E’ finito l’anno di quello che andava a comandare e faceva i selfie mossi

2016 anno di merda

Fidel Castro, Dario Fo, David Bowie, Gene Wilder, Carrie Fisher, Umberto Eco, Zaha Hadid, Marco Pannella, Muhamad Ali, Shimon Peres; questi sono i nomi di alcune delle celebrità morte nel corso del 2016. Non è chiaro quando esattamente sia nato il meme “2016 anno sciagurato per le celebrità”-arbitrariamente  si potrebbe collocare la sua affermazione il 29 agosto 2016, data di una delle morti che hanno creato più scompiglio in rete, quella di Gene Wilder- esiste, però, come riportato da un articolo di Motherboard, chi si è posto la domanda se il meme abbia effettivamente ragione d’essere e ha tentato di trovare risposte con l’analisi statistica più o meno sistematica.

Per tentare di stabilire una statistica sono state analizzate le morti di persone che avessero una pagina Wikipedia dedicata. Sebbene il criterio di scegliere Wikipedia come autorità per stabilire la celebrità di una persona non sia per forza preciso, è pur sempre un bacino di dati da cui partire, soprattutto in un’epoca in cui è sempre più internet a stabilire chi sia famoso e chi non lo sia.

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Un utente di Reddit, SpiegoLeDiscussioni, ha controllato le Liste dei morti per anno della versione italiana di Wikipedia, e ha scoperto che sebbene dal 1996 ad oggi le morti di personalità famose sia in aumento, nel 2016 c’è stata una leggera flessione rispetto ai precedenti cinque anni.

/u/ClassicGigius, un altro utente di Reddit ha compiuto un lavoro d’analisi simile, partendo però dalla Lista di morti per anno di English Wikipedia. Diverse liste, risultati completamente diversi. In questo caso il grafico mostra una crescita delle morti esponenziale tra il 2013 e il 2016.

A quanto pare, dunque, le morti di vip negli ultimi vent’anni sono effettivamente in aumento, come d’altronde lo è anche il numero di persone qualsiasi che popolano questo pianeta e pertanto di generiche morti. Come aumenta la popolazione generica, così cresce anche il suo sottoinsieme di personaggi celebri e come crescono questi insiemi così, inevitabilmente, aumentano i morti per anno che li affliggono.

2016 anno della merda

Il 2016, dunque, non è stato un annus horribilis più di qualsiasi altro per quanto riguarda il numero di morti ‘importanti’ se le rapportiamo all’aumento della popolazione. Il 2016, quindi, non è stato un anno di merda.              

È stato, invece, l’anno della merda.

Il 2016 è stato l’anno che ha segnato la definitiva affermazione del Trash in ogni aspetto della cultura, della politica e della vita occidentale.

Nel numero uscito l’11 dicembre di quest’anno, L’Espresso ha dedicato sei pagine, che comprendevano quattro articoli, al fenomeno. Significativo delle sei pagine l’occhiello all’articolo di Marco Belpoliti -intitolato You Trash! – che attesta:”Politica, spettacolo, social network: vince l’estetica del cattivo gusto. Che è l’altra faccia del populismo”.

Anche il direttore del TG La7, Enrico Mentana, non ha risparmiato il suo giudizio sull’anno passato, che se non è un’ accusa esplicita di trashaggine al 2016, non è nemmeno un oracolo sibillino.

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Nonostante trash sia un termine d’uso comune, è molto difficile definirlo, perché si tratta di un concetto molto sfuggente e profondamente irrazionale. Tradotto letteralmente trash significa spazzatura, anche se in italiano risulta più efficace il termine merda (ma nei fatti l’espressione è intraducibile).

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Anche una delle massime autorità sul tema si è trovata in difficoltà quando ha dovuto dare una definizione sistematica della parola ‘trash’.

Il termine ha iniziato a diffondersi, come definizione di una sottocultura dedita al cattivo gusto, nel 1970 con l’uscita del film Trash, girato da Paul Morrisey e prodotto da Andy Warhol.

Il film racconta un giorno della vita quotidiana di Joe che si svolge tra disperati tentativi di procacciarsi l’eroina e una relazione frustrata con la sua fidanzata a causa dell’impotenza causatagli dall’uso di droghe. Il film della coppia Morrisey-Warhol corrisponde esattamente a quella che sarà poi la definizione di trash, così espressa ai nostri giorni dal vocabolario Treccani:” di prodotto (libro, film, spettacolo televisivo e sim.) caratterizzato da cattivo gusto, volgarità, temi e soggetti scelti volutamente e con compiacimento per attirare il pubblico con quanto è scadente, di bassa lega, di infimo livello culturale”.

Per comprendere il fenomeno, non si può tuttavia prescindere dalla definizione di uno dei massimi teorici del trash, Tommaso Labranca – ironicamente morto lo stesso giorno di Gene Wilders – che ha definito il trash con una semplice formula matematica:

INTENZIONE – RISULTATO OTTENUTO = TRASH

che per esteso significa “il rifarsi a un modello senza preoccuparsi di imitarlo perfettamente”. Per fare un esempio, quando Melania Trump nel suo discorso alla Convention Repubblicana ha plagiato alcune frasi da un discorso di Michelle Obama del 2008, senza però avere la stessa autorevolezza per pronunciarle, il risultato è stato trash, perché si è trattato di un’emulazione fallita.

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Allo stesso modo quando Matteo Renzi pretende di avere il piglio decisionale, ma al contempo compassato di Tony Blair, senza però averne il physique du rôle il risultato scade nel trash e quando Pikotaro lancia la hit Pen Pinapple Apple Pen tentando di emulare, con una desolante povertà di mezzi, Psy di Gangnam Style di nuovo abbiamo un risultato inevitabilmente trash.

Il trash non è certo una novità, in Italia siamo stati preparati da anni di programmazione Mediaset – che in realtà verte più sul kitsch che non sul trash – però mai come nel 2016 il Trash, ovvero prodotti e personalità trash – giusto per fare alcuni nomi Fabio Rovazzi, Donald Trump, Boris Johnson, Matteo Renzi, Beppe Grillo – hanno raggiunto tanto successo o si sono consolidati in posizioni di potere istituzionale in così gran numero.

 

Zelante burocrate zarista, più per dispetto che per convinzione.

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