The Young Pope giunge al termine della prima serie

Carlotta Ruocco

The Young Pope è la prima serie TV figlia del genio napoletano Paolo Sorrentino, prodotta da HBO: un mélange di erotismo, presunzione, dubbio e contraddizione. Ed ancora mistero, amore, fede, devozione.
Lenny Belardo è un Papa giovane, inesperto ed arrogante. E’ salito al soglio pontificio colmo di incertezze e questioni irrisolte che ardono dentro al suo inconscio. Dietro una corazza dura e pungente, un animo debole ed incerto, una fede illuminante ed uno spiccato desiderio di scuotere una Chiesa arroccata sulle proprie arcaiche convinzioni.
Nelle sontuose stanze del Vaticano aleggia un clima di tensione e sfiducia: nessuno sa cosa aspettarsi da un papa così enigmatico e dal pugno duro, che pare macchiare della sua boriosità ogni oggetto, pensiero e dogma finora lasciati intonsi.

Nel lento ed intrigante susseguirsi delle scene, ogni parola è studiata a fondo, ogni discorso brilla di diplomazia ed autorità, ogni sguardo penetra lo schermo fino ad arrivare dritto al cuore ed alla mente dello spettatore, coinvolto, volente o nolente, in un turbinio di emozioni contrastanti. La provocazione è totalizzante.

Il premio Oscar concentra in dieci episodi, definiti spesso “un film lungo”, la vita drammatica ed affascinante di un uomo complesso, Pio XIII, divenuto Papa non si sa ancora né come né perché, e del manipolo di uomini di Chiesa al suo seguito.

Ma i segreti del successo di questa serie TV non possono certo ridursi al suo regista ed ideatore: Jude Law e Silvio Orlando, rispettivamente nei ruoli del papa tanto discusso e del Cardinale Voiello, interpretano i loro personaggi magistralmente, dando vita ad un Pontefice tanto discutibile quanto seducente e ad un Cardinale dalle buone intenzioni ma spaventato e malfidente, che in un primo tempo sembra disdegnare la genuflessione nei confronti di un papa ai suoi occhi pericoloso per la Chiesa, ormai inevitabilmente sotto le sue redini. Sua eminenza non manca mai di rispetto al Santo Padre, ma al contempo non perde occasione di far sentire la propria voce forte e chiara.
Jude Law ha invece costruito un personaggio che non lascia indifferenti: deciso a stravolgere le regole e a scuotere gli animi di chi si rannicchia dietro ai baluardi divini, Lenny Belardo intraprende una percorso arduo e non privo di ostacoli di cui lui stesso, con ogni probabilità, non conosce il traguardo. “Sto creando” è una delle frasi più ricorrenti del protagonista, che zittisce così ogni impertinente domanda da parte di chi lo vorrebbe più legato alla tradizione, più fedele alla fede.
Numerosi sono i personaggi che ruotano attorno all’aura di Pio XIII, impegnati a resistere alle ingerenze del Papa e alle sue rivoluzioni: tra di essi spicca inevitabilmente Diane Keaton nei panni della fedele confidente e mentore di Lenny, suor Mary. Sul volto della Keaton campeggiano sentimenti di comprensione, compassione ed incondizionato amore nei confronti del suo pupillo Lenny, sotto la sua ala sin dalla tenera età.

A fare da cornice a questo piccolo universo Roma: tra immagini calde, dettagli di volti e riprese a trecentosessanta gradi di quella che è la maestosità di Piazza San Pietro, Paolo Sorrentino porta in scena una città eterna e familiare, un punto di ritrovo per il mondo intero ed, al contempo, un luogo ignoto che odora di insoluto.

Che ci dovessimo aspettare un evento straordinario e affascinante era del tutto noto a chiunque attendesse l’uscita della nuova serie TV firmata Paolo Sorrentino, ed anche a chi non. Ma che la ventata di novità e stravolgimento del canonico fosse così imponente è stata una sorpresa, una rivelazione.

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