Alien: Covenant e la sessualità nelle opere di Hans Ruedi Giger

Giorgio Longhi

In occasione del nuovo film Alien: Covenant di Ridley Scott si sono riaccesi i riflettori sulla creatura più iconografica del cinema: Alien, che a voler esser pignoli si chiamerebbe “Xenomorfo” (dal greco, “Forma straniera”).

È una pandemia: su internet, oltre alle recensioni dei critici, abbondano commenti e teorie di fan della saga. In televisione viene riproposto il ciclo completo dei prequel. Come se non bastasse, nelle librerie ci si imbatte in qualche Alien assai bavoso (questi esseri salivano più dei cani di Pavlov ), nella zona dei fumetti o in un piccolo angolino dedicato. Per farla breve, è scoppiata una nuova “febbre per lo Xenomorfo”.

Una particolarità dello Xenomorfo risiede nella profonda connessione tra sesso ed orrore, che caratterizza il ciclo vitale di questa creatura malefica.

Prima del 1979, quando il capostipite della fortunata serie è arrivato nelle sale, il pubblico non aveva mai assistito a qualcosa di simile: il misterioso sviluppo di un ciclo vitale perverso che porta alla nascita di un famigerato bestione. Il ciclo è semplice: in un primo momento da un uovo alieno salta fuori un Facehugger, un essere somigliante ad un incrocio tra una mano ed un ragno che inocula un embrione dentro il corpo umano. L’embrione, noto come Chestbugger (che tradotto suona un po’ come “Spaccapetto”, ma a dirla tutta esce dallo stomaco), dopo un periodo d’incubazione perfora il corpo dell’ospite dall’interno per poi darsela a gambe levate. Ancora piuttosto inerme, vive un’adolescenza di dodici ore per poi trasformarsi definitivamente in uno Xenomorfo adulto.

Ogni aspetto di questo ciclo vitale può richiamare in qualche maniera la sessualità, a cominciare dal modo in cui viene iniettato l’embrione in corpo. Inserito tramite una specie di tubo vagamente fallico, questa fase di inoculazione richiama molto esplicitamente la fellatio e rende la donna una mera incubatrice del feto alieno (il facehugger deposita un embrione detto Chestburster nella gola dell’ospite che, dopo un breve periodo, emerge violentemente dal torace dell’ospite, ndr) Vista in questo modo sembra un circolo di una gravidanza dell’orrore.

Questo aspetto della gravidanza che evoca terrore è un topos che ricorre in vari film ispirati alla saga di Alien. Proprio recentemente il film Alien: Prometheus, di cui è regista lo stesso Ridley Scott, rende palese quest’aspetto della gestazione di un mostro extraterrestre con il personaggio di Elizabeth Shaw che, dopo un rapporto sessuale con il suo partner, infettato da un agente alieno aggressivo, diventerà a sua insaputa un recipiente passivo di una creatura. Dopo una serie di strane contrazioni, la donna scoprirà con sgomento di portare in grembo un feto misterioso che si sta agitando più del dovuto. Presa dal panico, Elizabeth si precipita in infermeria per rimuovere l’embrione e riuscirà ad estrarlo solo dopo un’angosciante scena dove la protagonista si fa tagliare, dilatare e ricucire il ventre da una “cabina chirurgica”. Il fatto che sullo schermo sia mostrata una donna incinta che abortisce supporta un’interpretazione dello Xenomorfo come creatura sessuale.

In tutti i film di Alien, uno sguardo “pornografico”, focalizzato su immagini dettagliate con un’attenzione morbosa, emerge quando spunta fuori il Chestbugger, il corrispondente del preadolescente per lo sviluppo di uno Xenomorfo. Infatti, che si lanci fuori dalla pancia, dalla schiena o dalla gola, il momento in cui la creatura si apre un varco tra ossa, muscoli e nervi vari è sempre oggetto di grande attenzione. Più che di una pratica erotica, si tratta di rituale che ha come scopo l’entrata in scena del terribile essere alieno.

Per quanto questa lettura “erotica” della saga possa sembrare una forzatura, la sessualità è un tema ricorrente nelle opere di  Hans Ruedi Giger, l’artista svizzero che ha creato lo Xenomorfo come lo conosciamo.

Giger, infatti, predilige rappresentazioni mortifere e sessuali che si fondono tra loro creando un senso profondo d’angoscia. Ne sono un esempio le sue opere Penis Landscape e Erotomechanics, dalle quali si può constatare perché lo Xenomorfo abbia una connotazione che si barcamena tra il genere horror ed erotico.

Se si scrive “Alien original concept” su Google immagini noterete come lo Xenomorfo fosse più sessualizzato di quanto non sia adesso: il Facehugger sembra avere una bocca molto simile ad una vulva, mentre Chestbugger e il cranio dello Xenomorfo sono decisamente fallici.

Lo Xenomorfo è una creatura bizzarra, in cui molti vedono il riflesso di paure diverse, tra cui anche un’incontestabile paura sessuale mista al terrore dell’irreversibilità di un processo che è destinato a distruggere l’individuo.

Forse, nella creatura di Giger non troveremo solo un’icona cinematografica ma anche un emblema delle nostre paure.

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