Il meteo influenza il nostro umore

In un giorno di pioggia è facile che il nostro cervello passi dal pensare alla morte a “just singin’ in the rain”!

Per spiegare questo fenomeno questo ci viene incontro la biometereologia ossia quella scienza che studia le influenze dei fattori meteorologici sugli organismi e sulla salute dell’uomo.
Un semplice esempio di come il meteo possa influire sul nostro stato fisico è quello dell’attivazione della vitamina D. Questa vitamina viene assunta attraverso la dieta ma, per essere trasformata nel composto metabolicamente attivo, ha bisogno di una reazione cutanea che avviene solo ad una certa intensità di radiazione solare. Una volta trasformata agisce come ormone ed ha effetti non solo sulle nostre ossa ma anche su altri tessuti e apparati.

Per esempio, livelli sufficienti di vitamina D abbassano la frequenza del ritmo cardiaco riducendo l’ipertensione; effetti sul sistema respiratorio sono la riduzione delle riacutizzazioni dell’asma, di raffreddori e di malattie influenzali; inoltre, la vitamina D modula il rilascio di serotonina, un neurotrasmettitore che svolge un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito.
Da qualche anno la cosiddetta depressione invernale è stata riconosciuta come malattia vera e propria, la SAD, disordine affettivo stagionale, che comporta difficoltà nello svegliarsi la mattina, nausea, tendenza a mangiare e dormire eccessivamente, difficoltà nel concentrarsi e nell’eseguire compiti, asocialità nei confronti di parenti e amici, calo del desiderio sessuale.

Questo tipo di disturbo può comunque comparire anche nei mesi estivi e primaverili. In genere la “sindrome meteoropatica” si manifesta ogni volta che cambia il tempo, in genere quando piove, c’è vento o il caldo è particolarmente afoso.

E, in generale, ad ogni cambio di stagione. In caso di mal tempo, la bassa pressione atmosferica provoca una maggiore dilatazione dei vasi sanguigni, un rallentamento della circolazione e il conseguente mal di testa. Le perturbazioni a fronte freddo stimolano, inoltre, la secrezione di alcuni ormoni che causano sindromi ansiose e una riduzione del livello delle endorfine, con un conseguente abbassamento della soglia del dolore.
Nel 1969 il prof. Roberto Gualtierotti ha fondato il centro di bioclimatologia dell’Università degli Studi di Milano e insieme a diversi colleghi ha iniziato a studiare le diverse forme di meteoropatie. Le meteoropatie secondarie, che sono le più note, si presentano come aggravamenti o riacutizzazioni di malattie croniche, infiammatorie o degenerative.16790419_1205268632914005_928955840_n

Una pratica che si usava in Russia qualche decennio fa, i bambini carenti di vitamina D venivano esposti a lampade che emettevano una certa intensità luminosa

La sindrome primaria, invece, colpisce un soggetto che sta perfettamente bene, che non ha nessun disturbo, che ha tutti gli esami negativi, e, di colpo, quando si verifica un determinato evento meteorologico, improvvisamente sta male. La reazione in molti casi è il bisogno di sdraiarsi, l’impossibilità di svolgere qualsiasi compito, crisi di pianto e disperazione.
Attraverso alcuni studi è stato dimostrato che questi soggetti soffrivano anche di termoregolazione. Indagando gli aspetti fisici della meteoropatia si è visto che la patologia è legata al funzionamento dell’ adenoipofisi, il lobo anteriore dell’ipofisi, che produce la corticotropina (ACTH), il cosiddetto “ormone dello stress”, non in maniera costante, ma in occasione di eventi climatici caratterizzati specialmente da una diminuzione della temperatura esterna, ne aumenta la produzione, provocando nei meteoropatici irritabilità e nervosismo. Nello stesso tempo si verifica una diminuzione delle endorfine, le sostanze chimiche di natura organica prodotte dal cervello, dotate di proprietà analgesiche, provocando una diminuzione della sopportazione del dolore con una contemporanea ridotta capacità delle difese immunitarie.
Il centro di ricerca di bioclimatologia ha anche messo a punto un test, indolore e non invasivo, che misurando la regolare funzionalità del sistema di termoregolazione del corpo, permette di scoprire se si è meteoropatici. In un ambiente regolato a temperatura costante sui 20-22 °C si misura preventivamente la temperatura della mano sinistra, che normalmente si aggira sui 32-34 °C e che con un gel refrigerante viene abbassata a circa 10 °C. Si misura, quindi, quanto tempo si impiega ad acquisire la precedente temperatura con una serie ripetuta di controlli. Mentre nella norma il tempo di recupero della temperatura iniziale si aggira attorno ai sei minuti, nei meteorosensibili si arriva a dieci minuti e nei meteoropatici a oltre dieci minuti. Ma la primavera, come l’amore, si sa non bussa, entra sicura; perciò al di là che voi abbiate o meno scoperto di essere meteoropatici, potrete comunque ritrovarvi in un giorno di pioggia a cantare “Singin’ in the rain …”
Per approfondire:
https://scholar.google.it/scholar?q=vitamin+D+sun+exposure&btnG=&hl=it&as_sdt=0%2C5

Novella Gianfranceschi
Laureanda in biologia evoluzionistica, penso mentre cammino e cammino per pensare, così evito qualsiasi tipo di dualismo mente-corpo, filosofia e scienza.

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