La post-verità ai tempi di Beppe Grillo

In un’intervista per il Financial Times, Giovanni Pitruzzella, capo dell’Antitrust, ha proposto una possibile soluzione per il problema delle fake news, le quali, aiutate in larga scale dai social network, si sono espanse a macchia d’olio per tutto il web. Negli ultimi anni queste bufale sono diventate sempre più pericolose per la democrazia in quanto, alimentando i populismi, avrebbero potuto influenzare significativamente elezioni importanti come il referendum inglese e le presidenziali americane.

La soluzione di Pitruzzella consisterebbe nel richiedere all’Unione Europea la creazione di “agenzie indipendenti dalla politica e dall’economia” che possano individuare e rimuovere la notizie false dal web, poiché “non possiamo affidare soltanto a un’impresa privata la qualità dell’informazione”. Dice Pitruzzella a SkyTg24 che “non si tratta assolutamente di creare una censura o di privilegiare il governo o qualche forza politica perché tutti potrebbero appellarsi contro le fake news”.

Sebbene il problema delle fake news stia diventando sempre più urgente e sempre più serio, è possibile che la proposta di Pitruzzella non sia il modo migliore di affrontarlo. Prima di tutto, non sono ancora chiare le modalità con cui verranno create queste agenzie pubbliche che si presuppone siano etiche e sovranazionali, tantomeno chi dovrebbero essere i suoi costituenti, ma soprattutto da chi dovrebbero essere scelti. In secondo luogo, se non accompagnata da una corretta educazione al mondo digitale e da un pluralismo informativo, qualunque soluzione presa a livello nazionale ed europeo sarebbe vana, proprio perché l’utente stesso, non riuscendo a distinguere una notizia falsa da una vera, non capirebbe il motivo per cui un sito venga chiuso e l’altro no.

Insomma, sarebbe un po’ come togliere le patatine fritte ad un bambino senza prima spiegargli cosa sia il junk food e come riconoscerlo.

Di conseguenza, una manovra apparentemente volta a frenare il populismo alimentato dalle bufale potrebbe diventare una delle armi proprio dei populisti, nonostante lo spirito critico riguardo una proposta che potrebbe facilitare la censura nel web sia più che legittimo. Ma il blog di Beppe Grillo – tra l’altro, le sue principali fonti sono proprio le fake news – più che di lucide argomentazioni dissenzienti, esattamente come dovrebbe fare un’opposizione, sembra essere solo stracolmo di titoli strillati e di scenari apocalittici orwelliani.

L’esponente del Movimento 5 Stelle, infatti, interviene con non poca drammaticità nel nome della libertà di informazione sul web scrivendo “Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno.”

Grillo riporta anche che :“La post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità semmai è quella costruita dai giornalisti.”

Sebbene sia piuttosto probabile che il concetto di post-verità venga utilizzato dall’establishment per difendere la loro verità e proporla il più possibile come assoluta – così come ha fatto Renzi, che si era nascosto dietro la scusa delle fake news per giustificare la sconfitta del sì al referendum -, il problema non andrebbe minimizzato o addirittura negato. Sembrerebbe quasi che ora siano invece i Beppe Grillo di turno a nascondersi dietro la scusa della libertà di informazione per poter continuare a sparare le loro “post-cazzate”.

Barbara Venneri
Non chiamatemi Vènneri.

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