birrai artigianali italiani.

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