Le dieci parole più sentite nel 2016

Lessico Famigliare è un bel romanzo di Natalia Ginzburg. Oggi però parliamo del lessico annuale, ovvero le parole che più abbiamo sentito, detto, captato nell’etere durante tutto il 2016. Augurandoci che il 2017 possa essere un buon anno per tutti – poiché crediamo nei numeri bollati come sfortunati – abbiamo scelto nove termini e un nome per descrivere l’anno che (fiuuu!) volge al termine. Le tematiche sono serie – quasi tutte – i commenti meno.

Referendum

Termine sulla bocca di tutti da settembre, già in auge tra i nerd da Aprile. Visto che lo spazio concesso è di qualche riga non sarà possibile approfondire il fastidio che nei mesi è pian piano cresciuto nell’udire questa parola, facendo vacillare in molti la determinazione a recarsi alle urne. Poche cose hanno infastidito quest’anno come l’inizio di un discorso in proposito, salvo poi veder formarsi nemmeno lotte all’ultimo sangue, sarebbe bello, bensì vere e proprie cacce alle streghe attorno al tavolo, in modo da individuare e redimere chi votava diversamente da noi. Con più astio del solito.
Lasciando stare i comitati di entrambe le fazioni e la loro spesso scarsa capacità di andare oltre una campagna plebiscitaria, media e giornali non hanno svolto del tutto un servizio di informazione nel merito, altra parola molto sentita, ma ormai sempre più svuotata di contenuto, quasi quanto l’aggettivo democratico o il sostantivo democrazia. Grande ammirazione per la zelante Svizzera che ha indetto e portato a compimento quasi un referendum al mese.

Populismo

Può essere vista, in Italia, come la causa o la conseguenza – dipende da come la pensate – o assolutamente slegata dalla parola precedente, resta il fatto che l’abbiamo sentita in ogni dove. Populista è Trump che vince al di sopra di ogni sospetto. Lo è la piega anti-immigrati e molto razzista che sta prendendo l’Europa. Se si cerca sul dizionario si legge che populismo è un atteggiamento o movimento politico tendente a esaltare il ruolo e i valori delle classi popolari. La connotazione storica negativa è indubbia e ben motivata, ma per evitare conseguenze drammatiche si potrebbe provare ad intraprendere un percorso nuovo troppo a lungo rimandato, ovvero ad interrogarsi su cosa abbia portato al rifiorire delle ideologie populiste che, pur dicendosi dalla parte del popolo, non portano mai beneficio ad esso se malauguratamente si impongono come ideologia dominante.

Si potrebbe constatare, non senza una certa stizza, che non è solo una questione di ignoranza, o meglio che definire colpevole l’ignoranza potrebbe essere più rischioso e costoso che provare a spiegarla.

Post-verità

La moda del parlare della post-verità è scoppiata con la vittoria di Trump, andata oltre ogni previsione, timore o speranza. Non si tratta certo di storia nuova, la narrazione di un’epoca si fonda anche sulle fandonie raccontate in essa e su essa. La pericolosità può risiedere nella divisione netta tra chi si informa sui social network e magari fra i propri likes non ha esattamente il Guardian o l’Economist – anche se, ci teniamo a dirlo, da nessun giornale si può avere la completezza totale, nemmeno da noi, bisogna confrontare, scartabellare e tutti quei verbi che fanno pensare a lavori lunghi – e chi invece prova ad andare più a fondo. Voi direte, più di così.

Morte

Altra grande protagonista del 2016, dopo essersi portata via David Bowie, Karina Huff, George Michael l’altroieri e rischiato di farci perdere persino un simbolo come Toto Cutugno – il coro dell’Armata Rossa gli aveva chiesto di andare con loro – ora tiene tutti chiusi in casa fino al 31, possibilmente ad accarezzare un ferro. Forse uno dei temi più complessi che porta molti uomini ad ironizzarci sopra – loro per esempio lo fanno benissimo e c’è pure una gustosa frecciata agli americani – quest’anno ha richiesto un ulteriore sforzo tra attentati, terremoti e guerre. C’è chi la individua come unica divinità dei terroristi, altro che Allah, come sottotesto in ogni canzone rap appena sfornata, la cui piega presa è stata

più volte definita nichilista e non si capisce più tanto bene perchè un nobile termine ricco di storia e contenuti come nichilismo debba essere tirato fuori alla bell’è meglio.

