Mark Zuckerberg Stories: volere è potere

Mark Zuckerberg è un bimbo prodigio e su questo non ci piove. Dal 2004, infatti, con la nascita di Facebook, è iniziata la sua ascesa verso l’empireo: pare che sia la quinta persona più ricca al mondo, con un patrimonio stimato di 59,9 miliardi di dollari; dal 2010 il Time lo inserisce nella classifica delle 100 persone più influenti al mondo.

Ma non sarebbe diventato Mister Dollaro se avesse venduto i diritti del suo social. A questo proposito, in un’intervista del 2007, Zuckerberg spiegò: «Non fu per la somma che ci offrirono. Per me e i miei colleghi, la cosa più importante era creare un flusso di informazioni per la gente. L’idea che le corporazioni mediatiche siano possedute da conglomerati è assolutamente priva di ogni attrattiva per me». Ribadì poi quanto già affermato alla rivista Wired nel 2010: «L’unica cosa che realmente mi interessa è la mia missione, rendere il mondo aperto».

Detto ciò, nel 2010 Instagram viene comprata per un miliardo di dollari e, nel febbraio 2014, è la volta di Whatsapp, per la modica cifra di 19 miliardi di dollari. Da chi? Da lui.
Nel frattempo, precisamente nel 2011 a Los Angeles, Bobby Murphy, Evan Spiegel e Reggie Brown – che in seguito ha lasciato l’azienda – creavano Snapchat. Tempo due anni e Mark la vuole acquistarla, ma, colpo di scena, l’offerta – 3 miliardi di dollari – venne rifiutata.

Cosa rese Snapchat degno di un simile investimento da parte del colosso dei social? La differenza tecnica con gli altri sistemi di messaggio istantaneo, per cui si può selezionare la durata dei messaggi.

Le foto e i video condivisi tramite l’applicazione, infatti, hanno una scadenza e dopo un tempo prestabilito (24 ore) si cancellano automaticamente. Una cosa molto apprezzata dai giovani utenti, che possono condividere varie tipologie di foto e video senza lasciare poi una traccia indelebile: questo ha fatto sì che il nuovo social rendesse Facebook quasi obsoleto.

Mark Zuckerberg, però, come è giusto che sia per la quinta persona più ricca al mondo, non ama sentirsi dire no e, dato che con tutti i soldi che ha potrebbe comprarsi anche le madri di Evan e Bobby, ha deciso che se Maometto non va alla montagna allora le Stories se le prende senza complimenti.

E così, prima Instagram come banco di prova, poi Facebook, poi Whatsapp e adesso anche Messenger, tutti uguali, tutti con le storie: così a uno passa proprio la voglia di farle e tanti saluti a Snapchat. Quest’ultimo, infatti, sembra proprio essere stato messo in crisi, in particolare da Instagram che, secondo gli analisti, ha impiegato pochi mesi a raccogliere lo stesso numero di utenti e, con l’introduzione di Stories, non ha proprio più nulla da invidiare al concorrente.

Snapchat, quotata in borsa non da molto, ha dovuto rendere noti i propri conti: gli utili appaiono latitanti e le cifre rosse diventano sempre più importanti. Se inizialmente si poteva pensare che il numero altissimo di snap – le storie di cui sopra – fossero un buon incentivo per gli inserzionisti, ora che Zuckerberg le ha “fatte proprie” il crollo della Snap Inc. pare inevitabile. Se la sono cercata? Beh, non si scherza con un bimbo prodigio multimiliardario.

Roberta Pasetti
Studentessa di lettere. Nisi Alexander essem, ego vellem esse Diogenem.
Può bastare così.

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