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Crisi di confine (e della Lega) sulla dogana svizzera

È stata discussa e approvata il 4 di aprile dal Consiglio Regionale una mozione contro il provvedimento ticinese in fase sperimentale della durata di sei mesi che blinda dalle 23 di sera alle 5 del mattino tre minori dogane svizzere al confine con la provincia di Varese e di Como. La disposizione, proposta dall’esponente leghista e vicesindaca di Chiasso Roberta Pantani, è entrata in vigore il 1 di aprile 2017 e riguarda esclusivamente i valichi di Pedrinate, Novazzano-Marcetto e Ponte Cremenaga. Essa ha lo scopo di prevenire i crescenti casi di rapine e furti, considerati architettati da malviventi provenienti dall’Italia.

La decisione ha già suscitato diverse polemiche sia da parte svizzera che italiana. In primo luogo perché non è accertato che i rapinatori vengano effettivamente da oltreconfine e che, soprattutto, entrino in suolo elvetico durante le ore notturne; in secondo luogo, sta creando disagi inutili ai frontalieri residenti vicino alle zone indicate, i quali si trovano ora costretti ad utilizzare le dogane non comprese dal provvedimento, con tutta probabilità quelle di Chiasso Strada o di Brogeda, soggette anche a molto più traffico.

Se da una parte le obiezioni dei frontalieri sono, oltre che comprensibili, prevedibili, dall’altra sono molto più curiosi i commenti dei sindaci leghisti delle province di Varese e di Como

 che hanno anche organizzato una manifestazione di protesta davanti al valico di Cremenaga. Il Corriere della Sera riporta la dichiarazione di Cristian Tolettini, sindaco di Colverde e appartenente alla Lega Nord, che afferma: «È una cosa che non ha senso, la sicurezza non si ottiene blindando i confini». Per dovere di cronaca va precisato che la voce fuori dal coro di Matteo Bianchi, segretario provinciale della Lega e sindaco di Morazzone, in una nota argomenta in favore della decisione elvetica, dimostrandosi quindi pur sempre contestabile, ma per lo meno coerente con la linea politica del partito di cui fa parte. Inoltre, nonostante le proteste dei sindaci la Lega ha votato contro la mozione presentata dal consigliere regionale di Forza Italia Luca Marsica, contro il provvedimento svizzero.

La questione potrebbe terminare qui, come uno dei tanti casi di contraddizione della Lega, se non fosse che si potrebbe presagire uno scontro diplomatico. Infatti, è stato anche coinvolto il Ministro degli Esteri Angelino Alfano, al quale la deputata del PD Maria Chiara Gadda ha indirizzato un’interrogazione. Punto principale dell’obiezione è che la Confederazione Elvetica avrebbe infranto gli accordi di Schengen, mancando di informare della propria decisione sia il governo italiano che la Commissione europea – argomento, ancora una volta curiosamente, sostenuto dai sindaci leghisti. Oltre a denunciare le ripetute scorrettezze perpetuate negli anni dalla Svizzera nei confronti del frontalierato, Gadda sottolinea anche l’ingiustizia che sta alla base della legge che “introduce l’obbligo della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per i lavoratori frontalieri”, la quale è rivolta esclusivamente a coloro che provengono dall’Italia.
Non mitiga di certo gli animi Norman Gobbi, esponente della Lega dei Ticinesi e membro del Governo del Canton Ticino, il quale alla richiesta di spiegazioni del Corriere della Sera risponde che “non è una norma che colpisce solo gli italiani ma chiunque venga a lavorare qui proveniente dall’Italia, indipendentemente dalla nazionalità” e che non viene applicata a chi proviene da Francia o Germania “perché in quei Paesi non esistono le organizzazioni criminali presenti in Italia”.

Barbara Venneri on twitter
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