The “pink noise”: come i suoni aiutano la memoria e il funzionamento del sistema nervoso

Il sistema uditivo è forse uno tra i più complessi e finemente regolati meccanismi esistenti nel corpo umano: basta pensare che la catena degli ossicini presente nell’orecchio medio e adibita all’amplificazione del suono, misura quasi come la lunghezza di un’unghia. I recenti studi hanno però dimostrato che i suoni che percepiamo non solo avrebbero una funzione sociale, permettendo il nostro inserimento in scambi comunicativi o mettendoci in guardia dai pericoli ma le vibrazioni provocate da essi a varie frequenze e varie intensità sarebbero anche in grado di apportare notevoli benefici a livello emotivo e fisico, persino in quei casi in cui noi non ci accorgiamo nemmeno della loro presenza.

L’orecchio umano infatti, nonostante avverta un’ampia gamma di frequenze (numero di oscillazioni in un secondo dell’onda sonora) che vanno dai 20 ai 20.000 Hz, non è in grado di percepire, a differenza di alcuni animali, frequenze che si collocano esternamente a questo range. Il funzionamento del sistema uditivo è infatti basato sulla presenza di cellule cigliate (presenti nel dotto cocleare dell’orecchio interno) che, muovendosi “a ritmo di musica”, sono in grado di tradurre il segnale fisico in elettrico unicamente per le onde sonore in ingresso caratterizzate da frequenza udibile. L’impulso elettrico, così generato, viaggia poi attraverso la complessa rete del sistema nervoso, fino a raggiungere la corteccia uditiva, luogo in cui viene rielaborato ed “etichettato” con un preciso significato.

È proprio sull’effetto che il suono genera a livello del sistema nervoso centrale che si sono concentrati i ricercatori della North Western University a Chicago, di cui fa parte anche l’italiano Giovanni Santostasi. Era già noto infatti come alcune frequenze o melodie fossero in grado di scatenare reazioni di piacere indotte dal rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore che viene associato anche a stimolazioni come il cibo, il sesso e le droghe;

la scoperta rivoluzionaria è legata al fatto che alcuni suoni, in particolare il cosiddetto “rumore rosa” sarebbero in grado di potenziare la memoria se ascoltati come sottofondo a momenti di sonno o relax.

Secondo il team di ricercatori infatti il “pink noise”, un particolare tipo di rumore in cui le componenti a bassa frequenza hanno potenza maggiore (come il continuo infrangersi delle onde contro gli scogli) sarebbe in grado di aumentare la fase del sonno profondo, momento del riposo strettamente correlato al consolidamento dei ricordi. Lo studio, pubblicato dalla rivista Frontiers in Human Neuroscience, avanzerebbe anche l’ipotesi di una stretta connessione tra sonno e memoria dimostrando come, negli individui anziani, i ricordi affievoliti sarebbero da imputare ad una riduzione delle ore di sonno profondo, tipica dell’avanzare dell’età. 

L’ascolto di melodie e di suoni con frequenze più disparate avrebbe inoltre non solo un impatto benefico sulla nostra memoria, come nel caso dell’effetto del rumore rosa, ma pattern musicali diversi tra loro produrrebbero anche piccole alterazioni di temperatura corporea, dell’atto respiratorio e minime variazioni del battito cardiaco (motivo per il quale in discoteca, quando la musica è ad alto volume, si avverte la sensazione di sincronizzazione tra battiti cardiaci e ritmo musicale).

Se alcuni suoni sono associati a sensazioni di benessere, ve ne sono altri in grado di causare un estremo fastidio, tanto da risultare quasi insopportabili: il malessere causato da rumori come lo sfregamento delle unghie su una lavagna, il ticchettio dell’acqua del rubinetto non chiuso correttamente, il cigolio della porta o l’incessante russare del proprio partner, avrebbe anch’esso una spiegazione riconducibile al funzionamento del sistema nervoso. Infatti, secondo i ricercatori della Newcastle University, nel Regno Unito, questo fenomeno noto come “misofonia”, sarebbe da imputare ad un eccessivo sovraccarico della zona del cervello che elabora le emozioni.

Tutte queste considerazioni fanno comprendere come la musicoterapia e la terapia basata sugli ultrasuoni siano davvero nuove e valide frontiere della medicina, in particolar modo per quelle malattie che coinvolgono in modo diretto o indiretto il sistema nervoso. La musica e i suoni infatti, fin da quando siamo bambini, fanno da sfondo alla quotidianità e certamente non è un caso se i migliori momenti, le vacanze estive, o gli attimi di relax siano accompagnati da un brano che, se rievocato, è in grado di far rivivere le stesse emozioni anche a distanza di tempo.

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