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Le ombre su Matera 2019

(Foto di Nicolò Piuzzi)

Matera sarà, lo sappiamo tutti, la capitale della cultura nel 2019. Sappiamo anche che la situazione della giunta De Ruggieri, sindaco eletto a giugno 2015 in coalizione di centrodestra, avversario del candidato Pd Salvatore Adduce – colui che ha voluto e ha vinto l’assegnazione a capitale della cultura per Matera, ma ha perso le ultime elezioni anche grazie ad un tiepido sostegno dei vertici del suo partito – non è certo delle più rosee, soprattutto se inscritta in un panorama di ritardo generale sui lavori. Il vero problema è rappresentato dalla totale avversione di De Ruggieri al progetto Matera 2019, considerato un esperimento troppo rischioso e intrapreso senza pensare alle conseguenze per la città a giochi ultimati, ma da cui non può esimersi.

Dal 15 febbraio 2016 la Fondazione Matera2019 ha cambiato nome in Fondazione di partecipazione Matera-Basilicata 2019, definizione che crea un ulteriore problematica: il ruolo di Matera per la regione Basilicata, per la quale non rappresenta un quartiere ma una città che non deve essere ridotta a museo, disabitata e tirata a lucido per le visite turistiche. Matera vanta una narrazione di terra magica, di museo a cielo aperto e rientra nel gruppo di quelle città che sembrano essere avvolte da un’aura che le protegge dalle incombenze amministrative. Cadere nell’errore di considerarla un museo impedisce di considerarla una città a tutti gli effetti, con le sue esigenze e non poche criticità.

Una su tutte la mancanza di una stazione ferroviaria FS – gli unici treni che servono la città sono quelli delle Ferrovie appulo-lucane (Fal), con treni non proprio nuovi che diventano autobus alla domenica, e un orario rimasto immutato nel tempo – che verrà probabilmente colmata, in vista del 2019, da una navetta continua con l’aeroporto e la stazione di Bari. La vittoria di un sindaco da sempre oppositore del programma, con cui Adduce si è aggiudicato il titolo per Matera, non fa che accentuare la divisione interna su come gestire l’evento.

I lavori sono indietro, i tanto celebri sassi sono circondati da piazze ed edifici abbandonati.

La moltitudine di B&B – di cui De Ruggieri si definisce acerrimo nemico, per il loro spuntare come funghi – non è stata in grado di far fronte alla richiesta di posti letto per gli illustri ospiti del G7, ipotizzato proprio a Matera, ma poi ritirato per mancanza di suite adeguate. Anche lo spostamento del concertone Rai e di fine anno ha alimentato numerose polemiche e una certa sfiducia su tutta la questione.

Ancora una volta, purtroppo, tocca assistere allo spettacolo di un Sud incagliato nella propria bellezza, ma incapace di farsi terra di produzione, crescita e ricerca? In realtà forse è proprio questa – nemmeno troppo velata – credenza comune a far andare le cose esattamente così. Mancano due anni alla scadenza e l’ex sindaco Adduce si dice molto preoccupato, individuando un rischio di fallimento del 50%. Parallelamente il sindaco De Ruggieri ritiene necessari otto mesi di “blocco” necessari per cambiare lo statuto e la presidenza della Fondazione. Anche Aurelia Sole, rettrice dell’università della Basilicata e presidente della Fondazione Matera 2019, nominata dopo il cambio di giunta, evidenzia la necessità di iniziare a correre per recuperare il tempo perduto.

Intanto, il Ministero dei Beni e delle attività culturali ha accreditato al Comune di Matera risorse complessive per 3,5 milioni di euro – con due capitoli diversi di 1,5 e 2 milioni – sui 28  (17 all’amministrazione municipale e 11 alla Fondazione 2019) che il Governo ha destinato alla Città dei Sassi per il programma “Capitale europea della cultura per il 2019”.

L’altro ieri, finalmente, è arrivata una buona notizia: in vista del grande evento, quattro comuni lucani hanno scelto di mettersi in gioco, collaborando per promuovere il patrimonio storico, artistico e paesaggistico del territorio. Si tratta di Aliano, Castronuovo Sant’Andrea, Moliterno e Montemurro, creando il  Sistema dei Musei e dei Beni Culturali ACAMacronimo formato dai nomi dei paesi coinvolti. Grazie a questa comunità, varata a Roma all’Accademia Nazionale di San Luca, è stato un stilato un programma per tutto il 2017 che comprende mostre su Carlo Levi, Mimmo Paladino, Pericle Fazzini e Sol Lewitt, oltre ad un omaggio a Fernanda Pivano. La cultura si unirà e lavorerà con la tradizione grazie all’auspicato impegno dei paesi nell’utilizzare le proprie realtà culturali per ospitare eventi in un calendario che mescola passato e presente ma che, soprattutto, guarda ad un futuro sempre più vicino.

 

Susanna Causarano on twitter
Osservo ma non sono sempre certa di quello che vedo e tento invano di ammazzare il tempo. Ma quello resta dov'è.

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