2015-05-21 14:40:37 epa05684454 (FILE) A file picture dated 21 May 2015 showing Sevil Shhaideh (L) shaking hands with Liviu Dragnea (R), the leader of PSD (Social Democracy Party), Bucharest, Romania. PSD party won the parliamentary elections held on 11 December, and together with ALDE (The Alliance of Liberals and Democrats in Romania) has the majority in Romanian parliament. PSD leader Liviu Dragnea appointed 21 December 2016 Romanian economist Sevil Shhaideh, 52, as designated Prime Minister. Shhaideh, former Minister of Regional Development and Public Administration in 2015, shall be proposed first by Romania's President, and after that must pass the governing programme through the parliament, before swearing-in as the new premier in charge.  EPA/ALEX MICSIK

Sevil Shhaideh non sarà primo ministro in Romania

Il presidente della Romania Klaus Iohannis ha rifiutato la candidatura di Sevil Shhaideh per la carica di primo ministro. Non è pervenuta alcuna motivazione ufficiale, anche se alcuni azzardano una spiegazione – fin troppo – semplicistica: la candidata è donna e musulmana. Teatro dello scontro è la Romania, che non ha mai conosciuto un premier donna né,tantomeno, islamico. In realtà, pare che le motivazioni siano molto diverse.

Dopo le elezioni che si sono tenute l’11 dicembre per eleggere un nuovo governo – e, di conseguenza, anche il primo ministro – ha avuto la meglio il Partito Socialdemocratico, che ha battuto lo schieramento liberal-conservatore (lo stesso di Iohannis, per altro) con un vantaggio netto del 45%. In barba ad ogni previsione e sondaggio – come tutto questo 2016, del resto – è avanzata la proposta di Sevil Shhaideh, di origini turche e siriane.

La politica è già nota: famosa economista, si mormora essere in ottimi rapporti con Liviu Dragnea, leader del PSD (partito socialdemocratico, ndr), nonostante quest’ultimo si sia detto stupito della decisione presa.  Anche se è proprio del PSD la preferenza di Sevil, presentata come mossa “riparatrice”: in seguito alle costanti accuse di poca apertura ed eccessiva ortodossia, l’ipotesi è che la scelta sia stata dettata dalla necessità di discostarsi dall’aura di conservatorismo in cui il partito era caduto.

Agli occhi di Iohannis, però, la scelta deve essere stata troppo azzardata, in un paese – il più popoloso dei Balcani – in cui l’80% della popolazione è di fede cristiana e solo l’1% è musulmano.

Una delle motivazioni del no del presidente rumeno – comunque non ancora ufficiale – starebbe nel marito e nei fratello di Shhaideh, ritenuti molto vicini al regime di Assad in Siria, nonché alla famiglia degli Hezbollah in Palestina. Iohannis ha fatto appello alla natura politica della Romania stessa, membro sia dell’UE che della Nato: Sevil non godrebbe, nella sua posizione, dell'”idoneità alla sicurezza nazionale. Se salisse al governo, avrebbe accesso anche a informazioni altamente riservate ai segretari della Nato, non solo alla Romania”.

La situazione non si smuoverà fino a gennaio 2017, mese in cui verrà presa una decisione in merito. Secondo le modalità rumene, la candidata avrà bisogno dell’approvazione del Parlamento per poter conquistare la carica effettiva.

Nel caso rumeno – repubblica semipresidenziale, in cui il presidente della repubblica e il primo ministro sono i detentori del potere esecutivo -, il capo dello Stato è anche mediatore tra i poteri centrali dello Stato, così come tra lo Stato e la società. Il presidente nomina il primo ministro, che a sua volta sceglie il governo: quest’ultimo deve essere confermato dal Parlamento con un voto di fiducia. Fiducia che arriva dal Parlamento – o almeno, così pare – ma non da Iohannis. Situazione mai presentatasi prima in Romania.

Il partito di opposizione, nel frattempo, sta spingendo affinché venga accolta la richiesta di Iohannis e sia quindi nominato un sostituto. La scelta, in ogni caso, spetterà al presidente, come sottolinea Alina Gorghiu, co-presidente del Partito liberal-democratico: “è compito costituzionale del presidente di nominare il primo ministro”, aggiungendo che ” il paese non dispone di una base di potere nel partito, quindi è difficile capire perché il partito avrebbe combattuto per qualcuno che non significa molto per loro”. 

Elena Cirla on twitter
Studentessa di Lettere Moderne, classe 1994.
Amante dell'autunno, dei viaggi e del vino rosso.

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