Migranti

Se ne parla per difenderli o al contrario per invitarli a tornare a casa loro, anche quando una casa non c’è. L’Italia si è dimostrata il paese europeo di più ampie vedute, offrendo un’accoglienza esemplare nonostante molti sforzi, Salvini e le perle di stampo grillino che si presentano come amorevoli cittadini inesperti – come se la cosa dovesse essere di per sè rassicurante – e i Europa siedono al fianco di Nigel Farage, non certo noto per la sua apertura. L’auspicio è che ci si renda conto nel resto dell’Europa che l’unione è necessaria sui valori e sugli intenti – che dovrebbero includere l’accoglienza – prima che sulla moneta, e ancora di più sull’uomo che in questo momento ricopre il posto del fanalino di coda assieme ai propri diritti a meno di non avere pelle bianca e nessuna “fede violenta”.

Responsabilità

Quello attuale in italia è un governo di responsabilità. Da tempo ci viene chiesta la responsabilità nell’attuare le riforme. Ci si interroga su chi cada la responsabilità delle miserie in cui versa il mondo. Rappresenta una bella patata bollente in entrambe le letture. Tutti la vogliono, nessuno se la piglia.

Europa

Il detto a conclusione del paragrafo precedente vale anche per questo termine che non infastidisce i più meno di “dentista” o “tasse”, eppure va salvata a tutti i costi e soprattutto rimessa sul binario del dialogo e della fattività in positivo, per non rischiare grosso. Cose semplici, insomma.

Instagram story

Tra i diversivi offerti contro il logorio della vita moderna – visto che di gattini ne avevamo visti in tutte le salse – ora sul nostro profilo Instagram è possibile caricare e lasciare per 24h una serie di foto o video fatte da noi. Non esiste cena, festa o convivio di qualsiasi tipo dove ad un certo punto non venga disseminato il panico al grido di  “facciamo un’instagram story!!!”. Un incubo peggiore della domanda cosa fai a capodanno, anche perché non si viene mai bene in quelle cose.

Bob Dylan

Tranquilli non vi stiamo dando lo scoop della sua improvvisa dipartita (gli fischieranno le orecchie) ma tra i grandi assenti di quest’anno c’è anche lui, Mr. Tambourine Man, il menestrello del rock. Assente perchè il Nobel mica l’ha ritirato, figurarsi, snob fino all’ultimo, senza che questo sia per forza un demerito, ognuno ha le sue idee.

Si potrebbe elucubrare sul fatto che in quest’epoca di presenza ossessiva di tutto e tutti, non esserci rappresenti il vero atto rivoluzionario.

La verità è che Bob Dylan sa che Nobel o meno, meritato o meno, sarà sempre un simbolo e un mito come lo sono le sue canzoni, investimenti in armi a parte che tanto nessuno è perfetto, no?

Resilienza

Concetto ritornato in voga negli ultimi tempi, necessario per sopportare la lettura e la presenza nella vostra vita di tutte le parole precedenti. Nella pratica conosciuto da sempre, almeno da chi non ha avuto propriamente una vita facile – chiedete ai vostri nonni – nella teoria è l’ossessione dei guru motivatori che scrivono libri e delle ultime pagine dei giornali, quelle dove si sommano salute, bellezza, alimentazione per cani e gatti e scoperte dell’anima. In soldoni indica la capacità di adattamento alle situazioni e specialmente agli scossoni della vita, allargandosi per assorbirli e metabolizzarli, per poi ritornare alla forma originaria. Viene fuori nei momenti in cui tutto sembra difficile e si cerca una descrizione di essere umano forte della propria calma energia, in grado di portarlo fuori da un tunnel pieno di insidie. Come tutte le cose spiacevoli nella vita hanno un risvolto fortunato – almeno stando alla tradizione popolare che ha ispirato un futuro fortunato in seguito ad aver pestato una cacca o al vedersi un ragno nel letto – così tutte le epoche critiche sviluppano antidoti e narrazioni che esaltano questo malessere il vista di un bene maggiore. Per il momento la resilienza servirà ad inglobare e metabolizzare i bagordi del Natale, poi si vedrà.

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Susanna Causarano
Osservo ma non sono sempre certa di quello che vedo e tento invano di ammazzare il tempo. Ma quello resta dov'è.

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