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Robert Mercer, la scatola più nera di Trump

Delle figure che sostengono e indirizzano l’azione Trump si è parlato parecchio, su tutti Jared Kushner, marito della figlia Ivanka. Un paio di settimane fa Heike Buchter di Die Zeit ha scritto di Robert Mercer, dirigente del fondo speculativo Renaissance, ultraliberista, poco amante dello stato, uomo misterioso ed enigmatico, perfino nell’ambiente degli hedge fund, dove viene definito «la scatola più nera di Wall Street». Ma chi è Robert Mercer?

Classe ’46, californiano, nel 1972 ottiene un dottorato in informatica e viene assunto all’Ibm. Nel 1993 entra alla Renaissance Technologies, fondata dal matematico James Simons nel 1982, grazie alle sue conoscenze e competenze in ambito fisico e matematico e come sviluppatore di programmi di riconoscimento vocale per l’Ibm, antesignani dei moderni Google Translate e Siri. Attualmente vive in un «insediamento di miliardari a ottanta chilometri da New York, Head of Harbor, dove ha una tenuta invisibile dalla strada. Si vede solo il viale di ingresso che continua a perdita d’occhio e la targa sul cancello che arreca la scritta “Nido delle civette”».

Sostenitore della campagna contro l’abolizione della pena di morte in Nebraska, finanziatore degli scettici del global warming, non rivela i suoi veri obiettivi, ma è un convinto uomo di destra. Infatti, ha investito più di dieci milioni di dollari nel sito di estrema destra Breitbart News, diretto da Steve Bannon, il consigliere strategico di Trump. In un’intervista al Wall Street Journal Bannon ha definito il Breitbart «un gruppo di ragazzi molto nazionalisti, contrari alla globalizzazione e all’establishment» negando qualsiasi volontà della testata di diffondere posizioni razziste o antisemite. Anche se poi la realtà è un po’ diversa.

Ma come spesso accade nei più avvincenti “complotti di palazzo”, le donne giocano un ruolo chiave. Facciamo un passo indietro, all’agosto scorso, periodo in cui nessuno dava per possibile vincitore Trump, visti i grandi sostenitori di Hillary, uno su tutti l’AD di Google Eric Schmidt. Un appoggio inaspettato venne proprio da Robert e Rebekah Mercer, figlia del miliardario, che insieme al padre aveva fino a quel momento sponsorizzato la candidatura di Ted Cruz. Pare proprio che questo cambio di rotta sia avvenuto a seguito di un pranzo nella Trump Tower tra Ivanka Trump e Rebekah, organizzato dalla prima, durante il quale le due si sono trovate molto in sintonia. Con loro anche Kellyanne Conway, proprietaria della società di sondaggi The Polling Company, già nelle retroguardie delle campagne di alcuni politici conservatori e collaboratrice dei Mercer per Ted Cruz. Dopo il pranzo all’allora manager della campagna di Trump fu dato il benservito e al suo posto subentrò Conway, che ora rischia un procedimento disciplinare per aver fatto pubblicità alla casa di moda di Ivanka durante una conferenza stampa.

Rebekah, sposata con un francese che lavora per Morgan Stanley e madre di otto figli, gestisce la Fondazione Mercer, particolarmente generosa verso i centri studi liberisti come il Manhattan Institute, la Heritage Foundation e l’Heartland institute, organizzatori ogni anno di un vertice di negazionisti del cambiamento climatico. Inoltre Rebekah ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Government Accountability Institute fondato da Bannon (e finanziato dalla fondazione della famiglia Mercer) con l’intento di «smascherare il nepotismo capitalista» e che nel maggio 2015 ha pubblicato il volume Clinton Cash, sui rapporti tra l’allora segretario di Stato Clinton e i governi stranieri e ha ispirato un film prodotto poi da Bannon e Rebekah Mercer.

La fondazione dei Mercer finanzia anche il chimico Arthur Robinson, che ha raccolto la più grande collezione di urina umana, convinto che studiandola si possa prolungare la vita umana.

Nonostante la completa noncuranza da parte di The Donald nei confronti delle analisi dei dati elettorali, Trump ingaggiò la Cambridge Analytica, di cui Bannon faceva parte ne consiglio di amministrazione, su cui i Mercer investirono nel 2012. In quel periodo in ambiente repubblicano si diceva che Romney era stato sconfitto anche perché i democratici investivano maggiormente nelle analisi elettorali e la CA si adoperò per aiutare i conservatori a inglobare i delusi. In passato aveva aiutato anche i sostenitori della Brexit.

La consacrazione politica dei Mercer però risale al 2010, quando un sentenza della corte suprema autorizzò «donazioni illimitate ai comitati di raccolta fondi per iniziative politiche, a patto che siano indipendenti dalle campagne elettorali ufficiali e non siano concordate con i candidati». Ebbero così inizio i “super Pac“, ovvero comitati di raccolta ad hoc per milionari desiderosi di sostenere un candidato che facessero sì che anche un candidato troppo estremista per il proprio partito, potesse essere eletto.

Come sappiamo, la dirigenza del partito repubblicano ha abbandonato e ostracizzato Trump, non prima di aver tentato di convincerlo a rivedere le proprie posizioni. Grazie ai Mercer, Trump è arrivato alla casa bianca senza bisogno di essere inscritto in un sistema partitico, ma configurandosi come outsider, genere apprezzato da Mercer che fu tale quando non fu capita e sostenuta la sua idea all’Ibm. Rivalsa? Calcolo? Convinzione? Non è chiaro cosa muova l’agire di Mercer, ma senza dubbio si può dire che abbiano aiutato il tycoon ad intercettare il malcontento degli americani nei confronti dell’establishment.

Susanna Causarano on twitter
Osservo ma non sono sempre certa di quello che vedo e tento invano di ammazzare il tempo. Ma quello resta dov'è.

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